Andrea Palmas – Il ragazzo dei perché

Andrea Palmas, Consulente finanziario per Professionisti e Manager
Andrea Palmas, Consulente finanziario per Professionisti e Manager

 

C’è un pezzo di terra in Sardegna che Andrea Palmas sta cercando di ricomprare.
È il terreno che per anni ha coltivato insieme ai suoi genitori. Quello dove raccoglieva le olive, seguiva l’orto, imparava a riconoscere la qualità della terra e il valore dell’attesa. Quello dove ha capito che alcune cose non possono essere accelerate. Possono soltanto essere accompagnate.

Oggi Andrea vive e lavora a Cagliari. Gestisce patrimoni, costruisce piani finanziari per imprenditori, professionisti e manager, segue clienti in tutta Italia e in Europa. Indossa la giacca e la cravatta quasi ogni giorno. Eppure, quando gli si chiede chi sia, la risposta non ha nulla a che fare con la finanza.

«Un ragazzo di campagna in giacca e cravatta.»

Dentro quella definizione c’è gran parte della sua storia. C’è la Sardegna e c’è il Vaticano. Ci sono i trattori e i mercati finanziari. La fisica e l’economia. Le olive e gli algoritmi.

Mondi che a prima vista sembrano lontanissimi e che invece, osservando meglio, hanno sempre convissuto dentro la stessa persona.

«A volte ho l’impressione di aver vissuto tante vite», racconta.

Forse perché fin da bambino Andrea è stato guidato da una curiosità difficile da contenere. Era il ragazzo dei perché. Perché succede questo? Perché funziona così? Perché alcune cose vanno in una direzione e altre in quella opposta?

Non gli è mai bastato sapere che qualcosa accadeva. Voleva capire cosa ci fosse dietro. Una caratteristica che negli anni lo ha portato ad appassionarsi alla fisica. Non tanto per le formule o i calcoli. Quanto per il modo di ragionare che richiede. La possibilità di osservare un fenomeno complesso e trovare un ordine dove gli altri vedono soltanto confusione.

Molto tempo dopo si accorgerà che è esattamente ciò che cerca di fare ogni giorno nel proprio lavoro. Ma prima c’è un’altra storia. La storia di un ragazzino sardo che a undici anni si ritrova a vivere in Vaticano.

Succede quasi per caso. I suoi genitori non sono soddisfatti della scuola che frequenta. Un giorno leggono su una rivista cattolica dell’esistenza del Preseminario San Pio X e decidono di tentare quella strada.

Andrea accetta con entusiasmo. L’idea di lasciare casa gli sembra un’avventura. La realtà lo aspetta qualche mese dopo.
Ricorda ancora il momento in cui sale le scale del palazzo accanto a Santa Marta dove avrebbe vissuto. Ricorda l’emozione della partenza, e ricorda soprattutto il momento in cui vede i suoi genitori andarsene.

In quell’istante capisce che sta davvero restando da solo. Per settimane la nostalgia diventa quasi insopportabile. Vorrebbe tornare a casa. Chiama spesso la famiglia. Conta i giorni. Poi qualcosa cambia.

Quelli che sembravano destinati a essere gli anni più difficili della sua adolescenza diventano una delle esperienze più formative della sua vita.

È il periodo del Giubileo del 2000. Nei corridoi e nei giardini vaticani incontra persone provenienti da ogni parte d’Italia. Costruisce amicizie che dureranno nel tempo. Conversa con cardinali che lo stimolano a ragionare su storia, filosofia e attualità. Impara a confrontarsi con realtà lontanissime dalla sua.

Anni dopo, quando ripensa a quell’esperienza, torna spesso con la mente a una riflessione di Steve Jobs. Non quella più famosa. Non “Stay hungry, stay foolish”. Un’altra. Quella secondo cui i puntini si uniscono soltanto guardando indietro.

Perché a undici anni non poteva sapere che quei mesi trascorsi lontano dalla Sardegna avrebbero contribuito a costruire la persona che sarebbe diventato. Così come non poteva immaginare che il suo futuro sarebbe stato nella finanza. Anche quella, in fondo, è una storia nata quasi per caso.

