Nicola Lamberti – La fisica gentile delle relazioni

Nicola Lamberti, Co-Founder & CEO di PlanEat S.r.l. SB
Nicola Lamberti, Co-Founder & CEO di PlanEat S.r.l. SB

 

Alcune persone riescono a trasmettere serenità ancora prima di iniziare a parlare. Nicola Lamberti è una di quelle.

Ha un sorriso che arriva dagli occhi, prima ancora che dalle parole. Un sorriso difficile da spiegare, perché non nasce dall’entusiasmo superficiale di chi vuole convincerti di qualcosa. Somiglia piuttosto alla calma di chi, nel tempo, ha imparato a sentirsi nel posto giusto anche mentre continua a cercare la propria strada.

Tutto sembra partire proprio da lì. Dal modo in cui guarda il mondo, e soprattutto dal modo in cui guarda le persone.

Ancora oggi, ogni volta che incontra qualcuno, il primo pensiero che gli attraversa la mente è sempre lo stesso: quante cose potrebbe insegnarmi questa persona? Non importa chi abbia davanti. Un manager. Uno studente. Qualcuno incontrato per caso. Per Nicola ogni individuo custodisce un punto di vista unico e irripetibile sulla vita. Questa convinzione, negli anni, è diventata molto più di una semplice sensibilità caratteriale. È diventata il centro del suo modo di lavorare, di scegliere, perfino di immaginare il futuro.

La fisica, in fondo, arriva da lì. Dalla curiosità. Dal desiderio di comprendere sistemi complessi senza smettere di stupirsi della loro complessità.

Quando sceglie l’università non pensa alla carriera. Non costruisce un piano preciso. Sceglie semplicemente il luogo che sente più vicino alle proprie domande. Vive quegli anni con una leggerezza rara. Gli esami non sono un peso. Sono scoperta. Piacere. Occasioni per allargare lo sguardo.

Nel frattempo continua a fare l’educatore scout. Per anni accompagna ragazzi più giovani nel loro percorso di crescita, maturando una convinzione che non lo abbandonerà più: diventare buoni cittadini significa imparare a prendersi cura anche di ciò che non appartiene soltanto a noi.

Quando finisce l’università immagina di insegnare fisica alle scuole superiori. Lo affascina quell’età fragile e potentissima in cui tutto può ancora cambiare direzione. Vince i concorsi per l’insegnamento. La strada sembra tracciata. Poi la vita cambia ritmo all’improvviso.

Un amico di infanzia lo chiama. La startup che ha fondato con altri soci sta attraversando un momento difficilissimo. Servono mani. Fiducia. Qualcuno disposto a entrare dentro al problema senza sapere se esista davvero una soluzione.

Nicola in quel momento lavora al CNR. Ha un posto stabile. Quattro figli. Una vita che, vista da fuori, suggerirebbe prudenza. Eppure lascia tutto. Non per ambizione imprenditoriale. Per lealtà.

Questa è una parola silenziosa dentro la sua storia, ma torna continuamente. Nel rapporto con gli amici, con i collaboratori, con le persone che negli anni sceglieranno di seguirlo. Intanto, quella startup diventerà Trovaprezzi.

All’inizio, però, non c’è niente di romantico. Ci sono stipendi bassissimi, incertezza, giornate infinite e la sensazione di stare costruendo qualcosa senza sapere davvero dove porterà. Ma proprio in quel periodo Nicola inizia a immaginare un’idea diversa di impresa.

La prima regola è semplice: dopo le sei di sera si smette. Era la stessa regola che si era imposto all’università. Perché il lavoro, esattamente come lo studio, non può occupare tutto lo spazio della vita. Una persona che perde il proprio equilibrio, secondo lui, finisce inevitabilmente per impoverire anche il proprio lavoro.

Così, mentre Trovaprezzi cresce, cresce anche qualcosa di più profondo attorno all’azienda. Una cascina lombarda trasformata in quartier generale. Boschi. Prati. Campi sportivi. Una scuola interna. Una mensa condivisa. Spazi aperti gratuitamente alle persone del territorio durante i weekend per matrimoni, feste e compleanni.

