Francesca Bardelli Nonino – La voce nuova di una storia viva

Francesca Bardelli Nonino - L’influencer della Grappa. 6ªgenerazione Nonino, Distillatori in Friuli dal 1897.
Francesca Bardelli Nonino – L’influencer della Grappa. 6ªgenerazione Nonino, Distillatori in Friuli dal 1897.

 

Portare un cognome come Nonino può sembrare, da fuori, una fortuna già scritta. Una strada spianata. Un’eredità da abitare senza troppe domande. Ma le storie vere, quasi mai, sono così semplici. E quella di Francesca Bardelli Nonino, sesta generazione di una famiglia che ha cambiato il destino della grappa italiana, racconta piuttosto un’altra cosa: il tentativo ostinato di trasformare un’eredità in una voce propria.

Nasce dentro una storia importante. Una storia che comincia nel 1897, quando Orazio Nonino stabilisce a Ronchi di Percoto la sede della distilleria di famiglia, e che trova uno dei suoi snodi decisivi il 1° dicembre 1973, quando Benito e Giannola Nonino creano la prima grappa di singolo vitigno, il Monovitigno® di Picolit, aprendo una nuova epoca per un distillato fino ad allora percepito troppo spesso come povero, rustico, minore.

Da lì in poi, il percorso dei Nonino è stato quello delle rivoluzioni vere: cambiare il prodotto, cambiare il linguaggio, cambiare lo sguardo del mondo. Fino ad arrivare al 2020, quando Nonino Distillatori viene proclamata “Migliore Distilleria del Mondo” ai Wine Enthusiast Wine Star Awards: prima distilleria italiana e primo brand di grappa a ottenere questo riconoscimento.

Dentro questo racconto, Francesca entra ufficialmente dieci anni fa. Non con una poltrona pronta, non con una casella già definita. Piuttosto con una sensazione ambigua, che conoscono bene molte figlie e molti figli d’impresa: il privilegio di partire da un cognome che apre porte e, allo stesso tempo, il bisogno quasi fisico di meritarsi il proprio posto.

Aveva studiato Economia e Gestione Aziendale, con un semestre alla Yonsei University di Seoul e un tirocinio in illycaffè. Una traiettoria che sembrava portarla altrove, o perlomeno in una direzione più canonica, più difendibile, più autorevole.

Invece l’ingresso in azienda la costringe a una verità più profonda: ciò che la muove davvero non è la finanza, ma la comunicazione. Non quella levigata, senz’anima, perfettamente in ordine. L’altra. Quella viva. Quella che passa dalle persone, dai gesti, dall’energia con cui una storia viene detta.

All’inizio fa un po’ di tutto. Fiere, rappresentanza, presenza sul campo. Un ruolo cucito più sulle necessità del momento che su un progetto prestabilito. Eppure è proprio questo vuoto iniziale a rivelarsi decisivo. Perché invece di occupare un posto già assegnato, Francesca comincia lentamente a costruirsene uno su misura. Con una consapevolezza maturata passo dopo passo: il talento, nelle aziende di famiglia, non basta ereditarlo. Va dichiarato, e poi dimostrato. Anche perché, essere una giovane donna in quel contesto, spesso significa partire con un pregiudizio silenzioso da ribaltare: quello dell’incompetenza fino a prova contraria.

Lo fa nel modo che le somiglia di più: studiando, sporcandosi le mani, entrando nelle cose. Frequenta un corso da bartender, consegue il diploma da sommelier AIS, ottiene il WSET di terzo livello, aggiunge due master in Social Media Communication e User Experience. Non per collezionare titoli, ma per darsi strumenti. Per sapere davvero di che cosa sta parlando. Per sentirsi autorevole senza appoggiarsi soltanto al cognome.

Nel frattempo comprende qualcosa di essenziale anche sulla sua famiglia e sull’azienda che porta il loro nome. Nonino, vista da fuori, è giustamente il luogo dell’eccellenza: la famiglia che ha rivoluzionato la grappa, il made in Italy, i premi internazionali, la distilleria celebrata nel mondo. Ma tutto questo, da solo, non basta a restituire il cuore della casa. Non racconta fino in fondo ciò che Francesca conosce dall’interno: un’impresa che resta famiglia, una casa-bottega in cui il lavoro convive con la quotidianità, in cui l’orto, le vinacce, gli uffici, la memoria e i legami stanno ancora dentro lo stesso paesaggio umano.

È lì che capisce quale potrebbe essere il suo compito: non inventare una nuova storia, ma restituire calore a una storia già grande. Far percepire all’esterno non solo l’eccellenza, ma la sua temperatura.

Da questa intuizione nasce il suo modo di comunicare. Un modo che non smonta il passato, ma lo avvicina. Che non abbassa il prestigio, ma lo rende più accessibile. Che non banalizza, ma traduce.

In questo processo, Francesca impara anche a trasformare ciò che non sa in un vantaggio: mettersi nei panni di chi non conosce la grappa, semplificare senza impoverire, scegliere cosa dire e come dirlo. Inoltre, ha il coraggio di portare nella narrazione di Nonino qualcosa che prima si vedeva meno: l’imperfezione vitale delle persone, la spontaneità, il sorriso, la passione, persino una certa schiettezza friulana che non cerca di piacere a tutti i costi. È come se avesse intuito, prima di molti altri, che anche un marchio iconico ha bisogno non solo di essere rispettato, ma di essere sentito.

