Mauro Iguera – Il volo che rende possibile la cura

Mauro Iguera, CEO di Cambiaso Risso Group e Presidente di Flying Angels Fuondation
Mauro Iguera, CEO di Cambiaso Risso Group e Presidente di Flying Angels Fuondation

 

Ci sono viaggi che non iniziano in un aeroporto. Iniziano molto prima. Dentro una decisione.

Quando Mauro Iguera racconta la sua storia, non parte dalle miglia volate né dai numeri che oggi raccontano l’impatto della fondazione che presiede. Parte da una parola semplice, quasi domestica: privilegio. «Ai miei figli ho sempre detto una cosa: noi siamo dei privilegiati. E proprio per questo abbiamo il dovere di restituire qualcosa».

È una frase che non nasce per essere pronunciata in pubblico. Assomiglia di più a una conversazione di famiglia. Ma dentro quelle poche parole si riconosce già la direzione di un percorso che attraversa mondi apparentemente lontani: l’impresa, il mare, la filantropia, la responsabilità civile. Perché la vita professionale di Mauro Iguera si muove da sempre su un’altra geografia. Quella delle rotte marittime.

Nato a Genova nel 1958, sposato e padre di tre figli, Iguera è amministratore delegato del Gruppo Cambiaso Risso, una realtà internazionale che opera nel settore dello shipping con diciotto uffici nel mondo e circa quattrocento collaboratori di ventitré diverse nazionalità. Un lavoro che significa muoversi quotidianamente tra assicurazioni marittime, flotte internazionali e un universo fatto di navi che attraversano gli oceani.

«Oggi abbiamo più di dodicimila navi assicurate. È un mondo enorme, ma molto concreto». Dietro quella concretezza, però, c’è una visione che affonda le radici molto prima delle rotte globali.

La prima lezione di leadership Iguera la riceve in casa. Il padre aveva un’impresa di costruzioni. Cantieri, operai, responsabilità condivise. «Ricordo ancora il modo in cui parlava con le persone che lavoravano con lui. C’era rispetto. E quello rimane».

Poi, negli anni, arriva un incontro destinato a cambiare la traiettoria professionale: quello con Marco Risso. «Un amico mi disse: “Devi conoscere questo ragazzo”. Io pensai: ma cosa ci faccio con un broker assicurativo? Invece tra noi è nata una chimica improbabile che dura da quarantacinque anni».

Da quell’incontro nasce un percorso imprenditoriale che porterà alla crescita internazionale del gruppo. Un viaggio fatto di responsabilità, decisioni rapide e fiducia nelle persone.

«Molte delle persone che lavorano con noi sono entrate giovanissime. Alcune prima ancora dell’università. E poi sono rimaste per tutta la loro vita professionale». È una cultura aziendale che parla di relazioni lunghe, di appartenenza, di fiducia costruita nel tempo. E anche di decisioni prese spesso in pochi minuti. «A volte hai dieci minuti per decidere. Non puoi aspettare troppo». È una capacità che torna utile anche in un contesto molto diverso.

Perché a un certo punto della sua vita, Mauro Iguera si trova davanti a una nuova proposta: assumere la presidenza di Flying Angels Foundation.

La fondazione nasce a Genova nel 2012 da un gruppo di imprenditori con un obiettivo preciso: finanziare e organizzare voli salvavita per bambini e adolescenti gravemente malati, permettendo loro di raggiungere ospedali in grado di offrire cure specialistiche non disponibili nel loro Paese di origine.

All’origine di quella decisione c’è anche una storia dolorosa: quella di un bambino che non riuscì a partire in tempo per raggiungere l’ospedale che avrebbe potuto operarlo. Da quell’episodio nasce la convinzione che nessuna vita debba fermarsi davanti all’assenza di un volo.

Flying Angels interviene proprio lì dove spesso tutto si blocca: nel momento del viaggio. Non costruisce ospedali e non seleziona direttamente i casi clinici. È qualcosa di diverso e di piuttosto unico nel panorama filantropico: una “fondazione delle fondazioni”.

