
La prima storia che Santina Giannone ricorda non l’ha letta su un libro. L’ha ascoltata.
Arrivava dalla voce di suo padre, che per lavoro viveva nel Nord Italia mentre lei cresceva in un piccolo paese della provincia di Siracusa. Per accorciare quella distanza registrava su alcune cassette le favole di Esopo. La volpe e l’uva. La cicala e la formica. Ogni racconto era un modo per essere presente anche da lontano.
Quelle cassette fanno qualcosa che Santina comprenderà molti anni dopo. Le insegnano che una storia può costruire una relazione.
Poi arrivano i libri. L’estate siciliana è torrida. Il punto più fresco della casa è una scala. Lei si siede lì, un volume dopo l’altro, grazie alla tessera della biblioteca che il padre le aveva fatto quando era ancora bambina. Legge senza misura.
Ogni libro allarga il confine del mondo. Cresce in una cittadina di poco più di ventimila abitanti. Eppure, pagina dopo pagina, scopre che esistono luoghi, persone e possibilità che ancora non conosce. Nasce così una curiosità destinata a non esaurirsi più.
Per molto tempo pensa che il suo futuro sarà in una scuola. Vorrebbe insegnare. Solo più tardi capirà che ciò che la affascinava davvero non era la cattedra. Era la possibilità di cambiare, anche solo in parte, il modo in cui qualcuno guarda il mondo. Alcuni professori continuano a vivere dentro di noi molto tempo dopo l’ultima lezione. Lei desiderava diventare una di quelle persone.
La strada, però, prende una direzione diversa.
Un giornale locale le propone di scrivere alcuni articoli. Accetta. Comincia a frequentare piazze, uffici pubblici, eventi culturali, amministratori, imprenditori. Intervista persone molto diverse tra loro. Osserva. Ascolta.
A poco a poco comprende che scrivere significa soprattutto entrare nelle vite degli altri con rispetto. Il giornalismo le insegna che ogni storia cambia quando si impara a fare la domanda giusta.
Poi arriva Milano.
Il Master al Sole 24 Ore sulle Media Relations le apre una prospettiva nuova. È il 2009. Per chi lavora nella comunicazione, il capoluogo lombardo è il luogo in cui tutto sembra accadere per primo. Tornando in Sicilia porta con sé una convinzione semplice: se quel futuro deve ancora arrivare, vale la pena prepararsi prima.
Invece di inseguire il luogo dove tutto sembra già possibile, sceglie di costruire competenze dove ancora sembrano rare.
Nel frattempo continua a studiare. Alla laurea in Lettere classiche aggiunge un dottorato in Scienze Cognitive. È un passaggio che, racconta, comprenderà davvero soltanto dopo averlo concluso. Non cambia soltanto ciò che sa. Cambia il modo in cui osserva.
Le relazioni, il potere, i comportamenti collettivi, la leadership, perfino i conflitti iniziano ad apparirle come sistemi complessi, attraversati da dinamiche profonde che spesso sfuggono allo sguardo immediato.
Da allora ha imparato che le parole raccontano sempre una parte della storia. Il resto abita nei comportamenti, nelle gerarchie, nelle relazioni, nei silenzi.
Nel 2017 nasce Reputation Lab. Non come un’agenzia costruita attorno ai servizi. Piuttosto come un luogo in cui aiutare imprenditori, manager e organizzazioni a comprendere che la reputazione non coincide con l’immagine. Nasce molto prima. Nasce dalla qualità delle relazioni che si costruiscono ogni giorno.
Alla radice di Reputation Lab c’è un’idea che Santina ripete spesso. «Lasciare una traccia.»
Non parla di dimensioni. Non parla di fatturato. Parla delle persone che incontri. Dei giovani a cui offri un’opportunità. Del territorio in cui vivi. Della possibilità di creare qualcosa che continui ad avere valore anche oltre chi l’ha iniziato.
È un’idea di impresa profondamente educativa. Forse perché, in fondo, quella bambina che sognava di insegnare non è mai scomparsa.
Oggi Reputation Lab ha sede a Siracusa. Lavora con aziende di tutta Italia. Alcuni collaboratori hanno scelto di trasferirsi nel Sud per farne parte. È uno dei risultati di cui Santina parla con maggiore soddisfazione.
Per anni si è sentita ripetere la stessa frase. «Se fossi nata a Milano…». Lei ha deciso di non completarla mai. Ha preferito trasformarla in una domanda. È davvero impossibile costruire un’impresa innovativa partendo da Siracusa?
Ogni passo compiuto negli ultimi anni rappresenta una risposta. La crescita, però, non segue mai una linea retta.
Durante la pandemia Reputation Lab perde in pochi giorni gran parte del proprio fatturato. Per molti sarebbe stata soprattutto una crisi. Per lei diventa anche un momento di verità. Per la prima volta smette di lavorare soltanto dentro l’azienda e inizia a lavorare sull’azienda.
Rivede l’organizzazione. Ripensa la leadership. Impara che guidare persone richiede qualcosa di diverso dalla buona volontà. Servono processi. Servono confini. Serve la disponibilità a mettere continuamente in discussione anche sé stessi.
Lo stesso esercizio lo vive ogni giorno nella dimensione più personale. Essere madre. Sua figlia cresce insieme all’azienda. Le due esperienze finiscono per assomigliarsi molto più di quanto immaginasse. Entrambe le insegnano che le relazioni chiedono presenza, ascolto, limiti, responsabilità.E soprattutto chiedono un lavoro continuo sulla propria interiorità.
È un’espressione che ritorna spesso nelle sue parole. Lavorare su sé stessi. Non come pratica individuale. Come responsabilità verso gli altri.
Per questo, quando parla di leadership, evita formule ad effetto. Preferisce una parola molto meno appariscente. Equilibrio. Perché serve equilibrio per prendere decisioni difficili. Equilibrio per affrontare il cambiamento. Equilibrio per esercitare il coraggio senza trasformarlo in impulsività. Equilibrio per guidare persone che, ogni giorno, affidano una parte del proprio tempo e delle proprie aspettative a un progetto comune.
Da maggio 2026 è la più giovane Segretaria Generale di FERPI. Un incarico importante. Lo racconta, però, quasi con pudore. Più che il ruolo, la interessa ciò che quel ruolo le permette di imparare. Stare in relazione con centinaia di professionisti. Confrontarsi con punti di vista diversi. Continuare a studiare la materia che, in fondo, la incuriosisce da quando era bambina: le persone.
E tra tutte le relazioni che danno forma alla sua vita, ce n’è una che custodisce con particolare cura. Quella con sua figlia.
«Nessun successo, nessuna sconfitta, nessuna perdita raccontano interamente chi siamo. Dentro ciascuno di noi convivono molte possibilità. E finché continuiamo a riconoscerle, esiste sempre un nuovo cammino da intraprendere.»
In fondo, il segno più profondo che una persona può lasciare non coincide con ciò che dice di sé. Coincide con ciò che rende possibile nella vita degli altri.
#ToBeContinued
Andrea Bettini