Non è un progetto di employer branding. Non è un modo per sembrare un’azienda migliore. È un modo per fare in modo che ciò che nasce lì dentro possa essere utile anche agli altri.

Per anni quel modello funziona. L’azienda cresce. Diventa una delle realtà più conosciute del digitale italiano. Poi qualcosa si incrina.

Entrano dinamiche finanziarie sempre più lontane dall’idea originaria di impresa, e Nicola vive quel passaggio come una ferita profonda. Non tanto per ciò che perde professionalmente, ma per la sensazione di vedere tradito un significato costruito negli anni.

A un certo punto lui e il socio con cui aveva iniziato tutto si ritrovano fuori. E rialzarsi non è immediato. Esperienze di questo tipo continuano a vivere dentro anche quando sembrano concluse. Per mesi Nicola fatica a ritrovare equilibrio. Poi succede qualcosa di piccolo e decisivo.

Giovanni, il cuoco della mensa aziendale e titolare di un’impresa di ristorazione collettiva, gli dice: “Qualunque cosa farai dopo, io vengo con te”. Dentro quella frase Nicola capisce che quel modo di lavorare aveva lasciato qualcosa di vero nelle persone.

PlanEat nasce da lì. Dall’incontro tra informatica e cucina. Tra algoritmi e sostenibilità. Ma soprattutto dal desiderio di ricostruire uno spazio coerente con i valori che sentiva smarriti.

Osservando il tema dello spreco alimentare, Nicola si accorge che quasi tutti provano a intervenire alla fine del problema, quando il cibo è già diventato avanzo. Lui, da fisico, prova a spostare lo sguardo prima. Dentro ai processi. Dentro alle cause. Dentro all’incertezza. Perché è proprio lì che gran parte dello spreco comincia.

Compriamo ingredienti senza sapere davvero cosa cucineremo. I ristoranti preparano quantità enormi senza sapere cosa verrà ordinato. Le mense sovrastimano. Le filiere accumulano margini di errore. E ogni errore genera altro spreco.

L’intuizione di PlanEat nasce così: invertire il processo. Non partire dagli ingredienti per decidere cosa mangiare. Partire da ciò che desideriamo mangiare e costruire tutto il resto intorno.

Nasce una piattaforma progettata interamente da loro. Un sistema che trasforma il classico carrello dell’e-commerce in una pianificazione intelligente dei pasti. Colazioni. Pranzi. Cene. Quantità calibrate. Processi ottimizzati. Minore spreco. Minore impatto. Ma il punto, ancora una volta, non è soltanto tecnologico.

Per Nicola la pianificazione non serve a controllare la vita. Serve a liberare risorse. Tempo. Energia. Equilibrio. Anche per questo, dentro PlanEat, ogni scelta prova a ridurre ciò che viene consumato inutilmente. I packaging monouso lasciano spazio a contenitori riutilizzabili che ogni giorno vengono recuperati, sterilizzati e rimessi in circolo.

Oggi PlanEat è una realtà in forte crescita. Cucine. Logistica. Tecnologia. Migliaia di pasti. Nuovi settori da esplorare: scuole, ospedali, aeroporti, crociere. Eppure il centro della storia è rimasto identico. La domanda che Nicola continua a porsi è sempre la stessa: quanto bene stiamo generando attorno a noi?

Questa è anche la domanda che prova a lasciare ai suoi figli. Non insegna loro a pianificare tutta la vita. Insegna piuttosto ad ascoltarsi. A non irrigidirsi troppo dentro un’idea di futuro. A considerare anche gli errori parte del percorso. Perché alcune direzioni diventano visibili soltanto mentre le stai attraversando.

È probabilmente questo che rende così particolare il sorriso di Nicola Lamberti. La sensazione che, nonostante tutto quello che ha attraversato, continui ancora a credere profondamente nelle persone. E che il futuro, prima ancora che dalla tecnologia, possa nascere proprio da lì.

#ToBeContinued
Andrea Bettini