Paolo Baldissera e Salvatore Botrugno – La verità della bicicletta su misura

Paolo Baldissera & Salvatore "Totò" Botrugno, co-fondatori di Gregario Cycling
Paolo Baldissera & Salvatore “Totò” Botrugno, co-fondatori di Gregario Cycling

 

Nel mondo delle biciclette in carbonio esiste una parola che tutti usano con grande naturalezza: su misura.

Il problema è che quasi mai significa davvero quello che promette. È da questa contraddizione, tanto tecnica quanto culturale, che prende forma la storia di Paolo Baldissera e Salvatore Botrugno, due ingegneri del Politecnico di Torino che a un certo punto hanno deciso di prenderla sul serio.

Perché se è vero che nel ciclismo esiste da sempre la tradizione del telaio costruito attorno al ciclista, con il carbonio quella promessa si è progressivamente allontanata dalla realtà.

È proprio da qui che nasce Gregario Cycling, la bike-tech company fondata a Mondovì da Baldissera e Botrugno con un obiettivo preciso: riportare nel futuro una delle tradizioni più nobili del ciclismo italiano, quella del telaio costruito davvero attorno al ciclista. Non adattato. Non corretto. Costruito. E farlo nel materiale più complesso da domare: il carbonio.

A guardarli oggi, sembrano incarnare due modi complementari di affrontare l’innovazione. Paolo Baldissera è il ricercatore. Ingegnere meccanico con indirizzo biomedico, dottore di ricerca e per anni ricercatore al Politecnico di Torino, ha dedicato gran parte della sua attività allo studio dell’interazione tra uomo e macchina applicata al ciclismo.

Salvatore “Totò” Botrugno arriva invece dal mondo dell’officina e della strada. Cresce letteralmente tra le biciclette, nella bottega di famiglia in provincia di Lecce, dove impara presto che ogni ciclista è diverso e che la posizione in sella può cambiare radicalmente l’esperienza di guida. Alla passione per le due ruote affianca una formazione ingegneristica al Politecnico di Torino e un percorso professionale che lo porterà a lavorare nel reparto R&D di 3T Cycling e poi in Asia, a Taiwan, uno dei centri nevralgici dell’industria mondiale della bicicletta.

Due percorsi diversi, dunque. Uno più accademico. L’altro più industriale. Ma con una stessa ossessione: capire davvero cosa succede quando un corpo umano sale su una bicicletta.

La loro relazione nasce all’università e cresce nel tempo, tra tesi, dottorati e progetti di ricerca. Ma Gregario non nasce subito come un’azienda. Nasce prima come una conversazione. «Totò è sempre stato il sognatore», racconta Paolo. «Io forse quello che prova a mettere un po’ di ordine, a fare le domande giuste».

Totò sorride quando lo sente dire. «Lui dice così», ribatte. «Ma senza qualcuno che ogni tanto sogna un po’ troppo, molte cose non partirebbero mai».

È in questo equilibrio, tra entusiasmo e rigore, che si forma la dinamica che li accompagnerà negli anni. Una dinamica che non riguarda solo il lavoro. Nel frattempo crescono le famiglie, cambiano le vite, si accumulano esperienze professionali. Ma quell’idea che avevano iniziato a discutere tra loro continua a tornare. Come una questione irrisolta.

Il punto di partenza è quasi paradossale. Nel ciclismo esistono da sempre biciclette su misura. I grandi maestri telaisti italiani costruivano telai adattando tubi di acciaio o alluminio su una dima regolabile, realizzando oggetti unici per ogni ciclista. Con il carbonio, però, quel paradigma si è quasi perso.

La maggior parte dei telai viene prodotta in stampi fissi, corrispondenti a poche taglie standard. Quando si parla di “su misura”, spesso si tratta in realtà di adattamenti: piccoli aggiustamenti di componenti, modifiche marginali, oppure telai assemblati e incollati partendo da tubi tagliati.

«Il problema è che il vero monoscocca su misura sarebbe teoricamente possibile», spiega Totò. «Ma richiederebbe uno stampo diverso per ogni cliente. Industrialmente sarebbe un disastro». Costi altissimi. Tempi impossibili. Sprechi enormi di materiale. Per questo nessuno lo faceva. E proprio per questo, per loro, diventava irresistibile.

