Enrica de Biasi – Una sognatrice con i piedi per terra

Enrica de Biasi | Produttrice creativa e Direttrice artistica
Enrica de Biasi | Produttrice creativa e Direttrice artistica

 

Nel novembre del 1991 Enrica de Biasi ha ventitré anni, una laurea in Filosofia conseguita con il massimo dei voti all’Università di Genova e un padre convinto che quella scelta di studi lo costringerà a mantenerla per tutta la vita.

Pochi giorni dopo, Enrica parte per Londra. Ad aspettarla c’è un lavoro che cambierà il corso della sua vita.

Per capire come sia potuto accadere bisogna tornare alla Genova della sua adolescenza. Enrica frequenta il liceo classico Cristoforo Colombo, studia pianoforte e canto e cresce in un ambiente nel quale la cultura e la musica occupano un posto importante. Tra gli amici di quegli anni c’è Mario Martinoli. Condividono la passione per la musica classica, in particolare per quella barocca. Un legame destinato a resistere nel tempo, nonostante le diverse strade professionali.

All’università Enrica sceglie Filosofia. Studia con maestri come Alberto Caracciolo e Carlo Angelino, si appassiona al pensiero e conclude il percorso in tre anni e mezzo. Nel frattempo, però, la sua formazione si arricchisce di esperienze che sembrano appartenere a un mondo completamente diverso.

La sua madrina, Emma Patrignani, legata professionalmente a Ennio Morricone, le apre le porte degli Forum Studios a Roma, uno dei luoghi più importanti per la registrazione delle colonne sonore cinematografiche.

Enrica è ancora una ragazzina quando comincia a frequentarli. Osserva le orchestre che suonano davanti alle immagini proiettate sullo schermo, i tecnici del suono, i produttori, i musicisti. Scopre come nasce una colonna sonora e quanto lavoro sia necessario per trasformare un’intuizione artistica in qualcosa che possa arrivare al pubblico.

È un mondo che la affascina. Impara le tecniche di registrazione, familiarizza con i contratti e con i meccanismi dell’editoria musicale. Quelle conoscenze, apparentemente lontane dalla Filosofia, si riveleranno decisive.

All’inizio degli anni Novanta Pioneer sta lavorando a un progetto ambizioso: lanciare il karaoke in Europa, individuando per ciascun Paese un responsabile della produzione. Per il mercato italiano cerca una figura da inserire nella propria struttura londinese. Il profilo richiesto è insolito: meno di venticinque anni, una laurea, un’ottima conoscenza dell’inglese, competenze musicali, contrattuali e cinematografiche.

Enrica possiede quasi tutti i requisiti. Le manca il cinema. Decide comunque di presentarsi al colloquio con Yasuomi Nishikawa, dirigente giapponese della società. Lo incontra a Milano, dove arriva accompagnata dai genitori.

Quando le vengono chieste informazioni sulle sue competenze, risponde con sincerità. Conosce la musica, le registrazioni, i contratti. Ma di produzione cinematografica non sa assolutamente nulla.

Il suo interlocutore ascolta impassibile. Enrica lo ricorda come una statua di marmo. Nessuna espressione, nessun segnale che possa farle intuire come stia andando l’incontro. Torna a Genova convinta di aver perso quell’opportunità.

Una decina di giorni dopo riceve una telefonata. La Pioneer vuole incontrarla a Londra. Le mandano un biglietto aereo in business class, la fanno accompagnare dall’aeroporto alla sede della società e la ricevono davanti al Top Management interamente schierato. A ventitré anni, Enrica sente il cuore salirle in gola.

La proposta è sorprendente. Vogliono assumerla. Le pagheranno la London Film School, così potrà acquisire le competenze che le mancano. Lavorerà durante il giorno, frequenterà i corsi la sera e studierà durante la notte. Avrà uno stipendio importante, l’alloggio pagato e cinque giorni di vacanza all’anno. Il tempo per dormire sarà di circa cinque ore per notte.

Enrica accetta.