La svolta più evidente arriva con i social e, in particolare, con LinkedIn. Prima la comunicazione era più istituzionale, più composta, più “patinata”. Poi Francesca prende coraggio. Mette la famiglia davanti a una telecamera. Fa raccontare a sua nonna, in pochi minuti densissimi, la rivoluzione del Monovitigno®. Cerca di portare fuori da Percoto non soltanto un prodotto, ma una voce. E poi arriva il Covid, che azzera viaggi, incontri, fiere, visite in distilleria. Per una realtà come Nonino, abituata a far vivere l’esperienza oltre che a raccontarla, sembra quasi una sottrazione di respiro

È lì che Francesca trova uno dei suoi passaggi più veri. Immagina masterclass online gratuite con kit degustazione inviati ai ristoratori. Le costruisce quasi artigianalmente, con un budget piccolo, con la precisione di chi ha fatto i conti uno a uno, con la determinazione di chi vuole fare qualcosa di utile e coerente.

La campagna funziona oltre le attese. I contatti si moltiplicano. Le masterclass diventano venticinque. E soprattutto succede una cosa più importante del risultato: Francesca capisce che il linguaggio può cambiare il destino della percezione. È anche lì che prende forma una convinzione che la accompagna: innovare, in fondo, è una forma di disobbedienza andata a buon fine.

In fondo la sua idea è semplice e potentissima: non esistono prodotti vecchi, esistono narrazioni noiose. La grappa, nel suo sguardo, non è un reperto da difendere. È una storia da riaccendere. Un distillato che può tornare a parlare alle persone se qualcuno trova il tono giusto, l’energia giusta, la verità giusta per raccontarlo.

Forse è proprio qui che si colloca la sua cifra. Non nell’essere “influencer della grappa”, definizione che pure l’ha accompagnata fino a diventare riconoscimento pubblico, né nei premi ottenuti in questi anni – dall’ingresso nel programma globale LinkedIn Influencer nel 2021 ai riconoscimenti ricevuti per l’innovazione digitale e la comunicazione del made in Italy. Tutto questo conta, naturalmente. Ma conta ancora di più il movimento che c’è sotto: aver preso una materia antica e averle restituito un linguaggio contemporaneo.

Una voce che non rinuncia alla responsabilità. Perché raccontare un distillato, oggi, significa anche misurarsi con il tema del bere consapevole. E Francesca lo fa scegliendo una strada precisa: non esibire il consumo, ma condividere cultura. Spiegare cos’è la vinaccia, che cosa significa davvero artigianalità, perché in etichetta certe parole contano, che differenza c’è tra un colore naturale e uno alterato, perché conoscere ciò che si beve è già una forma di rispetto. Non è un dettaglio. È una postura. Ed è anche, in fondo, un modo per restare fedeli a una tradizione che ha sempre unito qualità e rigore.

Poi c’è il resto, che resto non è. C’è il mondo, che Francesca continua a percorrere come ambasciatrice di una storia italiana capace di farsi capire anche molto lontano da casa. C’è la gioia che prova quando dall’altra parte dell’oceano qualcuno si ricorda non solo del prodotto, ma dell’emozione con cui glielo ha fatto incontrare. C’è la consapevolezza che una piccola media impresa non può competere con i budget delle multinazionali, ma può ancora vincere attraverso qualcosa di meno comprabile: la passione.

E c’è, soprattutto, il capitolo più intimo. Quello di un’azienda quasi tutta al femminile, abitata ogni giorno da nonna, madre, zie, figlie. Un luogo bellissimo e complesso, dice in sostanza il suo racconto: pieno d’amore, ma anche di contrasti, di tenerezza e di scosse, di merende insieme e di confronti veri. Ma forse anche per questo così formativo. Crescere lì, per Francesca, ha significato vedere fin da subito che le donne possono reggere insieme la casa, il lavoro, la visione, la fatica. E che non devono chiedere permesso per essere autorevoli.

Oggi Francesca Bardelli Nonino è responsabile della comunicazione web e corresponsabile del mercato USA insieme alla zia Elisabetta. Ma più ancora delle cariche, colpisce la forma che ha dato al suo ruolo: qualcosa che non c’era e che lei ha saputo immaginare. Un punto d’incontro fra radici e linguaggi nuovi, fra famiglia e pubblico, fra artigianalità e contemporaneità. Un ruolo costruito senza tradire la storia, ma senza nemmeno restarne schiacciata.

Il prossimo obiettivo dichiarato è apprendere l’arte della distillazione dalla madre e dal nonno, per diventare Mastro Distillatore. E anche in questo desiderio si sente la direzione del suo cammino: non limitarsi a raccontare il fuoco, ma imparare a custodirlo da vicino. E continuare a seguire quello che lei stessa descrive come uno “sfarfallio nella pancia”: quell’energia sottile da cui nascono, quasi sempre, le cose più vere.

In fondo, il suo percorso assomiglia proprio a questo. A una giovane donna entrata in una storia già leggendaria e capace, senza alzare la voce più del necessario, di aprirvi dentro una stanza nuova. Quella in cui l’eccellenza smette di essere soltanto una parola da esibire e torna a farsi relazione, presenza, calore. Quella in cui anche un cognome pesante può diventare, finalmente, un linguaggio personale.

#ToBeContinued
Andrea Bettini