Luca Gentilini – Da dove arriva il vento

Luca Gentilini, proprietario di Porto Cervo Events & Azure Elite
Luca Gentilini, proprietario di Porto Cervo Events & Azure Elite

 

Il 15 marzo 1999, alle sei e mezza del mattino, un ragazzo di venticinque anni esce dalla cabina di un traghetto.

Ha lasciato Modena alle spalle. La nebbia. L’inverno. Un sogno che si è appena spezzato.

Sul ponte non c’è quasi nessuno. Davanti a lui il sole sta iniziando a salire dal mare. Poi la vede. La Sardegna. L’isola di Spargi emerge lentamente dall’orizzonte. L’aria ha un odore diverso. Il mare un colore diverso. Perfino il silenzio sembra diverso. In quell’istante non può saperlo, ma la sua vita ha appena cambiato direzione.  Da allora non se n’è più andato.

Per raccontare la storia di Luca Gentilini bisogna partire da qui. Non da Porto Cervo. Non dagli hotel di lusso. Non dalle feste per clienti provenienti da ogni parte del mondo. Bisogna partire da un colpo di fulmine.

Perché tutta la sua vita sembra seguire lo stesso schema: si innamora di qualcosa e poi prova a costruirci attorno un pezzo di futuro.

Da bambino quel futuro prende forma in una soffitta. Una soffitta bassa e polverosa nella casa dei nonni a Modena. Ci si arriva attraverso una scala estraibile. Per lui diventa un quartier generale. Un rifugio. Un osservatorio sul mondo.

Lassù porta una piccola scrivania, una radio, una batteria. Inventa personaggi. Racconta storie. Passa ore a parlare dentro un baracchino con perfetti sconosciuti, assumendo identità diverse e immaginando vite che ancora non esistono.

Molto prima di diventare imprenditore, Luca è già un narratore. Molto prima di costruire aziende, costruisce possibilità.
Dopo il diploma sceglie una strada diversa da quella immaginata da suo padre, architetto. Parte per i villaggi Valtur. D’inverno insegna sci e snowboard. D’estate windsurf. Ma il momento che aspetta davvero arriva ogni sera. Quando si accendono le luci del palco.

Lì scopre qualcosa che lo accompagnerà per tutta la vita: il piacere di stare davanti alle persone, raccontare, creare energia. Anni dopo dirà che quella è probabilmente l’unica cosa che sa fare davvero. Tutto il resto lo ha imparato strada facendo.

Nel 1997 arriva Mauritius. Per molti sarebbe soltanto una destinazione esotica. Per lui è una rivelazione. Onde perfette. Vento costante. Spazi immensi. E soprattutto un’intuizione.

È convinto che quell’isola diventerà una destinazione mondiale per gli appassionati di windsurf. Decide di restare. Prova ad aprire una scuola. Chiede un prestito al padre. Investe tutto quello che ha.

Non funziona. Torna a casa. Gennaio. Modena. Nebbia. Freddo. Una sensazione che ricorderà per anni. Perché a lui, come ripete spesso nei suoi racconti, piacciono i colori.  I colori del mare. I colori dei viaggi. I colori delle possibilità. Non il grigio di un sogno che si è appena spezzato.

Così accende il computer e scrive alle scuole di windsurf più belle del mondo. Una risponde. Si trova in Sardegna. Porto Pollo.
Ed eccoci di nuovo a quell’alba. A quel traghetto. A quell’innamoramento.

Perché la Sardegna, per Luca, non è mai stata una scelta professionale. È stata una scelta di vita. Una scelta d’amore.

Gli anni successivi scorrono tra tavole da windsurf, mareggiate, amici che diventano fratelli e una comunità di persone che vivono seguendo il ritmo del vento. Surfisti. Musicisti. Sognatori. Personaggi che sembrano usciti da un romanzo di avventura.
Sono anni intensi. Liberi. Felici. Eppure, dopo un po’, qualcosa si muove.

Succede spesso nella sua vita. Quando tutto sembra essersi sistemato, sente arrivare una nuova corrente. Un nuovo richiamo. Una nuova partenza.

Nel 2001 viene chiamato come giudice a una gara nazionale di windsurf. Lo speaker dell’evento si ammala. Qualcuno deve prendere il microfono. Luca si offre. Doveva essere una soluzione temporanea. Diventa una conferma.  Per quattro giorni tiene il palco. Tra il pubblico c’è anche il direttore di R101. Alla fine gli chiede in quale radio lavori. Luca risponde che sta trattando con alcuni grandi network. Non è vero. Non ancora. Ma in quel momento ha già deciso quale direzione prendere.

