Cristina Calabrese – Il foglio bianco

Cristina Calabrese, Amministratore Delegato di Key2People
Cristina Calabrese, Amministratore Delegato di Key2People

 

«Comunità, libertà e fabbrica.»

Cristina Calabrese sceglie tre parole per raccontare quello che Olivetti le ha lasciato. Le pronuncia una dopo l’altra, come se fossero rimaste lì per tutto questo tempo ad aspettare una domanda capace di farle tornare insieme.

Comunità, perché gli olivettiani si riconoscevano, e in qualche modo continuano a riconoscersi.

Libertà, perché una ragazza appena uscita dall’università poteva entrare nella Direzione Sviluppo Risorse della holding, vedere da vicino le logiche di carriera, formazione e remunerazione del top management e sentirsi libera di esprimere il proprio punto di vista.

Fabbrica, infine. Su questa parola Cristina si ferma. «Fabbricare è un bel concetto.»

È nata a Ivrea e vive ancora lì. Entrare in Olivetti sembra quasi una conseguenza naturale della geografia, ma ciò che accade dopo ha poco di scontato. Si ritrova nel cuore delle politiche dedicate alle persone e incontra da vicino quell’idea di umanesimo industriale che aveva fatto dell’impresa qualcosa di più di un luogo nel quale produrre.

La fabbrica che conosce Cristina ha già cambiato pelle. L’informatica e l’integrazione stanno trasformando l’azienda, eppure rimane l’idea originaria di un luogo che costruisce qualcosa per una comunità. Un luogo nel quale il lavoro convive con la cultura e con la cura delle persone. Cristina si porta dietro quell’idea, e continuerà a fabbricare.

Nel 1994 entra nell’avventura Omnitel. La sua è la matricola numero 4.
L’azienda deve ancora essere costruita. Bisogna trovare persone, anche cento al mese, capire dove inserirle, accompagnarle nell’ingresso, creare sistemi di remunerazione, percorsi di carriera, performance management, modelli di leadership. Serve un’organizzazione.

Cristina partecipa alla sua costruzione dall’inizio e arriva ad assumere la responsabilità dello Sviluppo Organizzativo.
Intorno a lei prende forma quello che ricorda come un dream team di manager. Tra loro c’è Piero Celli. Quando viene annunciato il suo arrivo, i ragazzi della squadra HR sono preoccupati. È già un manager conosciuto, arriva dalla Rai. Si aspettano che costruisca intorno a sé una nuova squadra. Accade qualcosa di diverso.

Celli guarda le persone che trova e decide di investire su di loro. Le valorizza, le espone a responsabilità nuove, le fa crescere.
Cristina cresce anche così: incontrando qualcuno capace di creare le condizioni perché gli altri possano occupare uno spazio più grande.

Qualche tempo dopo, qualcosa di simile accade direttamente a lei.

Un direttore commerciale le dice che avrebbe le caratteristiche per fare molto bene il direttore vendite. Cristina ha sempre lavorato nelle Risorse Umane. Non si è mai immaginata altrove. Rifiuta. Eppure quella frase rimane.

Quell’uomo ha visto qualcosa che lei ancora non ha portato a coscienza: la capacità di costruire relazioni, comprendere un bisogno, negoziare, e soprattutto conquistare fiducia.

Nel frattempo Cristina diventa dirigente intorno ai trent’anni. Diventa anche madre di tre figli, due arrivano a sedici mesi di distanza. Continua a crescere professionalmente in un ambiente esigente, circondata da persone provenienti dalla consulenza strategica, dall’investment banking, dalle telecomunicazioni.

Poi il mercato cambia. La liberalizzazione apre nuove opportunità. Nascono altri operatori e molti manager di Omnitel vengono chiamati a partecipare alle nuove avventure. Anche Cristina potrebbe proseguire lungo una strada ormai tracciata.
Ha responsabilità, squadra, riconoscimento e proprio in quel momento si concede una domanda diversa. Cambiare azienda per continuare sostanzialmente a fare ciò che già fa le interessa poco. Vale la pena cambiare per cambiare davvero.

Nel 2001 sceglie la strada imprenditoriale ed entra in Key2People, appena nata. È il momento di capire se quell’uomo che anni prima aveva intravisto in lei un’attitudine diversa aveva visto giusto.

Cristina ricorda ancora le sensazioni di quel passaggio. Fino a poco prima aveva un bell’ufficio, una segretaria personale, l’auto aziendale, una squadra, decine di persone che rispondevano a lei. Improvvisamente tutto questo scompare.

Da una parte sente il disagio di chi ha lasciato una condizione conosciuta. Dall’altra riconosce qualcosa che aveva già provato. Cristina lo chiama «lo spirito dello stato nascente». Un foglio bianco.

Lo aveva incontrato in Omnitel e adesso è di nuovo davanti a lei. Qualcosa ancora da costruire, senza sapere esattamente quale forma prenderà.

Questa volta è passata dall’altra parte del tavolo. Prima comprava consulenza. Ora deve venderla. Deve contattare persone che già conosce e presentarsi con una veste diversa. Trasformare relazioni in fiducia e fiducia in impresa.

