Sauro Mostarda – Vediamo

Sauro Mostarda, CEO & co-founder di Lokky
Sauro Mostarda, CEO & co-founder di Lokky

 

«Vediamo.»

È una delle risposte che Sauro Mostarda dà più spesso.

La usa anche con sua moglie. Il giorno prima ha avuto un incontro delicato. Tornato a casa, lei gli chiede com’è andata.

«Vediamo.»

Non è un modo per sottrarsi alla risposta. È il suo modo di guardare le cose.

Per Sauro un risultato acquista significato soprattutto per ciò che permette di fare dopo. Un traguardo diventa una tappa, una risposta apre un’altra domanda, il presente finisce rapidamente dentro il futuro.

«Il bilancio per me dipende sempre dal domani.»

Lo riconosce anche come un limite. Pensare continuamente a quello che viene dopo rende più difficile godersi quello che c’è. A volte è stressante. Ma per capire da dove arrivi quel «vediamo» bisogna tornare parecchio indietro. A Frosinone, per la precisione.

Suo padre è stato un piccolo imprenditore, anche se Sauro preferisce definirlo «più artigiano che imprenditore»: un fabbro, «un fabbro evoluto, ma sempre un fabbro». Sua madre ha insegnato alla scuola materna. Finanza e business appartengono ad altri mondi.

Sauro, invece, comincia presto a interessarsi di mercati e borse. Mentre molti suoi coetanei sfogliano La Gazzetta dello Sport, lui legge Il Sole 24 Ore. Non sa spiegare esattamente perché. Gli viene naturale.

È ancora al liceo quando comincia a chiedersi quale direzione prendere. La Bocconi significa lasciare la provincia, trasferirsi a Milano, entrare in un mondo diverso dal proprio. Fa il test di ammissione. Entra.

La distanza da casa, in realtà, l’ha già sperimentata. Durante le scuole medie è stato in collegio e ha imparato presto cosa significhi trovarsi senza quella che definisce una «rete di salvataggio».

A Milano arriva nel 1999. Internet sta cominciando a cambiare le regole. Dopo appena tre mesi di università sostiene un colloquio ed entra in una piccola società di consulenza specializzata in internet marketing. Prima uno stage, poi il lavoro mentre continua a studiare.

Una parte della vita universitaria inevitabilmente si perde. In compenso comincia molto presto a vedere da vicino ciò che fino ad allora aveva studiato.

Tra i progetti sui quali lavora c’è Genial Lloyd, impegnata nel passaggio dal canale telefonico a quello internet. È il suo primo incontro con le assicurazioni digitali. Più di vent’anni dopo, quando tornerà in quel mondo, riconoscerà molti degli stessi problemi.

«Erano esattamente gli stessi concetti, con le stesse logiche, con le stesse difficoltà.»

A essere cambiate sono soprattutto la tecnologia e la sua diffusione. Quello che allora poteva essere soltanto immaginato, oggi può essere realizzato.

Un tratto comincia a diventare evidente. Sauro costruisce opzioni. Prima di scegliere una strada prova a capire dove potrebbe portarlo.

Terminata la Bocconi, potrebbe capitalizzare gli anni di esperienza accumulati mentre studiava. Decide invece che è ancora il momento di imparare.

«Non è ancora il momento di monetizzare, devo continuare la parte formativa.»

Entra in McKinsey. Ci rimane due anni. L’esperienza gli consegna soprattutto un metodo: affrontare i problemi scomponendoli, leggere i dati, costruire possibilità.

Poi arriva la London Business School. Anche lì Sauro anticipa la domanda successiva. Se continuasse nella consulenza, pensa, prima o poi potrebbe approdare in una grande azienda. Tanto vale capire subito se quella vita gli appartiene.

Durante il master fa un’esperienza part time con Ferrari a Londra. Osserva da vicino le dinamiche di una grande azienda e il valore di un brand riconosciuto in tutto il mondo. Alla fine arriva alla risposta che cercava. Quella strada non è la sua.

Torna in Italia e sceglie una startup che opera nelle energie rinnovabili. Vi rimarrà per circa undici anni.

All’inizio il mercato è soprattutto italiano, poi l’orizzonte si allarga. Sauro viaggia molto, si occupa di business development in diversi Paesi, arriva in Siria pochi mesi prima dell’inizio della guerra e lavora anche in Iran.

Poi il fotovoltaico cambia. Perde progressivamente quella dimensione pionieristica che lo aveva attratto. Quando sui mercati internazionali comincia a incontrare come concorrenti le grandi compagnie petrolifere americane, per Sauro è un segnale: quel settore è diventato altro.

Potrebbe rimanere. Sceglie di ricominciare. Da tempo conserva un’idea.

«Dentro di me c’era sempre l’idea, a un certo punto, di provare a fare qualcosa da zero.»

Non sa ancora cosa. Non sa esattamente quando. Sa però che è arrivato il momento in cui esperienza ed energia hanno trovato un equilibrio. Si sente abbastanza preparato per assumersi un rischio, ma vuole che sia un rischio consapevole.

Paolo Tanfoglio lo conosce già. Hanno frequentato insieme il master. Per ragioni diverse, entrambi si trovano nella condizione giusta per provare a costruire qualcosa.

Da buoni ex consulenti cominciano analizzando. Passioni, competenze, trend, mercati.

Sauro osserva l’onda della digitalizzazione spostarsi dai consumatori alle imprese. Guarda al mondo finanziario e individua due grandi territori: banche e assicurazioni.

Non ha molti dubbi.

«Tra assicurazioni e bancario, io preferisco trecento milioni di volte l’assicurativo.»

