Rossella Spatola – Il quadernetto delle idee

 

Rossella Spatola, founder di Teorema Mediterraneo & La Villa Delle Spezie
Rossella Spatola, founder di Teorema Mediterraneo & La Villa Delle Spezie

 

Rossella Spatola aveva un quadernetto delle idee.
Lo teneva già ai tempi del liceo e dentro ci finiva tutto quello che avrebbe voluto fare. Progetti, intuizioni, possibilità. Alcune parecchio fantasiose.

«Ero la donna dei progetti.»

In fondo, lo è ancora. Solo che nel frattempo ha dovuto imparare che tra un’idea e la sua realizzazione esiste uno spazio fatto di numeri, procedure, persone, tempi, imprevisti. Tutte cose che, per molto tempo, non le sono appartenute.

Rossella non ha mai avuto particolare dimestichezza con la linearità. A vent’anni studia Comunicazione d’impresa, ma contemporaneamente frequenta corsi di ogni genere. Decoupage, imprenditoria e molto altro. Vuole conoscere, sperimentare, capire. Soprattutto, vuole muoversi.

Tra i venticinque e i trentacinque anni vive fuori, tra America, Brasile, Dublino e Spagna. Quando torna a casa, spesso è soltanto per ripartire. Una fiera, un viaggio, un nuovo progetto.

Cambia undici o dodici case.

Gli affetti restano: la famiglia, le amiche di sempre. Intorno, invece, tutto può cambiare.

«Ero ossessionata dalle nuove esperienze.»

A tenerla in movimento sembra esserci una specie di fame. Il mondo è grande, pensa, le cose da imparare troppe per accontentarsi di una sola.

Anche il lavoro segue lo stesso andamento.

C’è l’azienda agroalimentare della famiglia materna, che rimane a lungo il suo punto di riferimento. Rossella cresce respirandone il mondo, frequenta fiere, segue clienti, si appassiona all’export. Ma intanto apre un negozio e lo chiude. Apre un ristorante a Roma e lo chiude. A San Paolo crea una piattaforma per importare prodotti alimentari italiani. Lavora per altre aziende.

Parte, torna, ricomincia.

La sensazione è che ogni esperienza contenga qualcosa da prendere prima di passare alla successiva. Finché muoversi diventa impossibile.

Prima della pandemia Rossella comincia ad avere attacchi di panico. Lei che ha attraversato aeroporti e Paesi arriva a non riuscire più a prendere un treno. Pochi mesi dopo il mondo intero si ferma.

Rossella attribuisce a quella coincidenza un significato molto personale, legato anche alla fede che diventerà sempre più importante nella sua vita. Come se qualcuno, racconta, le avesse suggerito che era arrivato il momento di smettere di correre.

La donna abituata a cercare continuamente qualcosa fuori comincia allora a guardare altrove. Dentro.

Legge. Studia la mente, la psiche, le religioni. Si riavvicina alla Chiesa. Cerca il contatto con la natura. Prova a comprendere le ragioni di quell’irrequietezza che per anni l’ha spinta verso il prossimo viaggio, la prossima casa, il prossimo progetto.

«Non potevo viaggiare fuori ma ho viaggiato dentro.»

È una fermata che finisce per rimettere molte cose in movimento. Anche l’impresa.

Teorema Mediterraneo esiste già. Rossella l’ha fondata nel 2015, inizialmente insieme a un medico nutrizionista, quasi come un’attività parallela legata alla dieta mediterranea. Il suo centro professionale, però, è ancora altrove.

Poi arriva un passaggio generazionale nell’azienda di famiglia che lei stessa definisce controverso.

Questa volta Rossella sceglie. Si fa liquidare e decide di costruire qualcosa di proprio.

Nel gennaio del 2022 entra in un capannone a Nocera Superiore. Seicento metri quadrati all’interno, mille all’esterno. Praticamente vuoto. Manca persino l’impianto elettrico.

Lei e due ragazze cominciano a lavorare dentro alcuni container mentre intorno gli operai sistemano gli spazi. È lì che Teorema smette di essere un progetto laterale e diventa il centro della sua vita professionale.

L’azienda parte dall’essiccazione delle verdure. Da quelle materie prime nascono ingredienti e preparazioni pensati per conservare i sapori e renderli semplici da utilizzare: risotti, condimenti disidratati per primi piatti, pasta con il condimento, erbe aromatiche italiane. Nel catalogo entrano anche l’origano siciliano e il peperoncino calabrese.

Per Rossella, però, costruire un’impresa significa imparare soprattutto quello che non sa fare.

