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Quella linea (nemmeno tanto sottile) che lega la leadership alla narrazione

leadership e narrazione
Spesso si perdono di vista le cose più semplici. Tutti parlano di leadership, in pochi ricordano la correlazione tra leadership e narrazione. Per tirar fuori il meglio di sé e allo stesso tempo dagli altri, c’è un elemento che se non viene messo a fuoco rischia di inficiare la nostra autorevolezza e la nostra capacità di essere ispiratori per altri. Si tratta del conoscere se stessi. Questo processo di analisi ha nella narrazione un potente alleato. Questa cosa vale sia per il singolo individuo, sia per le organizzazione di più soggetti.

L’utilizzo della metodologia narrativa finalizzata ad una ottimizzazione del proprio stile di leadership, all’individuazione di un linguaggio comune da adottare e all’estrazione di valori condivisi, è il volano non tanto per un successo garantito, ma per le basi solidi sulle quali costruire un’organizzazione forte e coesa. Le imprese che funzionano non sono tanto quelle che prendono a prestito da altre il modo di fare ed essere. Un prodotto può essere copiato. L’identità di chi l’ha creato no. È disarmante quando non si trova quella risposta profonda che sta dietro al perché si fanno le cose. Allo stesso tempo è frustrante per chi fa parte di un’organizzazione non avere ben chiara l’anima che caratterizza l’organizzazione stessa. Tutto ciò crea spaesamento all’interno e non riconoscibilità all’esterno.

L’obiettivo di un’impresa dovrebbe essere quello di creare una situazione virtuosa, che permetta di creare un valore che abbia un impatto positivo su tutti gli stakeholder dell’impresa. Il che non vuol dire mancanza di problemi, questo sarebbe utopistico, ma creare le condizioni per un atteggiamento proattivo nella loro risoluzione. D’altronde una sana attività di costruzione di un’efficace cultura d’impresa nasce proprio da qui. Dal sapere chi si è, perché si fanno le cose e quali sono i punti fermi che sanciscono la propria etica.

Se si riesce a fare questo fondamentale lavoro di conoscenza del sé, risulterà più semplice anche definire qual è il proprio stile di leadership. Da una narrazione autentica del sé ne consegue una leadership credibile, le cui azioni andranno a sancirne la veridicità. Con questi presupposti si creano naturalmente le basi di un rapporto di fiducia, il quale andrà ulteriormente a rafforzare quel legame che rappresenta la solidità dell’organizzazione stessa.

È per tale motivo che la narrazione di un’impresa non può (e non deve) limitarsi alla stesura di buone storie. L’unica efficace narrazione è quella che è in grado di trasferire emozioni alla sostanza delle cose. Senza quest’ultima non può esserci una storia credibile. Tanto meno una leadership credibile.

 

(Photo by Jehyun Sung on Unsplash)