Luca Stevanato – Quando il cielo insegna alla terra a risparmiare l’acqua

Luca Stevanato, CEO & Founder di Finapp
Luca Stevanato, CEO & Founder di Finapp

 

C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui si impara che il cielo non è solo un luogo di desideri sussurrati. È un palcoscenico antico, dove le stelle recitano la loro parte da milioni di anni e dove persino ciò che non vediamo — i raggi cosmici — può cambiare il modo in cui camminiamo sulla terra. Luca Stevanato questo l’ha capito presto: basta alzare gli occhi per scoprire un futuro intero.

Per lui il cielo è sempre stato un richiamo naturale. Non solo quello romantico delle notti d’agosto, ma quello silenzioso delle particelle che attraversano ogni cosa, costanti e inafferrabili. Un cielo che non chiede promessa alcuna, ma offre strumenti per leggere il mondo. È da lì che comincia la sua storia. O meglio, è da lì che Luca comincia a capire qual è il suo posto.

Fisica, prima di tutto. Una scelta che non nasce da un colpo di fulmine, ma da una deviazione improvvisa. Luca, infatti, da ragazzo immaginava per sé la strada della Matematica. Poi osserva da vicino il percorso di sua sorella, già immersa in quella disciplina: spazi a otto dimensioni, simboli presi dall’alfabeto cirillico perché quelli greci non bastano, astrazioni che sembrano non toccare mai terra. È in quel momento che capisce una cosa semplice e decisiva: lui è uno pratico. A lui piace costruire, sperimentare, inventare, vedere le cose funzionare. La matematica gli appare troppo distante dalla concretezza che cercava.

E così sceglie Fisica, “la seconda cosa che fa più uso della matematica”, ma con una differenza sostanziale: nella fisica può mettere le mani dentro i fenomeni, può unirsi al mondo reale, può trasformare un’equazione in una misura, un’idea in uno strumento. Per sua fortuna — dice — è stato amore immediato.

All’Università di Padova scopre il rigore e la bellezza dei fenomeni invisibili, ma soprattutto quella particolare declinazione della fisica che non resta chiusa nei laboratori: la fisica che serve. La fisica che salva, protegge, misura. Quella che può individuare materiale radioattivo in un container o garantire la sicurezza di un acquedotto. Non è teoria, è impatto.

La sua strada professionale sembra tracciata: la carriera accademica, il laboratorio di Fisica Nucleare Applicata, la speranza — un po’ timida, un po’ testarda — di diventare professore. È un percorso ordinato, quasi rassicurante. Ma il destino, quando entra in scena, difficilmente segue le linee che avevamo immaginato.

Un giorno, quasi per caso, accade qualcosa. Analizzando i dati di un rivelatore che avrebbe dovuto misurare tutt’altro, Luca e il suo gruppo scoprono che quella strumentazione è in grado di leggere la presenza dell’acqua nel terreno. Non un punto, non un centimetro: ettari interi. Una misura ampia, affidabile, continua. Una finestra nuova sulla terra, aperta proprio grazie al cielo.

Quell’intuizione diventa un’idea. L’idea diventa un progetto. E il progetto diventa, nel 2019, Finapp: uno spin-off universitario nato per rivoluzionare il modo in cui il mondo misura l’umidità del suolo.

Ma trasformare una scoperta in un’impresa non è mai un processo lineare. Lo capisce quando raccoglie i primi 200.000 euro di finanziamento: una conferma che la tecnologia funziona, certo, ma anche una voce silenziosa che lo invita a prendere una decisione. Lasciare il “posto sicuro”, uscire dall’università, diventare imprenditore. Una parola che fino a quel momento non gli apparteneva.

A convincerlo non è il potenziale del business, ma una sensazione più semplice e allo stesso tempo più profonda: sarebbe un insulto non provarci. E così, nel 2021, con un figlio di due anni e tutto il peso di una responsabilità nuova, fa il salto. La madre — racconta sorridendo — quasi sviene. Ma il coraggio, come l’acqua, trova sempre la sua strada.

Il resto è una storia che accelera. Un milione di euro raccolto nel 2022. Il primo dipendente assunto il 1° settembre dello stesso anno. Progetti in Italia, negli Stati Uniti, in Brasile, in Africa. La FAO che presenta Finapp alla COP28 come una delle tecnologie più promettenti per l’agricoltura del prossimo decennio.

E una promessa mantenuta: fornire agli agricoltori uno strumento che non misura un punto, ma un ecosistema. Che dice quando irrigare, quanto irrigare, se irrigare. Che permette di aumentare la resa del 20% usando il 20% in meno di acqua. Che non si limita a servire l’agricoltura, ma aiuta le ARPA a prevedere alluvioni, incendi, frane, riducendo del 50% i falsi allarmi.

È una nuova grammatica del suolo, scritta con l’inchiostro dei raggi cosmici.

E mentre il team cresce, la voce di Finapp si diffonde, la tecnologia si raffina, Luca si scopre imprenditore giorno dopo giorno. Non per ambizione, ma per necessità. “Non si nasce imprenditori — racconta — lo si diventa imparando a fare, sbagliando, aggiustando”. Oggi gestisce persone, strategie, investitori, ma continua a definirsi come ciò che è sempre stato: un risolutore di problemi.

C’è una cosa, però, che non è cambiata: il rapporto con il tempo. Luca non lo spreca. Tra la crescita di Finapp e un figlio piccolo che vuole conquistare il mondo, ha scelto una sola attività del tempo libero: l’acquario. Una scelta di cuore, nata per far felice suo figlio e diventata un piccolo spazio di cura, silenzio, bellezza. Una forma di equilibrio, forse.

E poi c’è il cielo. Sempre lui. Quello che gli amici gli fotografano quando appare un’aurora boreale, chiedendogli se “ha visto i raggi cosmici”. Quello che non smette mai di parlargli, anche ora che l’impresa corre veloce. Perché per Luca i raggi cosmici sono insieme strumento, metafora e promessa: ricordano che l’invisibile può guidare il visibile, che ciò che non vediamo può determinare il nostro futuro.

Quando gli chiedo quale sia il traguardo che vede all’orizzonte, non parla di quotazioni, di exit, di premi. Dice una cosa semplicissima: «Quando nel mondo, alla domanda “come misuri l’umidità del suolo?”, la risposta naturale sarà “anche con i raggi cosmici”, allora vorrà dire che abbiamo davvero fatto la differenza. E forse sarà il momento di lasciare il timone a qualcun altro».

È in questa frase che si capisce tutto: il senso del suo lavoro, la visione, la misura dell’ambizione.

La storia di Luca Stevanato è la storia di un uomo che ha imparato dal cielo come prendersi cura della terra. E che continua, ogni giorno, a far dialogare ciò che sta sopra con ciò che sta sotto: le stelle e i campi, il possibile e il reale, il passato che illumina e il futuro che chiede acqua, coraggio e una nuova forma di immaginazione.

#ToBeContinued
Andrea Bettini