È cresciuta in una famiglia che non le ha fatto mancare nulla. Ammette senza difficoltà di avere avuto per molto tempo poca confidenza con gli aspetti economici e amministrativi. Suo padre, direttore di banca, era l’esatto contrario: rigoroso, ordinato, preciso.

Adesso tocca a lei imparare. Orari. Conti. Organizzazione. Procedure. Produzione.

La ragazza che cambiava continuamente casa deve diventare abitudinaria. La donna insofferente agli schemi deve costruirli.

Per Rossella è un cambiamento profondo, che le richiede di confrontarsi con aspetti del proprio carattere ai quali, fino a quel momento, aveva lasciato poco spazio. Non prova ad addolcire la trasformazione. La racconta quasi con stupore. Oggi si scopre organizzata, metodica, perfino troppo schematica rispetto alla persona che ricorda di essere stata e si domanda dove sia finita quella ragazza.

La risposta, probabilmente, arriva entrando in produzione.

Rossella continua ad avere idee. Molte. Troppe rispetto alla capacità di un’azienda di trasformarle immediatamente in prodotti.

Immagina nuove linee, arriva con un packaging, vorrebbe cominciare subito. Dall’altra parte trova chi deve calcolare persone, macchinari, tempi.

La sua battuta ai collaboratori è diventata: «Voi mi tarpate le ali.»

Loro devono far funzionare ciò che esiste. Lei è già tre anni avanti.

È qui che la creatività incontra il mestiere dell’imprenditrice. Rossella ha dovuto capire che un’intuizione ha bisogno di qualcuno che la trasformi in un processo. Ha imparato a circondarsi di consulenti proprio riconoscendo le proprie lacune.

«Ci sono cose che non so fare.»

Per una persona che si definisce anche un po’ presuntuosa, ammetterlo è stato un esercizio importante.

Oggi considera l’essere imprenditrice qualcosa che supera il lavoro.

«È uno stile di vita.»

Perché il pensiero dell’azienda continua anche fuori dal capannone, e perché attorno a un’impresa gravitano collaboratori, fornitori, famiglie, banche. Persone nei confronti delle quali sente una responsabilità.

Nel frattempo, un altro pezzo della sua storia ha continuato a crescere qualche centinaio di chilometri più a sud. La Sicilia.
Rossella è per metà siciliana e quella terra è rimasta uno dei pochi punti fermi dentro una vita trascorsa a cambiare luoghi.

Tra Marzamemi e Noto alcune proprietà sono diventate strutture dedicate all’ospitalità. Il progetto si chiama La Villa delle Spezie. Gli appartamenti portano nomi come Cannella, Zenzero, Rosmarino, Vaniglia. Anche qui il filo torna al cibo.

Rossella immagina di continuare a far crescere questa forma di ospitalità, aggiungendo altre strutture e magari arrivando a Catania. Un modo per tenere insieme due mondi che nella sua vita sembrano continuare a cercarsi: il viaggio e la terra.

Teorema, intanto, continua ad accendere il vecchio quadernetto delle idee. Rossella immagina persino una catena di negozi molto tecnologici. Il primo lo aprirebbe a Roma, città che conosce e considera un banco di prova interessante.

Poi guarda la produzione, gli ordini da evadere, le persone necessarie e torna sulla terra. Quella vera.

Negli anni la sua famiglia ha venduto alcuni terreni. Quelli rimasti, dice, non vuole più venderli. È convinta che in futuro la terra avrà un valore sempre maggiore.

È curioso ascoltarla dopo aver attraversato la sua storia. Per buona parte della vita Rossella ha cercato altrove. Altri Paesi, altre case, altri lavori, altre esperienze. Oggi vuole custodire della terra. E in mezzo a tutto questo è arrivato Giampiero.

Durante la conversazione compare improvvisamente. Ha quasi un anno. Rossella interrompe per qualche istante quello che sta raccontando, lo prende, gli dà un bacio, lo presenta e poi torna all’impresa. Una piccola scena che contiene molto della sua vita di oggi.

Essere madre ha aggiunto un’identità alle molte che prova a tenere insieme. Tanto che da qualche tempo Rossella si pone una domanda che non riguarda fatturati, mercati o nuovi prodotti. Riguarda lei.

«Non riesco più a capire dove finisco io e dove inizia l’impresa.»

Per cercare una risposta torna a guardare vecchie fotografie, rilegge messaggi, prova a ricordare chi fosse prima di diventare imprenditrice e poi madre.

Ha imparato a fare i conti. A rispettare gli orari. A costruire procedure. A fermarsi abbastanza a lungo perché un’idea possa diventare qualcosa. Senza però smettere di immaginare quella successiva.

Perché il quadernetto delle idee, continua a rimanere aperto.

#ToBeContinued
Andrea Bettini