Francesco Musardo – La vita che riparte dalle radici

Francesco Musardo, CEO & Co-Founder di Radica
Francesco Musardo, CEO & Co-Founder di Radica

 

A trentasette anni, la sua vita si ferma. Da lì, riparte.

Francesco Musardo parte dal Salento. Poi Parigi, Londra. E infine la finanza, quella più strutturata, esigente. Guernsey, nel Canale della Manica, dove entra nel mondo fiduciario: gestione di trust, patrimoni, responsabilità. Un lavoro preciso, riconosciuto, ma anche ad alta pressione.

Era una traiettoria ben definita. Di quelle che, viste da fuori, sembrano funzionare. Poi il corpo ha iniziato a parlare. E questa volta non era un segnale da interpretare, ma un limite.

Una malattia importante. Un arresto che non lascia alternative. E una domanda che non può più essere rimandata: è davvero questo il posto in cui devo stare?

È lì che torna in Puglia. Non per ripartire. Ma per stare. Prendersi cura di sé. Capire. Rimettere insieme ciò che c’era. È in quel passaggio che qualcosa cambia direzione.

Intorno a lui, gli ulivi non sono più gli stessi. La Xylella ha attraversato il Salento lasciando dietro di sé milioni di alberi secchi. Un paesaggio intero trasformato. Non solo agricolo. Identitario. Per chi è cresciuto lì, non è solo una crisi ambientale. È qualcosa di più profondo.

Francesco osserva. Studia. Si chiede cosa si possa fare. All’inizio non c’è un’impresa. C’è un problema da affrontare. Insieme a Cosimo Mazzotta, prova a immaginare una prima risposta. Qualcosa che possa sostenere gli agricoltori, aiutare quegli alberi, attivare nuove forme di valore. Un’intuizione ancora fragile. Ma già nella direzione giusta.

Il primo passo si chiama Alberami. Un progetto per sostenere gli agricoltori e riportare equilibrio a un ecosistema che lo stava perdendo. Poi, osservando da vicino i campi, studiando, confrontandosi con agronomi, emerge qualcosa di più radicale. Non è solo una questione di alberi. È una questione di suolo.

La differenza non sta nella presenza degli alberi, ma in come vengono gestiti. Un terreno può diventare una risorsa capace di assorbire CO₂. Oppure una fonte di emissione. È lì che il progetto cambia scala.

Nasce Radica. Non solo un’idea legata alla terra. Ma un’infrastruttura. Un modello pensato per il Mediterraneo, dove oliveti, vigneti e frutteti non sono solo produzione, ma paesaggio e identità. Una piattaforma che prova a rendere possibile qualcosa di complesso: trasformare le pratiche agricole e le informazioni che ne derivano in valore economico, costruendo un sistema capace di misurare, verificare e rendere utilizzabili quei dati su larga scala.

Il meccanismo, nella teoria, è chiaro. Nella realtà, molto meno. Si chiede agli agricoltori di cambiare modo di lavorare. Ridurre le lavorazioni, adottare pratiche più sostenibili, restituire vita al suolo. In cambio, si genera un valore: un reddito addizionale legato ai crediti di carbonio.

Ma prima ancora dei numeri, c’è qualcosa di più delicato. La fiducia. Ogni agricoltore che entra nel programma prende un impegno, e Francesco prende un impegno con lui.

Un impegno che si concretizza dopo mesi, a volte anni. Convincere qualcuno oggi che quel cambiamento avrà un ritorno domani. E poi mantenere quella promessa.

Oggi Radica coinvolge circa 650 agricoltori tra Italia e Spagna, su oltre 20.000 ettari, con migliaia di tonnellate di carbonio già misurate e certificate. Un sistema che tiene insieme tecnologia, agronomia, finanza e territorio. Un sistema che integra dati satellitari, informazioni raccolte nei campi, modelli agronomici. Non per raccontare la sostenibilità, ma per dimostrarla. Ma la sfida vera è un’altra. Il mercato.

Perché Radica si muove su due livelli: da un lato i crediti di carbonio, dall’altro la possibilità per le aziende agroalimentari di ridurre direttamente l’impatto delle proprie filiere. Due strade diverse, che portano allo stesso punto: rendere misurabile ciò che fino a ieri non lo era.

Creare crediti di alta qualità non basta. Serve una domanda in grado di sostenerli nel tempo. E serve soprattutto essere in grado di rispettare gli impegni presi oggi con chi ha scelto di cambiare. È un passaggio continuo. Tra ciò che è già stato costruito e ciò che deve ancora esistere.

Se gli si chiede cosa è cambiato davvero dal 2020 a oggi, Francesco non parte dall’azienda. Parte da sé. Parla di una vita completamente diversa. Di un lavoro che non sembra lavoro. Di un’energia che prima non c’era. La chiama “la vita numero tre”.
La prima è quella delle partenze. La seconda quella della costruzione. La terza è quella che nasce quando tutto si interrompe. E che, proprio per questo, può essere scelta.

C’è un dettaglio che racconta tutto. Il nome. Alberami guardava agli alberi. Radica guarda a ciò che non si vede. Alle radici. Al suolo. A ciò che tiene in piedi tutto il resto.

Perché solo quando qualcosa è davvero radicato, può crescere. È proprio questo il punto. Non si tratta solo di innovare l’agricoltura. O di costruire un nuovo mercato. Si tratta di ritrovare un equilibrio. Tra ciò che spinge avanti e ciò che tiene ancorati.

#ToBeContinued
Andrea Bettini