
Matteo Baldi studia Giurisprudenza. Per un periodo pensa persino di fare il notaio.
Mirko Valente, ancora al liceo, fa il PR nelle discoteche romane. Gli serve per guadagnarsi qualcosa, viaggiare, concedersi qualche libertà senza chiedere la paghetta ai genitori.
Le loro strade cominciano lontane.
Matteo viene da una famiglia di imprenditori del tessile, nel distretto pratese. Un mondo fatto di manifattura, materia, produzione. Lui sceglie altro. Durante gli anni dell’università arriva negli Stati Uniti e si accorge che attorno ai blogger sta nascendo qualcosa. Instagram ancora non esiste e in Italia pochi immaginano che quel fenomeno possa diventare un’industria.
Per un periodo vive tra Milano e Los Angeles. Interrompe gli studi, osserva ciò che sta accadendo dall’altra parte dell’oceano e decide di provarci.
Quando torna in Italia trova un mercato ancora da costruire. Uffici stampa e centri media guardano spesso ai blogger come a un fenomeno passeggero. Matteo comincia da quello che gli altri lasciano. Le chiama «briciole». Comincia da lì a costruire la sua azienda.
Mirko cresce invece vicino a un mestiere che esiste da molto prima di lui. Suo padre Fulvio lavora dagli anni Ottanta nella regia delle sfilate di moda. Roma è ancora uno dei luoghi dell’alta moda italiana e palazzi, piazze, monumenti possono diventare scenografie.
Quella del padre, però, non è ancora l’azienda che Mirko contribuirà a costruire. Prima arriva altro.
Le pubbliche relazioni gli insegnano a stare con le persone. Durante l’università fonda Youniversity, una concessionaria pubblicitaria che porta la comunicazione dei brand all’interno degli atenei. Una parte dei ricavi generati dalla pubblicità viene destinata alle università per finanziare interventi e servizi per gli studenti.
Poi il mondo cambia. Arrivano i social media e quel mercato perde progressivamente centralità.
Mirko intanto si avvicina agli eventi. Il padre non lo chiama per consegnargli qualcosa. È lui a interessarsi a quel mestiere. Le relazioni costruite negli anni cominciano a generare occasioni: qualcuno cambia azienda, lo ricontatta, chiede una proposta.
A un certo punto comprende che l’attività del padre può diventare qualcosa di diverso. Bisogna strutturarla.
Con il fratello Federico e il padre Fulvio comincia così un percorso che trasforma progressivamente quella realtà familiare in Italia Eventi Group. Mirko racconta una crescita da circa 600 mila euro a 21 milioni di fatturato nell’arco di dieci anni. Il gruppo arriva a una cinquantina di persone e lavora sempre più spesso fuori dall’Italia.
Anche Matteo continua a crescere.
Nel 2016 fonda MB New Media Agency a Milano. Il settore che qualcuno considerava una moda passeggera diventa parte delle strategie dei grandi brand. Attorno all’agenzia si sviluppano competenze che vanno dall’influencer marketing ai social media, dalla produzione al talent management.
Poi arriva il Covid. Un giorno Matteo riceve una mail da Olivier Billon, fondatore di YKONE. Solo che quella mail non è destinata a lui. Olivier cerca un altro Matteo.
Matteo segnala l’errore, ma coglie l’occasione per continuare la conversazione: «Con questa scusa, come stai?». Cominciano a parlare.
Da un destinatario sbagliato nasce così l’incontro che cambierà la traiettoria della sua impresa.
Le loro aziende hanno caratteristiche differenti. YKONE è fortemente verticale sull’influencer marketing, orientata alla tecnologia e ai dati. La realtà costruita da Matteo ha una forte componente relazionale e competenze distribuite tra talent management, social media, produzione e progetti speciali. Capiscono che quelle differenze possono sommarsi.
Nel 2021 YKONE acquisisce il 51 per cento di MB New Media Agency. Dall’operazione nasce YKONE Baldi.
Per Matteo è anche l’inizio di un modo diverso di pensare alla crescita. Diventare più grandi non significa diventare esperti di tutto.
«I tuttologi non piacciono a nessuno.»
Meglio mettere attorno allo stesso tavolo competenze verticali, capaci di conservare la propria identità e allo stesso tempo di diventare parte di qualcosa di più grande.
È lungo questo percorso che le strade di Matteo Baldi e Mirko Valente cominciano a incrociarsi. Accade lavorando per grandi brand della moda, del lusso, dell’orologeria e dell’eyewear. Italia Eventi cura la produzione degli eventi; YKONE la strategia social, l’influencer marketing e i talent. Si ritrovano sugli stessi progetti, ciascuno con una competenza diversa.
Incontrarsi, però, non significa riconoscersi. Matteo e Mirko lo fanno.
Il primo elemento comune ha poco a che vedere con un business plan. Matteo ha cominciato la propria impresa con alcuni dei suoi migliori amici e con sua sorella. Mirko con il padre e il fratello. La prima sede dell’azienda dei Valente è casa dei genitori; poi arriva un piccolo ufficio per quattro o cinque persone e infine una struttura molto più grande.
Entrambi crescono conservando quell’impronta.
Matteo la chiama «attaccamento alla maglia». Mirko racconta di collaboratori diventati amici, persone che lavorano insieme e partono insieme per le vacanze.
