Mattia Franzelli – Ascoltare il legno

Mattia Franzelli, fondatore di Barriqade
Mattia Franzelli, fondatore di Barriqade

 

A un certo punto della vita, Mattia Franzelli compie una scelta che molti evitano. Lascia una strada conosciuta. Un’attività di famiglia che procede da tre generazioni. Una quotidianità fatta di enoteche, rappresentanze, clienti, cantine e bottiglie. In cambio ottiene qualcosa di meno rassicurante. La libertà.

Oggi, quando entra in una cantina per incontrare un vignaiolo, porta con sé proprio quella scelta. Perché ogni suo lavoro nasce da un ascolto. E ogni ascolto, prima ancora che un progetto, è un atto di libertà.

Per gran parte della sua vita, Mattia è stato immerso nel mondo del vino. Da abitante.
Il nonno, il padre, poi lui e il fratello. Tre generazioni che hanno costruito il proprio percorso professionale attorno al vino. Enoteche, commercio, rappresentanze, relazioni coltivate nel tempo.

Da bambino aiuta in negozio. Da ragazzo accompagna il padre nelle visite alle aziende. Da adulto percorre il territorio incontrando produttori, ristoratori, albergatori, appassionati.

Il vino diventa la lingua attraverso cui entra in contatto con centinaia di persone. Eppure, mentre il lavoro procede lungo un sentiero già tracciato, il suo sguardo viene attratto da altro. Dagli spazi. Dagli ambienti. Dai dettagli. Dalla capacità che un luogo possiede di raccontare qualcosa ancora prima che qualcuno inizi a parlare.

Nella sua stanza compaiono riviste di interior design. Durante i viaggi osserva gli arredi delle cantine, le sale degustazione, gli hotel, i ristoranti.

Nella famiglia allargata ci sono artigiani del legno. La manualità è una presenza costante quanto il vino. Quando arriva il momento di arredare le enoteche di famiglia, Mattia prende in mano il progetto. Disegna. Costruisce. Sperimenta.  Scopre qualcosa che lo accompagna ancora oggi.

Gli piace creare luoghi. Immaginare come una persona si sentirà entrando in uno spazio. Costruire atmosfere capaci di lasciare una traccia.

Per anni convivono due passioni. Da una parte il vino. Dall’altra il design. Da una parte il commercio. Dall’altra il desiderio di esprimersi attraverso la materia. Con il tempo le due strade iniziano ad avvicinarsi. Mattia definisce quel passaggio un travaso.  Una parola che racconta bene ciò che accade. Perché dentro quel cambiamento non c’è alcuna fuga. C’è continuità. C’è trasformazione. C’è il desiderio di abitare lo stesso mondo con un linguaggio diverso.

Intorno al 2019 arriva il momento della scelta. Contemporaneamente cambia lavoro. Cambia casa. Lascia l’Alto Adige e si trasferisce in Trentino, la terra da cui provenivano i suoi nonni. È una svolta che coinvolge ogni aspetto della sua vita. Anni dopo la racconta con una sincerità disarmante.

Ha rinunciato a una parte della tranquillità che aveva costruito per inseguire qualcosa che sentiva più vicino alla propria natura. La libertà di esprimersi. La libertà di creare. La libertà di costruire una vita coerente con ciò che sente davvero.  Una libertà che richiede coraggio. E che continua ogni giorno a richiedere responsabilità.

Nasce così Barriqade. Un progetto che unisce tutto ciò che Mattia ha amato fin dall’infanzia. Il vino. Il legno. L’accoglienza. Le relazioni. Le storie.

Le barrique arrivano al termine del loro percorso in cantina. Hanno custodito vini, accompagnato affinamenti, assorbito profumi e lasciato che il tempo scrivesse sulle loro superfici. Molti vedono un materiale esausto. Mattia vede un nuovo inizio. Le doghe diventano superfici. Le superfici diventano opere. Le opere diventano pareti, installazioni, elementi capaci di dialogare con gli spazi che li ospitano.

