
Le promesse più importanti arrivano quando qualcuno ti guarda negli occhi, e tu capisci che è il momento.
Marianna Potocco ha trent’anni quando sale su quel palco. È il 2019 e si stanno celebrando i cent’anni dell’azienda. Davanti a lei ci sono circa quattrocento persone: collaboratori, clienti, fornitori, designer. Una comunità intera.
Prende la parola per pochi minuti. Poi succede qualcosa che non si può preparare davvero. Dice che porteranno avanti l’azienda. In quell’istante si espone. E quella promessa smette di essere un pensiero e diventa un impegno che ha un volto, delle persone, una storia. Da quel momento, stare in azienda cambia senso.
La storia che ha alle spalle comincia molto prima. 1919. Manzano. Un sottoscala. Il trisnonno e sua moglie impagliano sedie. Un lavoro fatto di mani, pazienza, continuità. Da lì prende forma un percorso lungo più di un secolo. Le generazioni si susseguono. Il nonno. Il padre. E oggi, per la prima volta, due figlie. Lei e la sorella Alice.
Il filo che tiene insieme tutto resta essenziale: famiglia, capacità di rischiare, amore per il lavoro. Tre elementi che, nel tempo, hanno permesso all’azienda di restare unita mentre cresceva.
Prima di tornare, Marianna costruisce altrove il suo sguardo. Londra. Studia, lavora, si confronta con culture diverse. Impara a stare in contesti dove nulla è dato per scontato. È lì che inizia davvero a mettersi alla prova.
Quando suo padre la chiama e le chiede cosa vuole fare, la risposta arriva immediata. Aspettava quella chiamata. E allo stesso tempo sente che prima non sarebbe stata pronta. Tra il desiderio e la responsabilità c’è sempre un tempo invisibile. Lei quel tempo lo attraversa.
Rientra nel 2017 e i primi passi seguono il ritmo dell’azienda. Si inserisce dove serve. Affianca la sorella. Si muove dentro una realtà che ha già una sua storia, un suo equilibrio, un suo modo di funzionare. Impara osservando, e intanto costruisce il suo spazio.
Oggi la guida è condivisa. Alice presidia la parte creativa. Marianna tiene insieme strategia, organizzazione, sviluppo. Due ruoli diversi. Due sensibilità diverse. La loro forza nasce da lì. Ma arrivarci ha richiesto un lavoro profondo.
A un certo punto si guardano e riconoscono una cosa semplice: da sole non basta. Scelgono di farsi accompagnare. Consulenti, confronto, percorsi personali. Perché il passaggio generazionale non riguarda solo le deleghe. Riguarda ciò che accade tra le persone. Il rapporto tra sorelle. Il rapporto con un padre. La capacità di accettare equilibri che cambiano.
E dentro questo passaggio c’è anche una decisione silenziosa. Un padre che individua, che espone una scelta. E due figlie che trovano un modo per tenerla dentro senza spezzare ciò che le lega. Sono movimenti sottili. Eppure sono quelli che permettono all’azienda di andare avanti senza perdere la famiglia.
L’impronta di Marianna prende forma nel modo in cui l’azienda inizia a guardarsi nel tempo. Porta struttura. Introduce pianificazione. Piani triennali. Processi. Controlli. Costruisce una prima linea che le permetta di avere spazio per pensare, per anticipare, per scegliere. E insieme lavora su un altro livello, meno visibile. Il modo di comunicare. Dentro l’azienda porta un linguaggio più diretto, più condiviso, più aperto. Un modo di stare in relazione che coinvolge. Anche questo cambia le cose.
Nel rapporto con il padre si costruisce un equilibrio continuo. Presenza e autonomia. Lui resta un punto fermo. Lei cresce dentro quel confronto. Marianna lo racconta così: è il suo “distributore di esperienza”.
Ci sono momenti in cui le convinzioni sembrano già definite. Un investimento studiato. Un piano costruito. Poi arriva uno sguardo diverso. Più lungo. Più esperto. Lei si ferma. Ascolta. Riconsidera. In quel caso aveva ragione lui. Anche questo fa parte del percorso: imparare a distinguere quando spingere e quando lasciare entrare l’esperienza.
Potocco oggi è un’azienda internazionale. Circa cento collaboratori. Il 96% del fatturato all’estero. Una traiettoria costruita nel tempo, che oggi chiede struttura, visione, capacità di governo. È qui che il lavoro di Marianna si innesta.
Poi arriva un passaggio diverso. Un amministratore delegato esterno lascia l’azienda. Una figura su cui aveva fatto affidamento. Nel frattempo la sua vita personale cambia. Le responsabilità si concentrano tutte insieme. Le decisioni aumentano. Per un momento si affaccia una domanda. E se non bastasse? Resta lì. Senza risposta. Poi iniziano i giorni. Il piano triennale prende forma. Il bilancio viene approvato. Le scelte si susseguono. Una dopo l’altra. Senza grandi dichiarazioni. Senza momenti eclatanti. Finché, a un certo punto, diventa chiaro.
“A 36 anni pensavo di non farcela da sola. A 37 ce l’ho fatta”. Non è un traguardo. È uno spostamento interno. Il punto in cui smetti di chiederti se sei all’altezza e inizi a riconoscere che ci sei già.
Resta la promessa. Non come qualcosa da ricordare. Come qualcosa che continua a chiedere presenza. Sta nel lavoro quotidiano. Nelle scelte. Nel tempo che si dedica a ciò che ancora non esiste. Marianna oggi guarda già avanti. Immagina. Annota. Condivide. Tiene aperto uno spazio che va oltre il presente.
Una promessa può essere detta una volta. Poi si rinnova ogni giorno, anche quando nessuno la guarda più. È lì che una storia resta.
#ToBeContinued
Andrea Bettini