Luca Da Ros – L’uomo che porta le montagne a casa

Luca Da Ros, ricercatore post-doc in Ecologia Forestale e Founder di DOLOMITISCH | Topographic Furniture
Luca Da Ros, ricercatore post-doc in Ecologia Forestale e Founder di DOLOMITISCH | Topographic Furniture

 

Da Vittorio Veneto la pianura accompagna lo sguardo verso il mare. Luca Da Ros ha scelto presto un’altra direzione. Perché dall’altra parte c’erano le montagne.

Fin da ragazzo ha girato le spalle all’orizzonte più comodo e ha cominciato a salire proprio verso le montagne. Prima a piedi. Poi in mountain bike. Poi sempre più lontano. Rifugi, bivacchi, sentieri, vallate. Mentre tanti le osservavano da lontano, lui sentiva il bisogno di entrarci dentro.

Ancora oggi, se prova a spiegare chi è, parte da lì. Parte dalle montagne. Tutto il resto viene dopo: la ricerca, il dottorato, l’azienda, le gallerie di design. Perché è lì che tutto è cominciato.

Quando termina il liceo sceglie di iscriversi a Scienze Naturali. Vuole capire meglio quel mondo che lo attrae da sempre. Studia boschi, piante, ecosistemi. Scopre che dietro ogni paesaggio si nasconde una complessità infinita. E più studia, più cresce il desiderio di vedere con i propri occhi ciò che i libri raccontano.

Così parte. Da solo. Zaino in spalla. Patagonia. Terra del Fuoco. Le Ande.

Per mesi viaggia in autobus, camion, automobili e autostop. Dorme in tenda. Attraversa deserti, montagne e territori remoti. Non cerca record. Non cerca imprese estreme. Cerca qualcosa che a quell’età è difficile persino nominare. Una direzione.

«Volevo conoscere la diversità del mondo» racconta. In realtà, come accade spesso nei grandi viaggi, stava cercando anche se stesso.

Non torna con una risposta definitiva. Torna però con una certezza. La natura non è soltanto una passione. È il luogo in cui si sente più vivo.

Per questo prosegue gli studi. Arrivano la laurea magistrale, l’Erasmus nei Pirenei francesi, nuove esperienze di ricerca, altri viaggi in Sud America. Fino a quando approda a Bolzano per un dottorato in Ecologia Forestale. È lì che i fili della sua storia iniziano a intrecciarsi.

Perché nel frattempo esiste un’altra parte di Luca. Meno visibile. Meno romantica. Ma altrettanto importante.

Durante gli anni dell’università, per mantenersi e finanziare i propri viaggi, lavora nell’azienda di famiglia, che produce stufe. Impara a utilizzare macchine a controllo numerico. Programma macchinari CNC. Si confronta con il legno, con il metallo, con la precisione della manifattura.

Due mondi che sembrano lontanissimi. Da una parte il ricercatore. Dall’altra l’artigiano. Da una parte i boschi. Dall’altra le macchine.

Per anni procedono paralleli senza incontrarsi. Finché un giorno accade qualcosa di semplice. Nel suo appartamento di Bolzano ha appeso una mappa delle Dolomiti. La osserva spesso. E a un certo punto si pone una domanda. «Se oggi esistono dati tridimensionali del territorio, perché continuare a guardare le montagne in due dimensioni?»

La domanda nasce quasi per gioco. La risposta gli cambia la vita.

Grazie al suo lavoro di ricerca conosce perfettamente i modelli tridimensionali ottenuti dai satelliti. Sa come leggere il territorio dall’alto. Sa come trasformare quei dati in una rappresentazione fedele delle montagne.

Allora decide di fare un esperimento. Prende una porzione di Dolomiti. La trasferisce in un blocco di legno. La fa scolpire. E improvvisamente accade qualcosa. Le montagne non sono più una mappa. Diventano materia. Diventano presenza. Diventano un oggetto che si può toccare. Ma soprattutto accade un’altra cosa.