“Life After Wine” è il nome che accompagna il progetto. La vita dopo il vino. Una definizione che racconta il destino del legno. E, in qualche modo, anche il suo.

Per Mattia ogni oggetto comincia molto prima del laboratorio. Comincia con un viaggio. Con un incontro. Con una storia che merita di essere ascoltata. È una chiave che aiuta a comprendere il suo metodo. Perché ogni progetto nasce da una relazione.

Per anni ha venduto vino. Oggi dedica gran parte del proprio tempo ad ascoltare. Gli interessa capire perché una famiglia abbia deciso di piantare vigne proprio in quel luogo. Quale identità desideri trasmettere. Quale esperienza voglia offrire a chi arriva. Quale memoria desideri lasciare.

Il legno arriva dopo. Prima arrivano sempre le persone.

Quando incontra un vignaiolo, il progetto prende forma molto prima di entrare in laboratorio. Nasce tra i filari. Dentro una barricaia. Attorno a un tavolo. Con un bicchiere di vino tra le mani. Ascoltando racconti di famiglie, territori, intuizioni, ostinazioni e sogni.

Per questo fatica a considerarsi soltanto un designer. Preferisce essere un traduttore. Qualcuno che raccoglie emozioni e le trasforma in materia. Qualcuno che aiuta un luogo a raccontarsi.

C’è una parola che ritorna continuamente quando parla del proprio lavoro. Accoglienza. La utilizza per descrivere una cantina. Un hotel. Un ristorante. Una casa.

La utilizza per descrivere il vino. La utilizza per descrivere le persone. Perfino il legno, nelle sue mani, diventa uno strumento di accoglienza. Perché il suo obiettivo consiste nel rendere uno spazio più capace di raccontare qualcosa. Più capace di generare una sensazione. Più capace di lasciare un ricordo.

C’è una scena che racconta bene il suo modo di vedere il mondo. La immagina mentre descrive un’esperienza che vorrebbe offrire. Una persona entra in una cantina. Ha un calice di vino tra le mani. Un chitarrista accompagna il momento con una musica costruita attorno all’atmosfera che si è creata. Davanti a lei c’è una superficie realizzata con il legno che ha contribuito all’affinamento di quel vino.

Il gusto incontra il tatto. La musica dialoga con la materia. L’architettura partecipa all’esperienza. Ogni elemento contribuisce allo stesso racconto.

In quell’istante si comprende che Mattia non lavora semplicemente con il legno. Lavora con le connessioni.

Oggi vive in Trentino, immerso nella natura che ama.  Nel laboratorio continua a lavorare le doghe che per anni hanno custodito grandi vini.

Quando le taglia riconosce ancora quel profumo che lo accompagna dall’infanzia. La vaniglia del rovere. Le tracce lasciate dal vino. La memoria delle cantine visitate insieme a suo padre.

Quando parla del futuro, Mattia evita grandi dichiarazioni. Gli piacerebbe continuare a fare ciò che sta facendo oggi. Con un po’ più di respiro. Con un po’ più di tempo. Con la stessa libertà che si è conquistato scegliendo una strada meno prevedibile.

In fondo la sua storia assomiglia molto alle barrique che raccoglie. Per anni custodiscono qualcosa di prezioso. Poi arriva il momento in cui sembrano avere esaurito il proprio compito. Ed è proprio lì che inizia un’altra vita.

Anche Mattia, a un certo punto, ha scelto di iniziare la sua. Da allora continua a frequentare le stesse cantine, gli stessi territori, gli stessi profumi che lo accompagnano fin da bambino. È cambiato il linguaggio. È cambiato il gesto. È cambiato il modo di raccontare quel mondo. Rimane intatta una convinzione.

Le storie più belle continuano il loro viaggio proprio quando trovano una forma nuova per essere raccontate.

#ToBeContinued
Andrea Bettini