Il primo anno è durissimo. La giornata sembra non finire mai, le responsabilità sono grandi e la fatica si accumula. Piange tutte le sue lacrime. Ma resiste. Anche perché ha davanti l’esempio della madrina, vincitrice del Premio Marisa Bellisario, una donna che le ha trasmesso il valore dell’indipendenza e della determinazione.

Dopo circa un anno e mezzo accade qualcosa che Enrica ricorda ancora con stupore.

Un dirigente della Pioneer le chiede di accompagnarlo alla National Westminster Bank, nella filiale di Oxford Circus. Lei teme di aver commesso qualche errore e di essere sul punto di perdere il lavoro. Invece le vengono affidati poteri di firma per gestire un budget annuale di dieci miliardi di lire destinato alla produzione del karaoke per l’Italia. Ha appena venticinque anni.

Da quel progetto nascerà anche il rapporto con il programma televisivo Karaoke, che contribuirà a rendere Fiorello uno dei volti più popolari della televisione italiana. Ma quella stagione, con le centinaia di videoclip realizzati, diventa anche una straordinaria palestra per una generazione di giovani registi, destinati a costruire carriere importanti, come tra loro Giuseppe Capotondi, Federico Brugia e Riccardo Paoletti.

Enrica ripensa a quel periodo con un sorriso.

«Ero la signora del karaoke.»

Dietro quell’espressione si nasconde una formazione professionale straordinaria.

La sua base operativa è negli uffici della Picture Music International, nell’universo EMI. Qui incontra produttori e professionisti che realizzano i videoclip delle grandi star internazionali. Sono gli anni in cui MTV sta cambiando il linguaggio della musica e delle immagini.

Enrica impara a conoscere ogni fase della produzione, dalle riprese agli effetti speciali, dal montaggio alla gestione economica. Soprattutto, assimila un principio che accompagnerà tutta la sua carriera: chi ha la responsabilità di un progetto deve sapere come funziona ogni sua parte. Soltanto così può prendere decisioni, valutare il lavoro degli altri e affrontare gli imprevisti.

Dopo cinque anni a Londra, ragioni personali la riportano in Italia. Comincia una nuova stagione professionale.

Enrica entra nel mondo della pubblicità e della produzione creativa, assumendo progressivamente responsabilità sempre maggiori. Lavora per grandi agenzie internazionali, dirige strutture produttive, coordina squadre di professionisti e gestisce campagne dai budget importanti.

Nel corso della carriera realizza oltre quattrocento spot pubblicitari. Produce i calendari Campari con Olga Kurylenko e Benicio del Toro, lavora alle campagne di Wind con Mike Bongiorno e Fiorello, collabora con registi, fotografi e creativi di fama internazionale. Il suo lavoro la porta continuamente in viaggio.

Una volta trascorre tre settimane a Kangerlussuaq, in Groenlandia, per realizzare una campagna pubblicitaria di Wind. La temperatura scende fino a quaranta gradi sotto zero. Anche lì bisogna trovare il modo di far funzionare tutto. Protagonista dello spot è una giovane modella francese, Bérénice Marlohe, ancora poco conosciuta. Qualche anno dopo sarà la Bond girl di Skyfall, accanto a Daniel Craig. Anche lì, tra il gelo e le difficoltà di una produzione così complessa, Enrica trova il modo di far funzionare tutto.

È questa la sostanza del suo mestiere. Rendere possibile ciò che altri hanno immaginato.

Significa costruire squadre, amministrare risorse, negoziare contratti, risolvere problemi e mantenere la lucidità quando qualcosa prende una direzione imprevista. Un lavoro che richiede creatività e disciplina, intuizione e concretezza.

La sua esperienza attraversa la pubblicità, la fotografia, le mostre d’arte e il cinema.

Tra i progetti ai quali rimane particolarmente legata figura Wilde Salomé, il film di Al Pacino con Jessica Chastain, ispirato all’opera di Oscar Wilde. Enrica partecipa alla coproduzione insieme a Pierluigi Navoni. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011, il film conquista il Queer Lion Award. È anche uno dei primi importanti lavori cinematografici di Jessica Chastain, destinata a diventare una delle attrici più apprezzate della sua generazione. Un’esperienza che Enrica conserva tra i ricordi più significativi della propria carriera.