È più difficile, dice. Più stimolante. E permette, nella sua visione, di creare maggiore valore.

Prima di costruire una soluzione, però, cercano di capire il problema. Studiano report, raccolgono dati. Poi cominciano a parlare con le persone. Amministratori delegati, professionisti del settore, agenti, clienti. Ascoltano. Scartano ipotesi, ne approfondiscono altre, mettono insieme i punti.

Nel 2019 nasce Lokky, broker assicurativo digitale dedicato alle piccole imprese, ai professionisti e ai freelance. Nel 2024 viene costituita Lokky Agency, la MGA digitale dedicata allo sviluppo di soluzioni assicurative innovative.

A prima vista, Lokky potrebbe sembrare soprattutto una storia di tecnologia. Sauro la racconta diversamente.

«Alla fine offriamo la soluzione assicurativa più giusta per te, coerente con il tuo budget di spesa.»

Il resto viene dopo. L’algoritmo proprietario permette di comprendere i bisogni assicurativi, profilare la soluzione e accompagnare digitalmente il cliente fino all’emissione e alla sottoscrizione della polizza. Oggi Lokky copre le esigenze assicurative di oltre quattrocento tipologie di clienti.

Eppure Sauro insiste su un punto: il digitale è un canale.

«Che lo facciamo con una piattaforma cento per cento digitale è un di cui.»

Una tecnologia può essere replicata. Una grande compagnia dispone di risorse immensamente superiori a quelle di una startup.

Quello che considera più difficile da replicare è il modo in cui il servizio è stato costruito: la relazione con il cliente, la capacità di comprenderne il bisogno, il modo di stare sul mercato e di mettere insieme i puntini. È uno degli elementi che, nella sua lettura, hanno dato valore al progetto.

Nel giugno 2025 Lokky entra a far parte del Gruppo Hiscox. Sauro evita di chiamarlo traguardo. È una tappa.

Lui e Paolo hanno sempre considerato le diverse possibilità di sviluppo come strumenti rispetto al progetto: crescere con capitali propri, coinvolgere investitori, acquisire un’azienda esistente, trovare un partner industriale. Ogni opzione viene valutata rispetto al disegno complessivo.

La ricerca del partner richiede tempo. Sauro usa una parola: perseveranza.

Per lui significa continuare ad aprire possibilità fino a individuare quella coerente. In Hiscox riconoscono un’affinità culturale, una visione del mercato assicurativo vicina alla loro e un approccio imprenditoriale capace di lasciare a Lokky lo spazio per preservare la propria identità.

Adesso la domanda è un’altra.

Lokky ha dimostrato che quel mercato esiste. Il passaggio successivo consiste nel dimostrare quanto il modello possa crescere e quale impatto possa produrre.

Ancora una volta, il risultato raggiunto sposta più avanti il punto di osservazione.

È accaduto spesso nella vita di Sauro. Ogni volta che avrebbe potuto fermarsi, ha aperto un’altra possibilità. Ed è qui che il suo modo analitico di affrontare le cose incontra qualcosa che i numeri riescono soltanto in parte a governare. L’incertezza.
Sauro parte da una convinzione.

«Tutto è possibile, però per qualsiasi cosa c’è sempre un prezzo da pagare.»

Occorre capire quale sia quel prezzo e decidere se si è disposti a sostenerlo.

Il suo è stato rimettere più volte in discussione ciò che aveva costruito proprio nel momento in cui avrebbe potuto cominciare a goderselo. Accettare nuovi inizi. Vivere periodi nei quali il risultato rimane incerto.

Con una startup quei momenti diventano frequenti. Arrivano giornate nelle quali sembra che il progetto possa non farcela. Sauro ha costruito anche per quelle un metodo. Si ferma. Nei casi peggiori, dice, per mezza giornata. Poi si pone una domanda: hai fatto tutto quello che potevi per uscirne?

Se la risposta è sì, continua. Se alla fine andrà male, dovrà farsene una ragione.

«Quando parti dal presupposto di non pensare più al problema, ma di iniziare a pensare alla soluzione, poi anche le persone accanto, guarda caso, si allineano.»

Persino la consapevolezza, per Sauro, passa attraverso l’analisi. Davanti a una scelta disegna le opzioni. Le guarda. Cerca di capire come reagisce a ciascuna. Anche questo diventa un modo per conoscere meglio se stesso.

Con il tempo, però, cambia anche il peso di quelle scelte. All’inizio, quando costruisci qualcosa e sei solo, il rischio riguarda soprattutto te. Poi arrivano dipendenti, collaboratori, fornitori. Le tue decisioni entrano nelle vite degli altri.

«Un po’ la responsabilità la senti.»

Quando torna a Frosinone, ogni tanto Sauro si domanda come sarebbe stata la sua vita se avesse scelto diversamente. Non la chiama nostalgia. Lì rimangono la famiglia e le amicizie più profonde. Quelle capaci di resistere alla distanza.  Le opzioni che non abbiamo scelto continuano, in qualche modo, a raccontarci qualcosa di noi.

Da quel ragazzo che leggeva Il Sole 24 Ore sono passati molti anni. Milano. Londra. La consulenza. Le energie rinnovabili. I viaggi. Lokky. Hiscox. Mettere tutto in fila potrebbe far venire voglia di tracciare un bilancio. Sauro fatica a farlo.

Perché ogni risposta sembra aprire una domanda successiva. Ogni risultato diventa il punto dal quale osservare la prossima possibilità.

«Non è mai finita. Io sposto sempre tutto sul futuro.»

E allora, com’è andata?
Vediamo.

#ToBeContinued
Andrea Bettini