I processi servono. La struttura serve. La dimensione impone regole. Rimane qualcosa che un organigramma fatica a rappresentare.
La nonna di Matteo glielo ha insegnato in modo più semplice: «Al lavoro ci devi stare un sacco di ore. Fallo con gente che ti piace».
Matteo e Mirko si piacciono.
Prima ancora di immaginare ciò che potrebbero fare insieme, riconoscono un modo simile di stare dentro un’impresa. Poi arrivano le competenze.
Il confine tra un evento fisico e ciò che accade prima e dopo è diventato sempre più sottile. Un’esperienza vissuta da alcune centinaia di persone può raggiungerne molte di più attraverso contenuti, social media e influencer. Perché accada, però, ogni elemento deve essere pensato insieme agli altri.
Se la strategia influencer viene costruita separatamente dall’evento, basta che manchino alcuni spazi pensati per generare immagini e contenuti perché una parte del potenziale vada persa. Lo stesso accade quando un grande evento viene progettato senza pensare a come continuerà a vivere una volta terminato.
L’evento diventa esperienza. L’esperienza continua nel racconto.
È la stessa logica di integrazione che ritroviamo in ONE Group, il gruppo internazionale di cui YKONE fa parte e che riunisce agenzie specializzate in competenze diverse e complementari.
Nel settembre 2026 arriva un nuovo tassello: ONE Group acquisisce una quota di maggioranza di Italia Eventi Group, che diventa NO BORDER. Il gruppo riunisce oggi oltre 450 professionisti in 14 Paesi e 21 città, con un fatturato superiore ai 200 milioni di dollari.
Matteo è CEO Europe di ONE Group; Mirko rimane alla guida di NO BORDER come co-founder e CEO, accanto al fratello Federico, co-founder e Creative Director.
I numeri raccontano la dimensione dell’operazione. Matteo sceglie un altro modo per raccontarne il valore.
«Noi prima di tutto abbiamo comprato Mirko.» Ride. Poi scherza sul fatto che, non potendo comprare una persona, sia stato necessario comprare la società.
Dietro la battuta c’è una convinzione precisa. Per Matteo il valore di un’azienda risiede in larga parte nelle persone che sono state capaci di costruirla. E crescere attraverso le acquisizioni significa anche mettere insieme imprenditori, competenze e culture, accettando di condividere una parte del proprio potere.
È un tema sul quale insiste. A suo giudizio l’impresa italiana ha spesso faticato a compiere questo passaggio: cedere qualcosa di sé per poter costruire qualcosa di più grande.
Mirko quella resistenza la conosce. La sua prospettiva era continuare a crescere autonomamente. L’incontro con Matteo gli mostra un’altra possibilità.
Parlando di lui lo definisce un imprenditore con «una grande visione», capace di fargli aprire la mente rispetto alle opportunità che possono nascere dall’unione.
Matteo restituisce il ritratto. Mirko per lui è una persona buona, un padre di famiglia, un grande lavoratore, con valori forti.
Poi aggiunge una caratteristica. «Mirko ci vede lungo.»
È probabilmente anche per questo che oggi guardano nella stessa direzione.
NO BORDER ha già cominciato a portare le proprie competenze in altri Paesi. L’obiettivo è riuscire a realizzare esperienze in parti diverse del mondo mantenendo qualità e attenzione, mettendo insieme una struttura internazionale e competenze locali.
Matteo immagina persone e conoscenze capaci di muoversi tra i Paesi. Mirko pensa ai clienti seguiti inizialmente per gli eventi ai quali offrire progressivamente competenze più ampie, su mercati differenti.
Sono arrivati fin qui seguendo percorsi che all’inizio sembravano portare altrove. Per Mirko fare impresa significa anche vedere le persone che lavorano accanto a lui comportarsi come se l’azienda appartenesse un po’ anche a loro.
Per Matteo significa rischiare. Quando ha cominciato, il suo mestiere quasi non aveva un nome. Ha dovuto spiegare, convincere, lavorare anche gratuitamente e continuare a credere che quello spazio sarebbe diventato un mercato.
Entrambi riconoscono di aver ricevuto qualcosa che ha contato: la libertà.
Matteo avrebbe potuto continuare Giurisprudenza. Quando decide di partire per Los Angeles per seguire un mondo che la sua famiglia conosce poco, i genitori lo lasciano provare. Non costruisce attorno a quella scelta la retorica del self-made man. Ricorda di aver avuto una famiglia capace di sostenerlo e le condizioni per tentare.
Mirko riconosce al padre una libertà simile. Prima le discoteche, poi l’università, la concessionaria pubblicitaria, infine gli eventi.
Se oggi potessero parlare ai bambini che erano, direbbero quasi la stessa cosa. Matteo sceglierebbe una parola: «Divertiti». Mirko direbbe di fare ciò che si sente e di non avere paura di sbagliare. Perché «Solo chi fa può sbagliare, ma almeno ha provato e ha fatto…».
Due strade cominciate lontane si sono incontrate molti anni dopo e proprio quando avrebbero potuto continuare ciascuna per conto proprio, Matteo Baldi e Mirko Valente hanno scelto di unirle.
Perché costruire qualcosa di proprio, a un certo punto, può significare anche scegliere con chi farlo diventare più grande.
#ToBeContinued
Andrea Bettini