Maria Flora Monini – Il posto che scegli

Maria Flora Monini, Direzione Comunicazione Immagine e Relazioni Esterne di Monini s.p.a.
Maria Flora Monini, Direzione Comunicazione Immagine e Relazioni Esterne di Monini s.p.a.

 

La televisione è accesa. Sullo schermo scorrono le ultime immagini di Carosello. Per Maria Flora Monini quello è un momento speciale. È l’unico programma che può vedere prima di andare a dormire.

Poco dopo sente aprirsi la porta di casa. È rientrato suo padre. Lei gli corre incontro.

«Papà, perché l’olio Monini non è a Carosello?»
Lui sorride. Probabilmente pensa alla curiosità di una bambina. Nessuno può immaginare che, molti anni dopo, proprio quella bambina avrebbe dedicato la propria vita a trovare il modo migliore per raccontare quell’azienda.

Maria Flora Monini nasce e cresce a Spoleto, tra gli ulivi e l’azienda fondata dal nonno Zefferino.

Portare quel cognome, però, durante l’infanzia pesa più di quanto sembri. La famiglia appartiene a un’altra epoca, in cui la responsabilità lavorativa ricadeva prevalentemente sugli uomini. Il nonno ha avuto quattro figli maschi. Quando arrivano le nipoti femmine spera ancora nell’erede destinato a proseguire la storia dell’impresa. Poi nasce finalmente il nipote maschio. Naturalmente viene chiamato come il nonno: Zefferino.

Senza che nessuno glielo dica apertamente, il futuro sembra già scritto. Lei osserva tutto. Le attenzioni riservate al fratello. Le aspettative.

Dentro di sé cresce una ribellione silenziosa. Il padre Giuseppe, scherzando, la chiama “la vipera”. Lei contesta, provoca, mette tutto in discussione. Solo molti anni dopo riuscirà a dare un nome a quel sentimento. Capirà che era gelosia. E così prende una decisione. In azienda non lavorerà mai.

Terminato il liceo classico lascia Spoleto.
Roma rappresenta tutto ciò che cerca: anonimato, libertà, la possibilità di costruire una vita che appartenga soltanto a lei. Si iscrive prima a Biologia, perché sogna di diventare medico. Cambia poi percorso e passa a Economia e Commercio.

Intanto scopre un’altra cosa. Per quanto grande possa essere una città, esiste un rumore che nessun luogo riesce a sostituire. È il silenzio della campagna.

Una mattina si sveglia. Al posto del canto degli uccelli sente soltanto clacson e sirene. Capisce che quella città, tanto desiderata, non è più il luogo in cui immagina il proprio futuro.

Il ritorno a Spoleto, però, non coincide con un ritorno immediato in azienda. È suo padre a trovarne la chiave. Le chiede una mano. Solo due giorni alla settimana. Maria Flora accetta. Comincia dalle attività più semplici. Uffici, banche, commissioni. Poi, poco alla volta, scopre che esiste uno spazio ancora inesplorato. L’estero.

Lo sceglie quasi d’istinto. Le piace conoscere persone, ascoltare culture diverse, vedere il mondo. C’è soltanto un dettaglio. Ha una paura enorme di volare. Ogni decollo diventa un piccolo esercizio di coraggio. Ogni atterraggio una liberazione. Eppure continua a partire. Giappone. Stati Uniti. Svizzera. Danimarca. Inghilterra. Viaggia senza sosta, costruisce relazioni, apre nuovi mercati e scopre quanto il mondo possa insegnare a guardare le cose da prospettive diverse.

In quegli stessi anni esiste un altro luogo che contribuisce a formarla. Il Festival dei Due Mondi.

Per molti ragazzi di Spoleto rappresenta un’occasione di lavoro estivo. Per Maria Flora diventa una scuola. Entra nell’ufficio stampa. Impara il rapporto con i giornalisti. Osserva artisti provenienti da ogni parte del mondo. Scopre il dietro le quinte della cultura. Soprattutto, comprende il valore delle storie. Molto prima che la parola storytelling entrasse nel linguaggio delle imprese.

Nel 1987 nasce la sua prima figlia. La maternità cambia le priorità. I continui viaggi all’estero non sono più compatibili con la vita che desidera costruire.

Proprio in quegli anni Monini attraversa una fase di trasformazione. L’ingresso di Findim introduce una nuova organizzazione dell’azienda.

Ogni area acquisisce una responsabilità precisa. Maria Flora alza la mano. La comunicazione. È il luogo che stava cercando da sempre.

Da allora raccontare Monini diventa il suo mestiere. O, forse, qualcosa di ancora più personale. Per lei comunicare non significa costruire un’immagine. Significa togliere distanza. Mostrare l’azienda esattamente per ciò che è. Una famiglia. Persone. Un modo di lavorare. Un modo di intendere la qualità.

La bambina che chiedeva perché Monini non fosse a Carosello, molti anni dopo si ritrova dall’altra parte della telecamera.
Segue campagne pubblicitarie, agenzie creative, produzioni televisive, relazioni con i media. Ogni volta torna alla stessa domanda. Come raccontare con sincerità ciò che si è.

Accanto a lei c’è il fratello Zefferino. Da bambini sembravano destinati a occupare ruoli molto diversi. Da adulti scoprono invece che proprio quella diversità costituisce la loro forza.

Zefferino vive il prodotto. Conosce ogni dettaglio dell’olio. Ne custodisce la qualità con un rigore quasi assoluto. Maria Flora gli dà voce. Lui ricerca l’eccellenza. Lei costruisce il linguaggio con cui quell’eccellenza incontra il mondo. Due personalità profondamente diverse. Perfettamente complementari.

Nel 2002 compiono insieme un passo che per entrambi ha un significato speciale. Riacquistano la quota detenuta da Findim. L’azienda torna interamente nelle mani della famiglia.

Per Maria Flora non è soltanto un’operazione societaria. È il compimento di una responsabilità ricevuta dal nonno e dal padre. Custodire ciò che altri hanno costruito. Prepararlo per chi arriverà dopo.

Lo stesso sguardo la porta, qualche anno più tardi, davanti a un altro bivio. Casa Menotti sta per andare all’asta.
Molti vedono un edificio. Lei vede la memoria di una città. Convince il fratello ad acquistarla. Nasce così un luogo dedicato a custodire la storia del Festival dei Due Mondi, costruire l’archivio e digitalizzarlo per offrirlo gratuitamente a studiosi, cittadini e giovani artisti. In fondo è lo stesso gesto compiuto ogni giorno in azienda. Prendersi cura di qualcosa perché continui a vivere.

Oggi Maria Flora guarda Monini con occhi diversi rispetto a quelli della bambina seduta davanti a Carosello.

L’orgoglio non nasce dai numeri raggiunti, dalla presenza in decine di Paesi o dalla notorietà del marchio. Nasce da un’altra consapevolezza. L’azienda è rimasta fedele a sé stessa. È cresciuta. Si è aperta al mondo. Ha innovato. Senza smettere di riconoscersi.

Da bambina aspettava che l’olio Monini arrivasse a Carosello. La vita le ha affidato un compito diverso. Fare in modo che, dietro quel marchio, continuassero a vedersi le persone. È questo che racconta ogni giorno. Da quasi quarant’anni.

#ToBeContinued
Andrea Bettini