Nicola Farronato – Il tempo giusto

Nicola Farronato, Founder & Co-CEO di W4 Games
Nicola Farronato, Founder & Co-CEO di W4 Games

 

L’impresa più importante della sua vita nasce da un’idea che non è sua.

A Nicola Farronato sono serviti anni per capire quanto conti questa frase.

Quando comincia, nel 2010, il suo modo di intendere l’imprenditore è diverso. L’idea viene prima. Bisogna averla, crederci, innamorarsene abbastanza da convincere altri a seguirla. Nicola arriva da Bassano del Grappa e parte per l’Irlanda. Vuole fare startup. Rimarrà lì per quasi dieci anni.

Il filo conduttore è il software. Cambiano i progetti, i mercati, le intuizioni. Con B-sm@rk lavora sulla sentiment analysis e prova a leggere le emozioni espresse dalle persone online. Poi si sposta nel travel e nel turismo, lavorando anche sulla ricerca di mercato per gli aeroporti.

Nicola crede molto nelle proprie idee. Qualche volta troppo.

Oggi, riavvolgendo il nastro, conta sette startup co-fondate. Più della metà non hanno raggiunto il risultato sperato. Nel frattempo ha raccolto complessivamente circa cinquanta milioni di dollari da investitori italiani e internazionali. Soprattutto ha imparato a distinguere un’intuizione dalla possibilità che quell’intuizione diventi un’impresa.

La prima variabile si chiama tempo. «Se tu sei un genio e sei nel tempo sbagliato, hai meno possibilità di una persona normale nel tempo giusto.» Poi aggiunge: «Io mi considero una persona normale».

È uno degli insegnamenti che gli anni gli hanno lasciato. Un’idea può essere brillante e arrivare troppo presto. Può incontrare un mercato ancora impreparato o una tecnologia che deve maturare. Poi vengono il team, l’esecuzione, la capacità di portarla sul mercato.

L’idea, quella che all’inizio sembrava essere tutto, comincia a occupare un posto diverso. Prima, però, la vita lo porta altrove.

Finita l’esperienza irlandese, nel 2018 si trasferisce per circa un anno a Parigi. Qui ritrova Veronica Scuotto, conosciuta tempo prima. Lei insegna all’università. Si innamorano. Nel 2019 Veronica vince un concorso a Torino. Nicola in quella città non è mai stato. La segue per amore.

Arriva senza conoscere praticamente nessuno. Una serie di incontri lo conduce all’assessore all’Innovazione della Città di Torino, che cerca qualcuno capace di contribuire a trasformare in progetti la strategia di innovazione della città.
Accetta.

Dal 2019 al 2021 è responsabile del team innovazione della Città di Torino. In mezzo arriva anche una pandemia. Qui lancia il modello di Città Start-up, che diventerà successivamente oggetto della sua ricerca di dottorato. Per uno abituato a costruire aziende significa guardare lo stesso mondo da un’altra prospettiva: comprendere che l’innovazione riguarda un’impresa e, insieme, le condizioni che permettono alle idee di crescere. Poi il mandato finisce. Deve decidere cosa fare dopo.

Un gruppo di persone sta lavorando intorno a un progetto software nel mondo del gaming e cerca qualcuno capace di costruirne la dimensione imprenditoriale: dare una struttura alla società, raccogliere capitali, portare il progetto sul mercato.
Questa volta Nicola non ha avuto l’idea. La riconosce.

Il progetto si chiama Godot, un game engine open source: una tecnologia che permette di sviluppare videogiochi e altre esperienze interattive. Attorno a Godot è cresciuta negli anni una comunità internazionale. Nicola lo definisce «il Linux del mondo del gaming».

Nicola porta ciò che sa fare. La conoscenza delle startup. Il business. L’esperienza internazionale. La capacità di raccogliere capitali e costruire un’impresa. Crea la struttura societaria in Irlanda, raccoglie il primo capitale. Poi decidono di fondarla insieme. Nicola diventa uno dei quattro co-fondatori di W4 Games. È tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022.

Per anni aveva associato l’essere imprenditore alla necessità di partire dalla propria idea. Ora compie un movimento diverso. Fa un passo indietro.

«A me è cambiato tutto quando ho fatto un passo indietro.»

Accetta che l’idea possa appartenere ad altri. Accetta anche di non essere necessariamente il frontman. Mette a disposizione capacità e conoscenze costruite attraverso anni di tentativi, successi ed errori.