È il raccordo silenzioso, ma decisivo tre le ONG che individuano il bambino da curare e l’ospedale disposto a farlo, tra i Ministeri degli Esteri dei Paesi coinvolti e le famiglie, spesso travolte da burocrazia, tempi e difficoltà insormontabili. Quando tutto è pronto sulla carta, manca spesso l’ultimo tassello: il volo.

Flying Angels interviene quando la cura esiste, ma il viaggio per raggiungerla non è ancora possibile. «Senza un volo, anche la migliore cura resta irraggiungibile».

La richiesta di assumere la presidenza arriva in un momento in cui la sua agenda è già piena. «La mia prima reazione è stata: ma cosa vado a fare? Ho già tantissime cose». La decisione non arriva subito. Iguera ci pensa. Ne parla con la moglie. Poi accetta. «Mi sono detto che forse era la cosa più nobile che potessi fare».

Da allora cambia anche il suo modo di guardare al tempo. Perché in Flying Angels ogni ora può fare la differenza.
Quando arriva una segnalazione, entra in azione una macchina complessa: un comitato scientifico di medici volontari attivo ventiquattr’ore su ventiquattro che valuta l’urgenza clinica, una rete internazionale di organizzazioni partner e una squadra operativa che deve organizzare il viaggio in tempi spesso strettissimi.

Il trasferimento avviene nella maggior parte dei casi su voli di linea, accompagnando il bambino e un genitore verso l’ospedale che lo attende. Nei casi clinici più complessi, quando il viaggio su un volo commerciale non è possibile, si ricorre invece ad aeroambulanze attrezzate con personale sanitario dedicato. «A volte il vero problema non è trovare l’ospedale. È ottenere il visto».

Dietro ogni volo ci sono procedure consolari, documenti urgenti, famiglie che spesso non hanno mai preso un aereo.
Per questo la fondazione ha costruito negli anni una rete di assistenza dedicata in ventotto aeroporti italiani. Volontari e operatori accompagnano i piccoli pazienti e i loro genitori in ogni fase del viaggio: dal check-in fino all’uscita dallo scalo.
Un lavoro silenzioso, ma decisivo.

In poco più di un decennio Flying Angels ha finanziato migliaia di voli salvavita, permettendo a migliaia di bambini di raggiungere cure che altrimenti sarebbero rimaste irraggiungibili.

Oggi, in media, un bambino vola ogni trentasei ore. Un risultato importante, ma che per Iguera rappresenta soprattutto una responsabilità.

«Se avessimo il doppio delle risorse, potremmo salvare il doppio dei bambini». È una frase che racconta molto del suo modo di guardare alla fondazione. Non come a un’opera caritatevole, ma come a un’organizzazione che deve funzionare con la stessa disciplina e la stessa chiarezza strategica di un’impresa.

«Profit e non profit, alla fine, parlano lo stesso linguaggio. Cambiano le sensibilità, ma servono competenze, organizzazione e visione». È anche per questo che il futuro della fondazione passa da una sfida precisa: rafforzare la raccolta fondi e aprire Flying Angels a una dimensione sempre più internazionale. Perché oggi il vero limite non è la mancanza di casi. È la capacità di rispondere a tutte le richieste che arrivano.

Nel frattempo, Iguera continua a portare con sé una convinzione maturata negli anni. Che guidare un’organizzazione, sia essa un’azienda globale o una fondazione, significa prima di tutto tenere la barra dritta. Proteggere la missione. Prendere decisioni. Assumersi responsabilità. E ricordarsi, ogni tanto, perché tutto questo è iniziato.

Perché, alla fine, la storia di Mauro Iguera non parla soltanto di navi o di aeroplani. Parla di una scelta. Quella di usare il proprio tempo, la propria esperienza e la propria responsabilità per rendere possibile qualcosa che altrimenti resterebbe fermo a terra. Il viaggio verso la cura.

#ToBeContinued
Andrea Bettini