Stefano Santori – Finalmente tutti i pezzi

Stefano Santori, biohacker & coach di atleti olimpionici e manager di multinazionali
Stefano Santori, biohacker & coach di atleti olimpionici e manager di multinazionali

 

Per sette giorni Stefano Santori fa sempre la stessa domanda. La rivolge ai medici, agli specialisti, a chiunque entri nella sua stanza d’ospedale. «Che cosa ho avuto?»
La risposta è sempre la stessa. «Non lo sappiamo.»

Ha poco più di quarant’anni. È arrivato al pronto soccorso dopo un forte dolore al petto e al braccio sinistro. Per un errore di lettura gli viene comunicato di aver avuto un infarto. Poi gli esami smentiscono quella diagnosi. Il cuore sta bene. Eppure alcuni valori clinici raccontano che qualcosa è successo davvero.

Sette giorni dopo lascia l’ospedale senza una risposta definitiva. Molte persone avrebbero archiviato l’episodio come una disavventura. Lui no.

Quello che gli resta addosso non è soltanto la paura. È una consapevolezza. Si rende conto di sapere pochissimo del proprio corpo. Troppo poco. E quella sensazione di ignoranza gli appare improvvisamente insopportabile.

Molto tempo dopo arriverà a dire di aver quasi amato quell’errore sanitario. Perché, infarto o non infarto, è stato l’evento che gli ha cambiato la vita. Ma la verità è che la sua storia non inizia in una stanza d’ospedale. Inizia molto prima. Quando è un ragazzo che studia giurisprudenza senza esserne davvero convinto.

Non proviene da una famiglia benestante e cerca un modo per mantenersi gli studi. Così comincia a vendere porta a porta corsi di memoria arrivati dagli Stati Uniti. È un lavoro duro. Si passa da una casa all’altra, si collezionano rifiuti, si imparano l’ascolto e la pazienza. Eppure accade qualcosa.

Scopre di saper comunicare. Di riuscire a creare connessioni. Di saper trasmettere energia alle persone. Ancora non lo sa, ma sta già imboccando la strada che percorrerà per il resto della vita.

Negli anni successivi incontra la Programmazione Neuro-Linguistica, vola in California per studiare con Richard Bandler e diventa uno dei primi trainer italiani certificati direttamente dal cofondatore della PNL.

Nasce la sua prima società. Arrivano i corsi. I palchi. Le aziende. Le reti commerciali. I risultati. Da fuori sembra una traiettoria lineare. Dentro, però, inizia a crescere una domanda.

Osserva centinaia, poi migliaia di persone partecipare a corsi, seminari, esperienze immersive. Tornano a casa entusiaste. Motivate. Convinte. Poi, nella maggior parte dei casi, dopo qualche settimana tutto torna come prima.

Quella constatazione lo mette in crisi. Una crisi vera. Al punto da compiere una scelta che pochi si aspetterebbero. Lascia il ruolo di motivatore. Vende la sua società. Torna sul campo. Decide di fare il manager commerciale. Vuole verificare personalmente se ciò che ha insegnato per anni funziona davvero. Per lui la congruenza non è un valore da esibire. È un criterio con cui prendere decisioni.

Quando qualcosa smette di convincerlo, non importa quanto successo gli abbia portato. La mette in discussione. È successo con la formazione motivazionale. È successo con alcune interpretazioni della PNL. È successo con molte convinzioni diffuse nel mondo della salute.

Se una teoria promette risultati, vuole verificarla. Se un protocollo funziona, vuole sperimentarlo. Se un prodotto viene venduto come efficace, vuole misurarlo.

Prima di fidarsi, osserva. Prima di insegnare, prova. Prima di convincere gli altri, cerca di convincere se stesso.

È una caratteristica che lo accompagnerà lungo tutto il suo percorso. Lo farà con la formazione. Con il coaching. Con il mindset. E, più tardi, con la salute.

Dopo quell’episodio in ospedale inizia a studiare alimentazione, sonno, respirazione, allenamento, gestione dello stress.

Legge. Sperimenta. Osserva. Sbaglia. Ricomincia. Perde sedici chili. Recupera energia. Modifica abitudini che sembravano consolidate da anni. Scopre che esiste una disciplina che, senza saperlo, sta già praticando da tempo. Si chiama biohacking. Ma anche in questo caso il suo interesse va oltre la tecnica. Oltre le mode. Oltre i protocolli. Perché continua a vedere lo stesso fenomeno. Le persone sanno cosa dovrebbero fare. Eppure spesso non lo fanno.

Il punto non è l’informazione. È il comportamento. È ciò che accade nello spazio invisibile che separa il sapere dal fare. Per questo, quando parla di salute, finisce inevitabilmente per parlare di mindset. Quando parla di alimentazione, finisce per parlare di convinzioni. Quando parla di longevità, finisce per parlare di abitudini. Tutto sembra ricondurre alla stessa ricerca che lo accompagna da decenni.

La risposta che ha trovato non assomiglia a una formula magica. Somiglia piuttosto a una costruzione lenta. Un’abitudine alla volta. Un comportamento alla volta. Un piccolo passo alla volta. Perché le trasformazioni profonde, ha imparato, raramente arrivano all’improvviso.

Oggi Stefano Santori vive tra l’Italia e la Svizzera, dirige un Master universitario di primo livello in Biohacking Coaching riconosciuto dal MUR, collabora con cliniche, professionisti della salute e aziende. Ma quando gli si chiede in quale fase della sua vita si trovi, non parla di risultati. Non parla di numeri. Non parla di traguardi. Parla di un puzzle.

Dice che questa è probabilmente la fase più bella della sua vita. Perché, dopo anni di ricerca, crisi, cambi di direzione e nuove partenze, sente che i pezzi stanno finalmente andando al loro posto.

È questa l’immagine che lo racconta meglio. Non quella del biohacker. Non quella del formatore. Non quella del coach. Ma quella di una persona che ha passato una vita intera a cercare connessioni tra pezzi apparentemente lontani. Mente e corpo. Conoscenza e azione. Salute e comportamento. Successo e congruenza.

Oggi si definisce sorridendo più contadino che uomo di città. Perché certe cose hanno bisogno del loro tempo. Le fragole migliori maturano lentamente. E forse anche le persone.

Gli ci sono voluti anni per capire che mente e corpo non possono essere separati. Che la conoscenza senza azione serve a poco. Che la performance senza salute è fragile. E che la congruenza non è arrivare. È continuare a verificare che ciò che si pensa, ciò che si dice e ciò che si fa procedano nella stessa direzione.

Dopo una vita passata a cercare risposte, Stefano Santori sembra aver trovato soprattutto questo. Non una formula. Un equilibrio.

#ToBeContinued
Andrea Bettini