Tutto comincia con una piccola eredità. Poco più di settemila euro. È uno studente universitario di economia e decide di investirli.

Convinto di avere già gli strumenti per orientarsi, inizia a incontrare consulenti e impiegati di banca. Fa domande. Molte domande. Le stesse che lo accompagnano da sempre. Spesso però riceve risposte standard. Confezionate.

Una scena gli resta impressa nella memoria. Un consulente gli propone un prodotto spiegandogli che poco prima ne aveva acquistato centomila euro una signora molto più anziana di lui.

Andrea ha poco più di vent’anni. La sua reazione è immediata. Come può avere bisogno della stessa identica soluzione di una persona che si trova in una fase completamente diversa della vita?

È una domanda semplice. Eppure quella domanda cambia tutto. Perché inizia a intuire che il problema non è il prodotto. Il problema è partire dal prodotto invece che dalla persona.

Continua il suo percorso. In uno di quegli incontri riceve una proposta di lavoro in ambito assicurativo. Accetta. E il primo giorno coincide con una data che chiunque lavori nella finanza ricorda perfettamente.

15 settembre 2008.
La mattina inizia la formazione. Poche ore dopo fallisce Lehman Brothers. Il sistema finanziario mondiale entra in una delle crisi più profonde della sua storia.

Andrea sorride quando racconta questa coincidenza. Eppure c’è qualcosa di simbolico in quel passaggio. Entra in questo mestiere nel momento in cui le certezze crollano. Da allora gran parte del suo lavoro consiste nell’aiutare le persone a convivere con l’incertezza.

Perché una delle cose che ha imparato studiando fisica è che il controllo assoluto non esiste. Esistono probabilità. Scelte. Compromessi. Direzioni.

Quando incontra un cliente non parte quasi mai dai mercati finanziari. Parte dalla vita. Da ciò che quella persona desidera costruire. Dalle sue paure. Dalle sue priorità. Dai suoi obiettivi.

Vuole capire se sogna una pensione anticipata, se desidera garantire un futuro ai figli, se cerca maggiore serenità o semplicemente più libertà nelle proprie scelte. Solo dopo arriva la finanza. Perché per Andrea il denaro è uno strumento. Mai il punto di partenza.

Dietro questa apparente semplicità c’è una quantità enorme di studio. Fisica. Economia. Mercati. Comportamenti umani. Ma il suo obiettivo non è mostrare quanto sia complesso ciò che conosce. È l’opposto. Tradurre la complessità in qualcosa che le persone possano comprendere davvero. Rendere accessibile ciò che spesso viene raccontato come incomprensibile.

È proprio qui che si incontrano tutte le sue vite. Il ragazzo cresciuto in campagna. Lo studente del Vaticano. L’appassionato di fisica. Il consulente finanziario.

Tutti, in fondo, stanno cercando la stessa cosa. Capire cosa c’è dietro le cose. Capire perché accadono. Capire quali conseguenze producono.

E mentre continua a lavorare dalla Sardegna, affacciato sul mare di Cagliari, una parte di lui continua a guardare nella direzione opposta. Verso l’interno. Verso la campagna. Verso quel terreno che apparteneva alla madre e che sogna di riportare in famiglia.

Negli ultimi anni ha iniziato a muoversi per riuscirci. Vorrebbe tornare a coltivare la terra. Piantare verdure. Prendersi cura degli alberi. Ritrovare quei gesti che hanno accompagnato la sua infanzia. Non per nostalgia. Piuttosto per coerenza.

Perché ci sono luoghi che continuano a vivere dentro di noi anche quando la vita ci porta lontano. Il punto non è mai stato scegliere tra il ragazzo di campagna e l’uomo in giacca e cravatta. Tra la terra e la finanza. Tra le origini e il futuro.

Forse la vera storia di Andrea Palmas è quella di qualcuno che ha imparato a tenere insieme mondi diversi senza rinunciare a nessuno di essi. Continuando, ancora oggi, a farsi la stessa domanda che lo accompagna da sempre. “Perché?”

#ToBeContinued
Andrea Bettini