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L’importanza di saper raccontare l’anima di un’azienda

Credere in ciò che fai. Essere animati da una passione contagiosa. Divertirsi.
Non è il tentativo di trovare un nuovo slogan per un parco di divertimento. È quello che dovrebbe accadere all’interno di un luogo di lavoro. Utopia? Banale provocazione? No, semplicemente la testimonianza che in taluni casi ciò può accadere. E se ciò accade, possono innescarsi solo cose belle all’interno e all’esterno di questa organizzazione aziendale. Già perché l’amore, è di questo che stiamo parlando se mettiamo insieme tutti questi elementi, è contagioso.

Se a ciò aggiungiamo che i protagonisti di questa esperienza hanno una straordinaria e naturale capacità di raccontare la propria impresa, la cosa non solo si fa ancor più interessante, ma può diventare da esempio per altre strutture. La storia che vi stiamo per raccontare ha un nome: Sunflower e non si riferisce alla hit cantata da Post Malone feat. Swae Lee, colonna sonora dell’ultimo Spider Man, ma ad una realtà che si occupa di progettare e realizzare case o come preferiscono dire loro “creare ambienti di benessere per le persone”.

Dietro quel loro, c’è l’incontro di due persone. Lei si chiama Margherita Benintendi. Una laurea in scienze politiche, un master in marketing internazionale a Los Angeles, un’importante esperienza come product manager in una storica impresa che aveva brevettato “il tessuto tecnico” e anni di gestione clienti nell’ambito immobiliare. Lui è Luigino Bassetto, ha fatto la scuola per geometri, ha studiato ingegneria, ma soprattutto fa il lavoro che più gli piace: il muratore (termine limitativo per un uomo che ha passato gran parte della sua vita in cantieri e la realizzazioni di grandi opere).

Margherita e Luigino hanno più di una cosa in comune però. Sono entrambi del sagittario. Sono due passionari e in quel preciso istante del loro primo incontro del 2012 non sanno ancora cosa, ma sanno già il perché devono iniziare a fare qualcosa insieme. Alcuni la chiamano legge di attrazione. Per altri più semplicemente è una questione di affinità e di approccio alla vita.

Sunflower fino a quel momento era solo Margherita. D’altronde era stata lei la prima committente di un modo di progettare una nuova casa in modalità completamente differente. La progettazione di un ambiente dove sentirsi bene. “Quel sentirsi bene”, per Margherita era stato un mantra. Questo sarebbe diventato la regola aurea per Sunflower per sempre. Luigino, non può che condividere immediatamente questo approccio. Nel giro di poco tempo questo processo trova riscontro in clienti, increduli che ci possa essere qualcuno che pensa di progettarti l’abitazione, partendo dall’interrogativo “cosa ti fa star bene?”. Perché è la mission di questa impresa, progettare e realizzare abitazioni personalizzate, dove il committente possa vivere in armonia uno spazio pensato esclusivamente per lui.

È così che Sunflower diventa una realtà atipica, particolare, forse unica. Margherita e Luigino, arrivano direttamente al cuore delle persone quando parlano di ciò che fanno. E il loro racconto, di ciò che fanno e di ciò che sono, diventa un racconto potente perché si basa su uno dei capisaldi per l’efficacia di una storia: l’autenticità.

Un’autenticità data dal modo di fare, di essere, di interagire con le persone. E questa autenticità, supportata dalla passione per il proprio lavoro e dalla gioia nel farlo, diventa pure attrattiva anche per altri professionisti e progettisti che vogliono lavorare in Sunflower. È così che l’azienda diventa una vera e propria comunità, dove ogni momento è buono per fare festa e dove comunque tradizioni di convivialità vengono assolutamente rispettate.

 

È su questo che ogni fondatore, ogni socio, ogni manager, ogni collaboratore dovrebbe riflettere. Sono oggi in grado di raccontare la mia impresa in maniera così vibrante? Qui non servono corsi di public speaking o di vendita efficace. Semmai si tratta di guardarsi allo specchio, chiedersi che cosa si sta facendo e il perché lo si sta facendo. Se e solo se si sarà i primi a credere in ciò che si fa, avremo la possibilità di condividere il racconto straordinario di ciò che stiamo facendo con altri. È lì che saremo contagiosi. Per i nostri clienti. Per le persone che lavorano con noi.

Margherita e Luigino sono due testimoni che ciò può accadere, ma non possono essere assolutamente gli unici.

Post Malone nella canzone sopraccitata canta You’re a sunflower, I think your love would be too much. Ma non può mai essere troppo l’amore, quando si fa un lavoro che gratifichi se stessi e gli altri.