Non era solo una sfida tecnica. Era quasi una questione di principio. Gregario, in fondo, non nasce come un’idea di brand o di prodotto. Nasce come il tentativo di risolvere un problema tecnico che nessuno aveva davvero voglia di affrontare.

L’idea prende forma in modo quasi casuale. Totò quando viveva a Taiwan lavorava con diversi brand del settore e passava molto tempo in sella alla bici. Un giorno, durante una pedalata, torna su quella domanda che lo perseguita da anni.

Il problema non è costruire un telaio su misura. Il problema è lo stampo. E se invece di creare uno stampo nuovo ogni volta si potesse modificare lo stampo stesso? Non adattare il pezzo allo stampo. Ma rendere lo stampo stesso variabile.
«In quel momento mi si è accesa una lampadina», racconta. «Ho pensato: e se lo stampo fosse variabile?». Da quell’intuizione nasce un lavoro lungo anni. Ricerca. Test. Brevetti.

Un processo che porterà allo sviluppo di una tecnologia proprietaria: uno stampo a geometria variabile capace di generare un vero telaio monoscocca in carbonio costruito sulle misure uniche di ogni ciclista.

Gregario nasce ufficialmente nel 2019. Non con l’ambizione di diventare un “unicorno”, come si dice nel mondo delle start-up. Ma con un approccio più paziente. «Non siamo mai stati quelli del “facciamo tutto subito”», dice Paolo. «Abbiamo sempre preferito crescere passo dopo passo».

Per anni il progetto rimane quasi invisibile. Non perché manchi una visione. Ma perché la tecnologia deve maturare.
L’azienda lavora soprattutto nel B2B, sviluppando competenze ingegneristiche e collaborazioni tecniche con altri brand. Nel frattempo, però, la tecnologia continua a evolvere. Finché arriva il momento di uscire allo scoperto.

Nel 2023 Gregario presenta il primo concept del progetto a Eurobike, la più importante fiera internazionale del settore. È il primo vero test pubblico. Per anni la tecnologia era stata sviluppata quasi in silenzio. Ora doveva confrontarsi con il mondo.

La reazione è immediata. Marchi, ingegneri, appassionati: tutti capiscono che quello che hanno davanti non è solo un nuovo telaio, ma un cambio di paradigma. Non più taglie standard. Ma biciclette progettate attorno ai punti di contatto tra il corpo del ciclista e la macchina.

In un settore sempre più ossessionato dai watt e dai marginal gains, la visione di Gregario rimane sorprendentemente umana. «La cosa più importante non è l’aerodinamica», spiega Paolo. «È la posizione».

Una bicicletta davvero su misura significa pedalare senza dolori, mantenere una postura naturale, esprimere meglio la propria energia. In altre parole: ristabilire l’equilibrio tra tecnologia e corpo.

È qui che le competenze dei due ingegneri si incontrano davvero. Da una parte l’esperienza industriale, dall’altra lo studio scientifico dell’interazione uomo-macchina.

C’è infine il nome. Nel ciclismo il gregario è colui che lavora per gli altri. Non alza quasi mai le braccia al traguardo. Ma rende possibile la vittoria. Quando Paolo e Totò hanno dovuto scegliere come chiamare la loro azienda, quella parola è tornata naturale. Perché descrive perfettamente il loro modo di stare in questo progetto. Non come protagonisti. Ma come ingegneri al servizio di un’idea.

Alla fine della conversazione chiedo loro un esercizio semplice. Se potessero parlare con il ragazzo che erano a vent’anni, cosa gli direbbero? Paolo sorride. «Credo che il Paolo di allora non sarebbe troppo sorpreso. In fondo ho sempre pensato che prima o poi avrei fatto qualcosa di mio». Totò ci pensa un attimo. «Io forse gli direi di rischiare prima». Poi ride.

Perché in fondo sa che, senza tutti gli anni passati a studiare, progettare e sbagliare, quel telaio che oggi si chiama VERA probabilmente non sarebbe mai esistito. E certe idee, per diventare vere, hanno bisogno esattamente di questo. Tempo.

#ToBeContinued
Andrea Bettini