Eppure, mentre cambiano le città, i progetti e le persone con le quali lavora, qualcosa continua ad accompagnarla. La musica. La sua «storia segreta».

È il legame con la ragazza che studiava pianoforte a Genova, con gli amici di gioventù, con gli studi di registrazione romani.

Una passione che continua a coltivare anche quando il lavoro la porta dall’altra parte del mondo e che, a un certo punto, incontra un’isola.

Pantelleria entra nella sua vita dove incontra Pierluigi Navoni, arrivato sull’isola grazie a Fabrizio Ferri.

L’incontro diventa un legame profondo.

Enrica rimane affascinata da un territorio che sembra avere regole proprie. Dalle costruzioni in pietra lavica, i dammusi, progettati nei secoli per raccogliere l’acqua piovana e proteggere dal caldo e dal freddo. Dagli ulivi, dal vento, dalla luce. Da quella particolare relazione tra natura e lavoro dell’uomo che rende l’isola immediatamente riconoscibile.

Pantelleria ha un’identità forte. È un luogo che chiede di essere compreso, lontano dall’immaginario delle destinazioni balneari tradizionali.

Per Enrica diventa progressivamente una seconda casa.

Nel 2004 prende forma La Musica e il Vento, un festival dedicato inizialmente alla musica barocca.
L’idea è portare sull’isola interpreti di livello internazionale, facendo dialogare la loro arte con luoghi capaci di offrire un’esperienza di ascolto irripetibile. I concerti vengono organizzati anche in piccole chiese storiche, immerse nel paesaggio pantesco.

Enrica ricorda gli allestimenti, i musicisti che suonano all’interno e il pubblico sistemato all’esterno, su centinaia di tappeti berberi. Le persone raggiungono quei luoghi camminando e poi ascoltano in silenzio, circondate dalla natura. La musica diventa un incontro con il territorio.

Il festival cresce, arrivano artisti prestigiosi e si consolida la convinzione che Pantelleria possa accogliere eventi di altissimo livello senza rinunciare alla propria identità.

Intanto anche il mondo professionale di Enrica sta cambiando.

La pubblicità attraversa trasformazioni profonde, mutano i linguaggi, i mezzi di comunicazione e le modalità produttive. Dopo tanti anni trascorsi a dirigere strutture e realizzare progetti per grandi aziende, Enrica sente il desiderio di utilizzare diversamente le proprie capacità.

Ha costruito una rete di relazioni internazionali, conosce artisti, musicisti, produttori e professionisti in ogni parte del mondo. Sa organizzare progetti complessi, individuare le persone giuste e trasformare idee ambiziose in esperienze concrete. Adesso vuole mettere tutto questo al servizio di qualcosa in cui crede personalmente.

Pantelleria è il luogo nel quale quella scelta può prendere forma.

Un incontro contribuisce ad allargare ulteriormente la prospettiva. È quello con Paolo Faganelli, vicepresidente della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, presieduta da Matteo Marzotto.

Enrica comprende che la musica può diventare uno strumento per valorizzare il territorio e, contemporaneamente, sostenere la ricerca scientifica. Non ama parlare di beneficenza.

«Beneficenza è una parola che detesto.»

Preferisce parlare di consapevolezza. Della possibilità di coinvolgere le persone in un progetto che riconosca alla scienza il valore di un investimento collettivo sul futuro. La distinzione è importante.

Organizzare un concerto per raccogliere fondi è un gesto significativo. Costruire un progetto nel quale cultura, territorio e ricerca scientifica possano sostenersi reciprocamente significa immaginare qualcosa che abbia continuità nel tempo. È questa la direzione che Enrica decide di seguire.

Nascono appuntamenti musicali che affiancano all’eccellenza artistica il sostegno alla ricerca sulla fibrosi cistica.