Da lì inizia un’altra vita. Radio. Tour. Eventi. Palchi. R101. Radio Monte Carlo. Coca-Cola. Nike. Red Bull.  Ogni fine settimana parte. Ogni domenica notte torna. Perché il centro del suo mondo resta sempre lì. Tra il mare e il vento della Gallura. Poi arriva un’altra fase difficile.

Il lavoro cambia. Le opportunità si riducono. Ancora una volta si ritrova davanti a un bivio. Ancora una volta sceglie di ripartire.
Si trasferisce a Olbia. Chiede aiuto a un amico. Accetta lavori che non aveva mai immaginato. Ricomincia da capo.  Ed è proprio durante quella fase che arriva una telefonata.

Qualcuno gli chiede una mano per organizzare l’inaugurazione di un locale a Porto Cervo. Accetta. Ma invece di chiedere un compenso fa una richiesta diversa. Vuole conoscere chi prende le decisioni. Vuole raccontare la propria idea. Vuole avere un’occasione.  È l’inizio di una nuova avventura. Forse la più sorprendente.

Perché c’è qualcosa di profondamente ironico nel percorso di Luca Gentilini. Per anni Porto Cervo rappresenta il mondo da cui si sente distante. Lui è il surfista. Quello che vive scalzo. Quello che passa le giornate in mare. Quello che misura il tempo osservando il vento.

Quando entra per la prima volta all’Hotel Cervo per un incontro di lavoro è convinto di essersi vestito in modo impeccabile. Jeans. T-shirt. Una giacca un po’ stropicciata. Ai suoi occhi è eleganza. Bastano pochi secondi per capire che dovrà riscrivere parecchie definizioni. A cominciare da quella di elegante.

Gli inizi sono complicati. Si sente fuori posto. Viene guardato con diffidenza. Impara regole che nessuno gli aveva mai insegnato. Sbaglia. Cade. Riparte.  Come sempre. Un passo dopo l’altro. Una stagione dopo l’altra.

Nasce Porto Cervo Events. Poi Azure Elite. Due realtà che oggi operano nel mondo dell’ospitalità e dei servizi di alta gamma, collaborando con alcune delle strutture più prestigiose della Costa Smeralda e non solo.

Eppure sarebbe un errore pensare che questa sia una storia sul lusso. In realtà è una storia sulla fedeltà. Fedeltà ai propri sogni. Fedeltà a un luogo. Fedeltà alla persona che si era da ragazzo.

Perché c’è una frase che torna continuamente nei suoi racconti. Una frase che assomiglia a una filosofia di vita. Fake it till you make it. Credici abbastanza a lungo da diventarlo davvero.

La ripete parlando ai giovani. La ripete ripensando alle occasioni che si è costruito. La ripete quando racconta tutte le volte in cui si è presentato come qualcosa che ancora non era, ma che sentiva di poter diventare.

È proprio questo il segreto della sua storia. La capacità di vedere una possibilità prima che esista. Di riconoscere un sentiero quando gli altri vedono soltanto una direzione improbabile. Di innamorarsi di un luogo e decidere di costruirci la propria vita.

Oggi, guardando indietro, vede migliaia di persone incontrate, artisti internazionali, eventi memorabili, sogni realizzati. Ma quando parla delle cose davvero importanti il tono cambia. Parla di Francesco. Parla di Diego. I suoi figli. Perché tra tutte le imprese costruite negli anni, sono loro quella di cui va più orgoglioso.

Ha organizzato la propria vita per esserci. Per condividere passioni. Per allenarli. Per accompagnarli. Per crescere insieme a loro. Per non trovarsi mai, un giorno, a pronunciare una frase che considera insopportabile: “Avrei potuto passare più tempo con i miei figli.”

Forse è qui che si trova la vera misura del suo successo. Non nelle ville. Non negli yacht. Non negli hotel. Ma nella libertà di continuare a innamorarsi di ciò che ancora non conosce.

Perché dopo tutti questi anni Luca Gentilini sembra avere conservato la stessa qualità del ragazzo che guardava il mondo da una soffitta a Modena. La capacità di credere che dietro l’orizzonte ci sia ancora qualcosa da scoprire, e la voglia di partire per andarlo a cercare.

#ToBeContinued
Andrea Bettini