W4 Games diventa il progetto che considera, fino a oggi, il punto più alto raggiunto nel proprio percorso imprenditoriale.
Oggi l’azienda è il principale partner enterprise nell’ecosistema di Godot Engine. Aiuta studi e imprese ad adottare e utilizzare Godot in ambienti di produzione complessi. Il team conta circa trenta persone distribuite in oltre venti città nel mondo, secondo un’organizzazione da remoto.

La geografia dell’impresa assomiglia alla geografia della vita del suo co-fondatore. «Il team è ovunque, i capitali sono ovunque, il progetto deve andare ovunque.»

W4 Games ha il proprio cuore in Irlanda. I fondatori hanno nazionalità diverse, gli investitori arrivano da continenti diversi, il mercato principale è negli Stati Uniti. Nicola la guida da Torino, muovendosi continuamente. Proprio a Torino, la città nella quale era arrivato senza conoscere nessuno, oggi W4 Games vuole rafforzare la propria presenza.

Quest’anno arriva un passaggio destinato a cambiare nuovamente la scala. W4 Games raccoglie 18 milioni di dollari in un round Series B guidato da Tencent, portando a 33 milioni il capitale complessivamente raccolto. L’accordo apre soprattutto una nuova prospettiva in Asia, dove Cina e Giappone rappresentano già mercati particolarmente maturi per Godot.

Per Nicola il punto sta proprio qui. «Non è soltanto una questione di soldi.»

Il capitale permette di accelerare. Un partner strategico permette di comprendere un mercato, costruire relazioni, sviluppare attività insieme. W4 Games vuole diventare uno dei primi tre operatori al mondo nel proprio spazio e contribuire a fare di Godot il game engine general purpose con la maggiore quota di mercato. Nicola racconta questa ambizione anche in un altro modo: diventare «la risposta europea» ai giganti statunitensi del settore.

L’ambizione è enorme. L’azienda che vuole arrivare fin lì conta una trentina di persone. Nicola conosce bene la distanza. Gli piace attraversarla. Gli anni, però, gli hanno insegnato a guardare con occhi diversi l’accelerazione.

È cresciuto nel mito della Silicon Valley. Per la sua generazione di imprenditori tecnologici europei, quella era la direzione verso cui voltarsi per provare a capire come sarebbe stato il futuro: velocità, capitale, rischio, crescita esponenziale.

Oggi Nicola guarda anche all’Europa. Nella cultura imprenditoriale europea riconosce una caratteristica che considera un possibile vantaggio: una traiettoria ambiziosa capace di conservare una relazione con la sostenibilità economica, organizzativa e umana.

Sostenibilità è una parola che nella sua storia ha acquistato significati diversi. Anche grazie a Veronica. Quando si mettono insieme, Nicola sta chiudendo l’esperienza di B-sm@rk. È ancora profondamente innamorato del progetto. Veronica arriva dall’accademia e guarda le cose da una distanza differente. Gli fa domande, lo mette in discussione, lo aiuta a distinguere il desiderio che un’idea funzioni dalle condizioni che possono renderla sostenibile nel tempo.

Nel frattempo diventano marito e moglie. Arrivano due figli. Insieme scrivono Love in the Startup Era, pubblicato nel 2021, un libro che affronta il rapporto tra la vita di chi costruisce startup e la dimensione affettiva. Veronica è oggi professoressa associata di Economia e Gestione delle Imprese all’Università Federico II di Napoli. Nicola continua a fare l’imprenditore. Solo che adesso sa che un’impresa deve trovare posto dentro una vita.

Continua a definirsi follemente innamorato del proprio lavoro. Considera l’imprenditore uno dei ruoli con maggiori possibilità di incidere sulla società. Crea lavoro, produce innovazione, muove risorse, trasforma intuizioni in prodotti e servizi. Contribuisce a immaginare ciò che utilizzeremo domani. Per Nicola è un mestiere totalizzante.

Lo racconta passando con naturalezza dai gesti più piccoli ai più grandi: mettere la carta igienica in bagno e firmare il contratto con un grande investitore appartengono allo stesso ruolo.

Sedici anni dopo la partenza per l’Irlanda, l’ambizione è rimasta. È cambiato il modo di abitarla.

Il ragazzo che si innamorava delle proprie idee è diventato un uomo che ha imparato a interrogarsi sul tempo, sul team, sulla sostenibilità. Un marito e un padre che costruisce un’impresa globale da una città nella quale era arrivato seguendo la persona che amava.

Sette startup dopo, Nicola Farronato continua a fare lo stesso mestiere. Continua a cercare idee capaci di diventare imprese.
Solo che oggi sa che, per riconoscere quella giusta, qualche volta bisogna smettere di cercare la propria.

#ToBeContinued
Andrea Bettini