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Mettere insieme i tasselli della propria identità d’impresa: Lanerossi Triennale

Lanerossi_Triennale-PosterÈ sempre una questione di identità. È sempre una questione di costruire il proprio futuro, guardando da dove si è partiti. È un processo, evolutivo e nello stesso tempo di ricostruzione dell’anima. Che ogni individuo ha. Che ogni impresa ha. Quella che vi sto per raccontare è un po’ un esempio di quella che potremmo definire genetica di un brand. Il brand in questione è uno di quelli che ha più di 200 anni alle spalle di storia e non sarebbe sicuramente sufficiente un breve articolo per ricostruirne le gesta, ma quello che è interessante è come si sono intrecciate una serie, chiamiamole di indagini, che non hanno fatto altro che confermare, che la direzione che questo gruppo industriale vuole intraprendere, non è solo corretta, ma è legittimata da ciò che già era e ciò che è diventata. Ma andiamo per ordine.

Il gruppo del quale stiamo parlando si chiama Marzotto. Non ha bisogno di presentazioni, perché ha fatto la storia industriale (e sociale) del nostro Paese. Da qualche anno ha deciso di investire nel mondo del tessile arredamento cercando di offrire una proposta sempre più coerente per quanto riguarda il mondo del design. Partendo da brand altrettanto storici come Lanerossi, Redaelli Velluti e aggiungendo oggi realtà come Prosetex, passando da imprese leader come il Linificio e Canapificio Nazionale, sta ottenendo ottimi riscontri da aziende top nell’ambito dell’arredo, che vedono nel gruppo Marzotto un interlocutore affidabile e solido nel mondo dei tessuti per l’arredamento e per ampliare il mondo dell’accessorio casa. Ma se questa è la direzione e la strategia intrapresa da Marzotto è qui che scatta l’intreccio con il passato, la sua ricostruzione e la conferma di un’identità. Ed è qui che inizia anche la nostra storia.

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Fine ottobre 2019. Un periodo che per alcuni rappresenta l’avvicinamento a un inverno non tanto amato, mentre per altri, le residue giornate in cui il colore autunnale regala le sue più belle interpretazioni. Comunque a Milano quel giorno non c’era tanto freddo. Nemmeno la nebbia presenziava e Parco Sempione sembrava non avere molto da invidiare a Central Park. È la giornata perfetta per una missione. È la giornata perfetta per Giulia Pivetta. Lei non lo sa ancora, ma i desideri si realizzano anche alla luce del sole.

Gilulia, diplomata in fashion e textile design con anche una specialistica in storia dell’arte e conservazione dei beni, dopo aver lavorato per diversi anni nell’editoria di moda con un focus molto specifico in quelle che sono le culture giovanili, è approdata in Marzotto Lab, dove in maniera molto trasversale, segue tutto ciò che è l’immagine del gruppo tessile. Giulia però quel giorno non è un caso che sia lì. Non è un caso che stia facendo una ricerca all’interno della Triennale. Ha bisogno di un segnale, di una prova, di un qualcosa che avvalli quello che non è solo un suo pensiero, ma una verità dimenticata. Lanerossi è design. Lanerossi fa parte del design italiano, fin dalla sua genesi e che l’accessorio tessile da interior è un oggetto di design a tutti gli effetti. E come avviene spesso per passionari rabdomanti, il segnale non tarda ad arrivare.
 
Giulia ha in mano il catalogo della 5^ Triennale, anno 1933. Un anno storico anche per la Triennale. È l’anno in cui viene edificato il Palazzo dell’Arte. È la prima Triennale di Milano, dal momento che le precedenti si erano svolte a Monza. È un periodo storico altrettanto particolare, in cui si cerca di trovare una soluzione alla casa moderna, dove per moderno si deve intendere stile modernista, dove dalla Francia arrivano i dettami di Le Corbusier, ma c’è proprio a livello internazionale un forte dinamismo sul tema. Giulia scorre con molta attenzione la nomenclatura delle aziende presenti alla fine del catalogo e quando arriva alla lettera “L” appare Lanerossi. C’è una foto. È in bianco e nero. Sullo sfondo lo stand dell’azienda. In primo piano un plaid che conferma che alla nascita del design italiano, Lanerossi c’è.
 
Per Giulia è solo l’inizio. Da lì sono iniziate diverse ricerche, mettendo insieme differenti archivi tra cui lo stesso archivio Lanerossi, l’archivio Triennale e l’archivio Baldessari, già proprio l’archivio dell’architetto Luciano Baldessari colui che poi ha allestito tutta la quinta edizione della Triennale del ’33 e che aveva allestito anche la partecipazione dell’Italia all’esposizione internazionale di Barcellona del ’29.
 
Il lavoro di Giulia è continuo e ogni nuovo tassello che trova, va perfettamente inserirsi in uno scenario molto più ampio di messa a fuoco dell’identità di Lanerossi. Mette insieme archivi differenti. Colleziona materiali diversi e proprio nell’archivio Lanerossi trova il campione della coperta presente in quello scatto datato e ritrovato, permettendo anche un’esperienza tattile in questo viaggio del tempo. C’è un altro punto importante però. Il pattern della coperta ritrovata si chiama proprio Triennale, quasi a consacrazione di un binomio naturale e indissolubile quello tra Lanerossi e il design. È chiaro che una (ri)scoperta come questa cambia i paradigmi legati al textile design, dal momento che si può parlare di esso non solo per i tessuti d’arredo, ma con autorevolezza per tutti quelli che sono gli accessori tessili da interior.
 
Lanerossi TriennaleLa ricerca di Giulia si spinge anche alla realizzazione della cartella colori, che comunque non si discosta da quella originale dopo che ha trovato altre fotografie anche a colori. Si dà inizio alla realizzazione di una nuova linea “Memory is My Home”, in cui è presente proprio anche l’accessorio Triennale. Viene fatto anche un bellissimo servizio fotografico ambientato all’interno del Gallaratese, la costruzione popolare di Milano fatta da Aldo Rossi, concessa a braccia aperte per sottolineare la portata di un progetto di valorizzazione culturale.
 
È stato un lavoro di connessioni quello compiuto da Giulia, dove archivi differenti si sono incrociati facendo uscire fotografie, piantine di stand, bozzetti fatti a mano, ma soprattutto il codice genetico di Lanerossi, che è un codice intriso di design, ancor prima che il design esistesse e tutto, quindi anche i tessuti, facevano parte integrante dell’architettura.
 
All’interno di questo progetto Archivio c’è un tema di recupero di un’identità. Un mettere insieme una serie di punti che fanno capire come all’interno dei brand del tessuto, nel caso specifico di Lanerossi, sia totale l’appartenenza al mondo dell’arredo. Se c’è una coperta che si chiama come il museo del design italiano ci sarà un motivo.
 
Può che essere soddisfatta Giulia del suo lavoro. Anche se la sua fame di scoprire e conoscere sicuramente non finirà qui. Nel frattempo però questo è la risultante di come strategia e visione del futuro di un brand è perfettamente allineata con il patrimonio genetico passato. Perché il futuro si può creare solo conoscendo bene le proprie radici.
 
Giulia non ha fatto altro che questo. Recuperare e mettere insieme dei tasselli che danno una conferma di come il Gruppo Marzotto costituisca un’identità autorevole nell’ambito dell’arredamento.