
Quando gli chiedono quale sia il suo mestiere, Luis Santiago Fernández del Valle continua a rispondere allo stesso modo: <<Ingegnere>>.
Anche oggi. Anche se da anni guida Akkodis in Italia, Spagna e Portogallo, accompagnando migliaia di professionisti e alcune tra le più importanti aziende europee nei loro percorsi di innovazione.
Ingegnere. Non è il ruolo che ricopre. È il modo in cui ha imparato a guardare il mondo.
Da bambino smonta i giocattoli per capire come funzionano. Non gli basta vedere un oggetto muoversi. Vuole scoprire che cosa lo mette in moto. Quale logica tiene insieme ogni parte. È una curiosità silenziosa, quasi ostinata, e che non lo abbandonerà più.
Lo accompagna negli studi di ingegneria aerospaziale, nei primi incarichi professionali, nella gestione di progetti sempre più complessi. Poi arrivano le responsabilità internazionali. Cambiano i Paesi. Cambiano le aziende. Cambia la scala delle decisioni. Rimane la stessa traiettoria da soddisfare: capire.
Per molti anni pensa che esista un metodo affidabile per riuscirci. Osservare. Analizzare. Raccogliere dati. Lasciare che sia la logica a indicare la direzione. È il modo in cui ragiona un ingegnere.
Poi, quasi senza accorgersene, scopre che la parte più complessa del suo lavoro non ha nulla a che fare con la tecnologia. Ha a che fare con le persone.
Nessun dato riesce a spiegare completamente una motivazione. Nessun algoritmo può raccontare un’ambizione, una paura, un conflitto o una speranza. È una consapevolezza che cresce lentamente e che trova un punto di svolta nella lettura di Intelligenza emotiva di Daniel Goleman.
«Oggi faccio più lo psicologo che l’ingegnere.»
Lo dice sorridendo. Non è una battuta. È il punto in cui il suo percorso cambia direzione.
All’inizio della carriera pensa che il valore di un professionista coincida con ciò che sa fare. Con il tempo scopre che il risultato più importante non è il proprio. È quello che continua a crescere negli altri.
È questo il significato che attribuisce oggi alla leadership. Creare lo spazio perché le persone possano esprimere il meglio di sé.
Nel 2012 assume la guida della realtà spagnola di quella che oggi è Akkodis. L’azienda conta poco più di settanta persone. Negli anni accompagna una crescita che la porta a superare i millecinquecento collaboratori. Nel 2023 arriva anche la responsabilità dell’Italia.
Racconta questi passaggi senza enfasi. Non parla di traguardi. Parla di opportunità. Dice di non aver mai costruito un piano preciso della propria carriera. Di avere semplicemente accolto, una dopo l’altra, le occasioni che la vita gli ha messo davanti. Partita dopo partita. Come ripete spesso Diego Simeone, l’allenatore che più ammira, nonostante guidi l’altra parte della Madrid calcistica che lui tifa.
Anche dell’intelligenza artificiale parla con lo stesso equilibrio. Non la considera una minaccia. Non la considera nemmeno una soluzione universale. La vede per quello che è: uno strumento straordinario, destinato a trasformare profondamente il nostro modo di lavorare, ma incapace di sostituire ciò che continua ad appartenere soltanto alle persone. La responsabilità. Il giudizio. La capacità di scegliere.
È questa la convinzione che attraversa tutta la sua storia. La tecnologia può amplificare il talento umano. Non può sostituirlo.
Da bambino smontava i giocattoli. Pensava che ogni cosa, prima o poi, potesse essere compresa. Oggi continua a definirsi ingegnere. Ma ha imparato che esiste almeno un territorio dove nessuna formula è sufficiente. Sono le persone. Ed è proprio lì che continua, ogni giorno, a cercare di capire come funzionano le cose.
#ToBeContinued
Andrea Bettini