Comincia da Roma. La capitale offre uno spazio importante: telecomunicazioni, aziende partecipate, istituzioni. Cristina crea da zero la sede romana di Key2People. Costruisce contatti, immagina offerte, allarga progressivamente il perimetro, e continua a vivere a Ivrea.

Per anni organizza la settimana tra città diverse. Nel 2004 sperimenta una forma di lavoro flessibile quando smart working deve ancora entrare nel linguaggio quotidiano: martedì, mercoledì e giovedì a Roma; gli altri giorni a casa, cercando una misura possibile tra un’impresa da costruire e tre figli che stanno crescendo.

Uno di loro, da bambino, prova a capire che mestiere faccia sua madre. La mamma di un’amica fa l’infermiera. Quello è semplice da spiegare. «Tu che mestiere fai? Si può capire che mestiere fai?»

Cristina sorride ancora raccontandolo. Forse una risposta semplice era difficile anche allora. Perché il suo mestiere stava cambiando insieme a lei.

C’è un paradosso che racconta bene quegli anni. Cristina pensa di essere riuscita a fare la carriera che ha fatto anche perché ha continuato a vivere a Ivrea. E di essere riuscita a continuare a vivere a Ivrea proprio perché il lavoro l’ha portata continuamente fuori.

Radici e movimento. Una dimensione ha reso possibile l’altra.

Intanto Key2People cresce. Roma diventa uno dei motori dello sviluppo. Entrano professionisti con esperienze differenti, anche dalla consulenza strategica. L’attività si amplia verso il middle management e l’Advisory. L’impresa nata nel 2001 arriva a contare oltre ottanta professionisti. Nel 2015 Cristina ne assume la guida.

Più dei numeri conta il modo in cui quell’impresa ha scelto di crescere. Key2People rimane indipendente e a capitale italiano. Una parte significativa della remunerazione dei partner è legata ai risultati complessivi dell’azienda. Significa accettare che una parte del proprio risultato dipenda anche dal lavoro degli altri. Serve fiducia e serve comunità.

Eccole tornare, dopo tanti anni, le parole imparate a Ivrea. Comunità. Libertà. Fabbrica.

La comunità è un gruppo di persone che condivide un’identità. La libertà è l’indipendenza di giudizio con cui guardare un’organizzazione e le persone che la abitano. La fabbrica è la capacità di costruire qualcosa che produca conseguenze concrete.

Per Cristina mettere una persona in un posto anziché in un altro può cambiare qualcosa per quella persona, incidere sull’azienda e contribuire alla crescita del Paese.

Anche questo è fabbricare. La materia, questa volta, è il talento.

Dopo più di trent’anni trascorsi a osservare persone, manager e organizzazioni, Cristina ha imparato quanto sia importante capire dove quel talento possa esprimersi meglio.

È uno degli insegnamenti che ha cercato di trasmettere ai figli. Il primo è scegliere un mestiere nel quale continuare a imparare.

Cristina lo sperimenta ancora ogni giorno. Il suo lavoro consiste nel fare domande alle persone e, nello stesso tempo, nel lasciare che ciò che incontra continui a mettere in discussione anche lei.

Il secondo insegnamento è più difficile. «Andare nel verso della propria natura». Significa riconoscere ciò che ci appartiene, capire dove stanno le nostre attitudini e creare le condizioni perché possano esprimersi. Sembra semplice soltanto dopo averlo scoperto.

Cristina guarda con ammirazione i ragazzi che possiedono una vocazione precisa. Quelli che sanno presto che cosa vogliono diventare. Per molti altri la strada passa attraverso tentativi, incontri, intuizioni. Qualche volta serve qualcuno capace di vedere prima di noi.

Come quel direttore commerciale che molti anni fa aveva riconosciuto qualcosa in una giovane donna convinta che il proprio percorso sarebbe rimasto dentro le Risorse Umane.

Oggi Cristina Calabrese è Amministratore Delegato di Key2People. Davanti a lei c’è un altro foglio bianco. Si chiama intelligenza artificiale. La ricerca delle competenze, l’incrocio delle informazioni, la capacità di immaginare chi possa funzionare meglio in un ruolo: l’AI tocca già molti dei territori sui quali Key2People lavora.

Cristina guarda ancora più avanti. Immagina organizzazioni ibride, nelle quali esseri umani e agenti artificiali lavoreranno insieme. Manager chiamati a guidare gli uni e gli altri. Obiettivi, responsabilità e modelli di leadership da ripensare.

Un’altra volta bisognerà costruire qualcosa che ancora non esiste. Ed è qui che vorrebbe portare Key2People. Verso un nuovo umanesimo industriale.

L’espressione sembra riportarla al punto di partenza, mentre tutto intorno è cambiato.

Quando Cristina entrò in Olivetti, una ragazza appena uscita dall’università imparò che mettere la persona al centro poteva essere un modo di pensare l’impresa. Più di trent’anni dopo, mentre nelle organizzazioni stanno entrando intelligenze che persone non sono, quella stessa idea torna sotto forma di una nuova domanda.

Cristina ha trascorso la propria vita professionale cercando di capire dove mettere le persone perché potessero esprimere il meglio della propria natura e generare il loro impatto.

Adesso il foglio è di nuovo bianco, e bisogna ricominciare a fabbricare.

#ToBeContinued
Andrea Bettini