Luigi Gorza – Costruire qualcosa che resti

Luigi Gorza | CEO di ARD Raccanello e Agricultural Entrepreneur di Goland Group | Presidente Giovani Imprenditori Confindustria Veneto Est
Luigi Gorza | CEO di ARD Raccanello e Agricultural Entrepreneur di Goland Group | Presidente Giovani Imprenditori Confindustria Veneto Est

 

Un ruolo non si eredita sempre. A volte si prende. Non perché qualcuno lo assegni. Ma quando non c’è più spazio per restare in osservazione.

Per Luigi Gorza quel momento arriva nel 2019. È in azienda da poco più di un anno. Sta ancora cercando di capire quale sarà davvero il suo posto tra le due realtà di famiglia. Poi, all’improvviso, il contesto cambia. La zia, amministratore delegato, si assenta per diversi mesi. Davanti a lui restano quattro dirigenti con molta più esperienza. E un’azienda che deve continuare a funzionare.

Non è un passaggio formale. È un’esposizione totale. In quei mesi Luigi si trova a fare qualcosa che fino a poco prima non gli apparteneva: decidere. Tenere insieme. Assumersi la responsabilità di ciò che accade. È lì che succede qualcosa. È lì che smette di essere “il figlio di” o “il nipote di” e inizia a diventare, semplicemente, il punto di riferimento.

Luigi Gorza è nato e cresciuto a Padova. Formazione economica a Trento, un passaggio a Londra, poi un master tra Politecnico di Milano e Solvay, dove incrocia presto i temi dell’innovazione e delle tecnologie emergenti.

La sua traiettoria, però, non segue un percorso già scritto. Si muove tra due aziende molto diverse: ARD Raccanello, storica realtà dei sistemi vernicianti per l’edilizia. E Goland, nella filiera suinicola. Due mondi lontani. Eppure, per lui, il punto è un altro. “Gestire un’azienda è più o meno la stessa cosa”. Non è una semplificazione. È una posizione. A certi livelli, più che il prodotto, contano le logiche: le persone, la capacità di delega, il controllo, il mercato, la qualità delle decisioni. Il resto si impara, o si costruisce attorno.

Dentro ARD rappresenta la quarta generazione. Ma il passaggio non avviene per sostituzione. Avviene per affiancamento. È successo tra il nonno e la zia. Sta accadendo ora tra la zia e lui.

Una convivenza che rallenta alcuni passaggi. Ma rafforza le decisioni. Ogni scelta viene discussa, testata, messa alla prova. L’autorevolezza non nasce dall’assenza della generazione precedente, ma dalla capacità di stare dentro quella presenza.

La sua impronta non è una rottura. È un cambio di metodo. La prima discontinuità è l’introduzione del primo piano industriale nella storia dell’azienda. Non come esercizio formale, ma come costruzione collettiva. Ogni funzione lavora sulla propria analisi. Le analisi vengono integrate. Emergono priorità, progetti, direzioni. Nasce una bussola. Non elimina l’incertezza. Aiuta a starci dentro.

Oggi quella bussola ha anche un nome: Industriability Plan. Un piano che tiene insieme crescita industriale e sostenibilità.
Accanto a questo, c’è un’altra scelta. Più sottile. Più radicale. Non basta chiedere alle persone di lavorare bene. Devono capire perché lo stanno facendo. Per questo costruisce strumenti, momenti, rituali: incontri aperti a tutta l’azienda, focus group, sistemi per raccogliere suggerimenti dal basso. Non è comunicazione interna. È un modo diverso di stare dentro l’impresa.

C’è un esempio che lo racconta bene. Un operaio deve attaccare un’etichetta su un prodotto destinato alla Cina. Se quell’azione resta isolata, è solo un gesto ripetitivo. Se invece capisce che quel mercato è decisivo per il futuro dell’azienda, cambia tutto. Quell’etichetta smette di essere un dettaglio. Diventa una responsabilità.

I valori, in ARD, sono gli stessi da generazioni: rispetto, dinamicità, persistenza. Non cambiano. Cambia il modo in cui vengono vissuti.

Il rispetto diventa attenzione reale verso persone, territorio, relazioni. La dinamicità si traduce in apertura al cambiamento e all’innovazione. La persistenza diventa il punto più profondo. Non solo resistere. Durare. Durare nel tempo, come azienda e come prodotto. Perché la qualità, nel loro settore, non è ciò che si vede subito. È ciò che resta.

Negli anni dei bonus edilizi, il mercato accelera. Molte aziende crescono in modo improvviso. Alcune in modo incontrollato. ARD cresce. Ma non si lascia trascinare. Quando il mercato si ridimensiona, molti perdono quote importanti. ARD contiene il colpo. Non è un caso. È una scelta. Non inseguire l’exploit. Costruire solidità.

C’è però un passaggio che racconta un altro lato. Luigi prova a giocarsi un’acquisizione importante. Un’azienda con una forte presenza all’estero. Un tassello decisivo per accelerare la crescita internazionale. Arriva fino all’asta. Si trova contro un player molto più grande. Perde. Se la porta dietro come esperienza. Ma non lo definisce. In quella partita vede altro. Di essersela giocata. Di essere dentro il livello giusto. Di essere tra quelli che, nel settore, stanno davvero provando a fare la differenza. E questo gli basta per continuare.

Il suo obiettivo è chiaro. Portare ARD a diventare un’azienda internazionale. Ridurre la dipendenza dal mercato italiano. Costruire una struttura capace di durare nel tempo. C’è una soglia che usa come riferimento. Il 51% del fatturato all’estero. Non è un numero. È un punto di equilibrio. Il momento in cui un’azienda smette di dipendere da un solo contesto e inizia a reggersi davvero sulle proprie gambe.

Accanto all’impresa, c’è anche un altro spazio. Quello di Confindustria. Come Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Veneto Est, Luigi vive una dimensione diversa del fare impresa: quella condivisa. Perché al vertice, spesso, si è soli, e confrontarsi con chi vive la stessa responsabilità diventa una forma di sostegno reciproco. Non rappresentanza. Scambio.

Fuori dall’azienda, però, le cose cambiano. O provano a cambiare. Perché uscire dal ruolo, con il tempo, diventa sempre più difficile. La leggerezza resta. Ma si assottiglia. E allora la sfida diventa un’altra: restare la stessa persona, dentro e fuori. Senza costruire identità separate. Senza perdere coerenza.

“La mia vita è una costellazione di fallimenti e qualche successo”. Non è una frase ad effetto. È una sintesi. La leadership, per lui, non è una linea retta. È una sequenza di tentativi, errori, aggiustamenti. Cadute. Ripartenze. E una direzione che, nonostante tutto, resta.

Alla fine, quello che conta davvero non è quanto velocemente cresci. Ma se stai costruendo qualcosa che può restare. Anche quando tu non ci sarai più.

#ToBeContinued
Andrea Bettini