Uno dei luoghi simbolo di questa esperienza è il Giardino della Luna, uno spazio naturale circondato da ulivi e vegetazione mediterranea, capace di trasformarsi in un teatro a cielo aperto. Qui la scenografia esiste già. Sono gli alberi, il cielo, la luce che cambia durante la sera e la luna, quando arriva, a completare qualcosa che nessun allestimento potrebbe riprodurre allo stesso modo.

Portare in questo luogo artisti abituati ai grandi teatri internazionali significa offrire loro una dimensione differente, più intima, e al pubblico un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.

Enrica racconta di concerti capaci di richiamare seicento o settecento persone. Anche chi frequenta raramente la musica classica può lasciarsi conquistare dall’atmosfera del luogo e dalla qualità degli interpreti. Ma dietro quella bellezza rimane il lavoro della produttrice.

Enrica racconta cosa significhi portare un pianoforte a coda a Pantelleria. Organizzare il trasporto, trovare i mezzi adatti, affrontare le difficoltà logistiche di un’isola lontana dalla terraferma. Servono camion, gru, persone capaci di risolvere problemi che altrove sarebbero molto più semplici. È quasi un’impresa biblica, dice sorridendo, ma ha la fortuna di avere un angelo custode, che si chiama Salvatore Spata, che l’assiste in ogni necessità.

Poi il pianoforte arriva al Giardino della Luna, il musicista si siede davanti alla tastiera e comincia a suonare. Tutta quella fatica trova un senso.

Il progetto guarda adesso a una nuova fase. Per l’agosto del 2027 Enrica sta lavorando a un festival capace di abbracciare linguaggi musicali differenti. Accanto ai grandi interpreti della classica, l’ambizione è coinvolgere band e protagonisti della musica elettronica internazionale.

In questa evoluzione assumono un ruolo importante giovani professionisti, tra i quali Antonio Riccio e Luca Terracciano, che condividono il desiderio di realizzare eventi di qualità, sostenibili e capaci di contribuire alla ricerca scientifica.

Enrica mette a disposizione ciò che ha costruito in oltre trent’anni di lavoro: competenze, relazioni internazionali, capacità organizzativa, ma soprattutto sceglie di condividere.

La differenza generazionale e quella tra i linguaggi musicali diventano un’opportunità. I giovani portano nuove idee, sensibilità e modalità di coinvolgimento del pubblico. Lei offre esperienza, visione e una rete di rapporti costruita nel tempo.

L’obiettivo comune è dimostrare che la musica può essere occasione di divertimento, incontro e responsabilità e che un territorio può crescere anche attraverso la cultura, attirando persone, competenze e nuove opportunità.

Pantelleria, in questa visione, è molto più di uno scenario. È la ragione per cui tutto prende forma.

Enrica continua a vivere tra Milano e Pantelleria, dove trascorre una parte importante dell’anno. Organizza incontri, prepara nuove iniziative, dialoga con artisti e istituzioni e continua a immaginare possibilità che altri potrebbero considerare troppo complicate. In fondo, è quello che fa da sempre.

A ventitré anni aveva accettato di trasferirsi a Londra per un lavoro che ancora non conosceva fino in fondo. Aveva imparato a produrre immagini, a gestire budget importanti, a lavorare con artisti e professionisti di tutto il mondo. Aveva costruito una carriera nella quale ogni progetto rappresentava una nuova sfida.

Oggi quelle stesse competenze sono al servizio di qualcosa che ha scelto personalmente. Un’isola, la musica, la ricerca scientifica e la possibilità di lasciare qualcosa che vada oltre il successo di un evento.

Perché il filo che attraversa la sua storia è sempre lo stesso. La capacità di vedere qualcosa prima che esista, insieme alla determinazione necessaria per farlo accadere.

«Una sognatrice che però ha i piedi per terra e che sa usare le mani.»

#ToBeContinued
Andrea Bettini

  • Fiorenzo Schincaglia |

    Questo bellissimo articolo , da il giusto valore ed evidenzia le capacita , culturali , creative ed organizzative , eccellenze vere e personali di Enrica e chi la conosce e la stima ed l’ apprezza e sostiene i suoi progetti.

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