Per anni era stato lui ad attraversare le montagne. Adesso stava provando a fare il contrario. Portarle verso di sé. Per la prima volta non era lui a entrare nel paesaggio. Era il paesaggio a entrare in casa sua.

L’idea iniziale è persino più semplice di quanto si possa immaginare. Vuole realizzare un tavolino per casa propria. Un tavolino con le montagne sotto il vetro. Un luogo dove appoggiare una tazza di caffè e, allo stesso tempo, continuare a viaggiare con lo sguardo.

Quel primo prototipo attira l’attenzione di Walter Capovilla, imprenditore altoatesino che decide di credere nel progetto. Poco dopo si aggiunge Daniele Da Re, ricercatore come lui. Insieme danno vita a Dolomitisch.

Nasce così una realtà che unisce ricerca scientifica, tecnologia, artigianato e design. Ma forse definire Dolomitisch un’azienda di design è riduttivo. Perché dietro ogni oggetto non c’è soltanto una forma. C’è un territorio. C’è una montagna reale. Ci sono dati satellitari. Ci sono boschi. C’è una storia.

Le montagne diventano tavoli, panche, specchi, opere da parete. I rilievi vengono scolpiti nel legno massello e trasformati in paesaggi domestici. Può essere una cima delle Dolomiti, una catena delle Montagne Rocciose o un angolo remoto dell’Himalaya. Come se una porzione di mondo potesse attraversare la soglia di una casa senza perdere la propria anima.

Negli anni arrivano i primi riconoscimenti. Le prime fiere. Le prime gallerie internazionali. Le collaborazioni con il mondo del design. Ma Luca continua a mantenere un piede nella ricerca.

Oggi è ricercatore post-doc in Ecologia Forestale. Studia gli effetti del cambiamento climatico sui boschi. Analizza territori osservati dallo spazio. Collabora con gruppi di ricerca internazionali. E non vive queste due dimensioni come una contraddizione. Al contrario. Sembrano alimentarsi a vicenda.

La ricerca gli insegna a leggere il territorio. Il design gli permette di raccontarlo. Nel frattempo qualcosa è cambiato anche nel suo modo di guardare il paesaggio.

Da ragazzo vedeva soprattutto la meraviglia. Oggi vede anche le ferite. Le trasformazioni del territorio. L’impronta lasciata dall’uomo. Gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico. È anche per questo che immagina per il futuro di Dolomitisch qualcosa che va oltre il prodotto.

Un giorno vorrebbe che ogni pezzo realizzato contribuisse concretamente alla cura dei boschi. Non come operazione di marketing. Come gesto di reciprocità. Prendere dal territorio e restituire al territorio. Con la stessa attenzione con cui si custodisce qualcosa che si ama.

Ancora oggi, quando ha bisogno di rimettere ordine nei pensieri, la direzione è quasi sempre la stessa. Una bicicletta. Un sentiero. Un bosco. Perché le montagne, per lui, non sono mai state soltanto un luogo. Sono un modo per conoscersi meglio, ritrovare equilibrio e ricordarsi ciò che conta davvero.

Da qualche settimana è diventato padre. Un’altra esplorazione. Questa volta non oltre un oceano, dietro una montagna o lungo una strada sconosciuta. Ma dentro una vita nuova appena inziata.

Eppure, ascoltandolo parlare, si ha l’impressione che il ragazzo che partiva in autostop verso la Patagonia sia ancora lì. La curiosità è la stessa. Lo stupore anche. Perché in fondo Luca Da Ros continua a fare ciò che ha sempre fatto. Seguire le montagne. Prima percorrendole. Poi studiandole. Poi osservandole dai satelliti. Oggi le scolpisce nel legno. Domani, chissà, potrebbe inseguirle fino all’Himalaya o al Tibet, come sogna da tempo.

Cambiano i luoghi. Cambiano gli strumenti. Rimane la stessa curiosità che lo accompagna da quando era ragazzo. Quella che lo spinge ancora oggi a partire, osservare, studiare, immaginare e, a chiedersi, ogni volta, cosa si nasconde oltre la prossima cima.

Ph. Credits: Alan Chies

#ToBeContinued
Andrea Bettini