
Il futuro del retail sembrava già scritto. Portare tutto online. Nei primi anni Duemila, la direzione era quella. L’e-commerce cresceva, gli investimenti si concentravano lì, e il digitale veniva interpretato come una sostituzione: ciò che esisteva prima sarebbe stato progressivamente rimpiazzato.
Eppure, osservando con attenzione, c’era un dato che continuava a restare sullo sfondo. La maggior parte degli acquisti avveniva ancora nei negozi fisici. Non era un dettaglio. Era una frattura. Ed è dentro quella frattura che nasce, qualche anno dopo, l’intuizione che porterà alla nascita di DoveConviene, e poi di Shopfully.
Prima di arrivare lì, però, il percorso non è lineare. A vent’anni, Stefano Portu non immagina ancora un destino imprenditoriale. C’è piuttosto una tensione diversa, più legata alla scrittura, alla dimensione creativa, alla curiosità per ciò che accade intorno. L’Erasmus a Londra rappresenta uno snodo importante: non tanto per ciò che insegna, ma per ciò che apre. Lo sguardo si allarga, il perimetro si sposta.
Poi arriva Buongiorno. Ed è lì che il percorso cambia direzione. Non è solo una prima esperienza professionale. È un ambiente in cui si costruisce, si sperimenta, si cresce velocemente. Un luogo in cui non ti viene chiesto di restare dentro un ruolo, ma di spingerti oltre. In cui si capisce che le aziende non sono entità statiche, ma sistemi in movimento.
È in quegli anni che prende forma una convinzione fondamentale: non si tratta solo di lavorare dentro un’organizzazione, ma di creare qualcosa che prima non esisteva. Una convinzione che non lo lascerà più.
Quando nel 2012, insieme ad Alessandro Palmieri, nasce DoveConviene, il contesto è chiaro: il digitale sta accelerando, ma il mondo del retail fisico resta ancora largamente scollegato da quella trasformazione.
L’intuizione è controcorrente. Non costruire l’ennesima piattaforma e-commerce. Ma creare un ponte. Un sistema capace di connettere le persone alle offerte dei negozi attorno a loro, trasformando la ricerca online in traffico reale nei punti vendita. Un modo diverso di interpretare il digitale: non come sostituzione, ma come potenziamento.
Non si tratta solo di avere avuto un’intuizione. Ma di sviluppare nel tempo una capacità: quella di guardare dove gli altri non stanno guardando. Non costruire semplicemente un prodotto. Ma un sistema capace di evolvere, di adattarsi, di crescere insieme al mercato. Da lì inizia un percorso che, negli anni, porterà alla nascita di Shopfully.
Una crescita che prende forma per passaggi successivi: investimenti, espansione internazionale, acquisizioni strategiche, integrazioni tecnologiche. Dalla prima apertura fuori dall’Europa fino all’ingresso in nuovi mercati, passando per l’evoluzione da app company a vera e propria tech company.
Oggi Shopfully connette oltre 200 milioni di consumatori con centinaia di retailer e brand in più di venticinque Paesi, muovendosi in uno spazio — quello del “drive to store” e del retail media — che sta ridisegnando il modo in cui le persone scoprono e scelgono cosa acquistare.
Ma ridurre tutto questo a una sequenza di traguardi sarebbe fuorviante. Perché, nel frattempo, cambia anche chi quella traiettoria la guida.
All’inizio, la leadership ha un ritmo preciso. È energia, presenza, esempio. Serve spingere, accelerare, dimostrare che è possibile. Poi serve lucidità per continuare. Ma con la crescita, qualcosa si trasforma.
La complessità aumenta, le variabili si moltiplicano, le persone coinvolte diventano centinaia. E ciò che funzionava all’inizio non basta più. Crescere non significa solo scalare un modello. Significa prendersi carico di una complessità sempre più ampia.
È qui che avviene uno dei passaggi più delicati. Stefano Portu lo racconta con una sintesi che colpisce: il ruolo del CEO diventa quello di portare chiarezza. Non solo prendere decisioni. Ma creare il contesto in cui quelle decisioni possano essere comprese, condivise, portate avanti.
Chiarezza su dove si sta andando. Chiarezza sulle priorità. Chiarezza su ciò che conta davvero. Perché è la chiarezza, più dell’energia, a permettere a un’organizzazione di crescere senza disperdersi.
C’è poi un altro livello, meno visibile ma altrettanto decisivo. Per anni, il lavoro occupa tutto lo spazio. Il tempo si comprime, le altre dimensioni restano ai margini, spesso accompagnate da una sensazione di colpa. Poi, lentamente, qualcosa cambia anche qui.
Non è una scelta improvvisa, ma una presa di consapevolezza: famiglia, amici, sport, musica non sono alternative al lavoro. Sono ciò che rende possibile farlo bene. Un equilibrio che non ha nulla di statico, ma che diventa parte integrante del modo in cui si costruisce, si guida, si prende responsabilità.
Oggi, guardando avanti, la direzione resta coerente con quell’intuizione iniziale. Il mondo dello shopping continua a trasformarsi, ma il punto di partenza non è cambiato: le persone cercano online, ma acquistano ancora, in larga parte, nei negozi fisici. È in quello spazio che si gioca la partita.
E se il retail media rappresenta una delle evoluzioni più rilevanti dell’advertising digitale, l’obiettivo resta lo stesso: dare i super poteri digitali anche ai negozi vicino a casa. Non inseguire chi è già dominante. Ma mettere nelle condizioni di competere chi, fino a oggi, è rimasto indietro.
In fondo, tutto torna lì. Alla capacità di vedere ciò che non è immediatamente evidente. Di fermarsi su ciò che altri considerano marginale. E di costruire, proprio in quel punto, qualcosa che prima non c’era.
Non è solo una questione di intuizione. È un modo di stare dentro la complessità. E, soprattutto, di darle forma.
#ToBeContinued
Andrea Bettini