
Per anni ha preso decisioni con lucidità, metodo, disciplina. Quella volta no.
Quando si libera una posizione in GIV – Gruppo Italiano Vini, Roberta Corrà non risponde soltanto a una chiamata lavorativa. Risponde a qualcosa di più profondo. Un nome. Santi. La cantina in cui suo padre ha lavorato per tutta la vita. Lui non c’è più. E tra curriculum, colloqui e valutazioni razionali, si muove qualcosa che non appartiene solo a un piano di crescita professionale.
“Non lo so spiegare… è stato un richiamo”. Non è nostalgia. Non è sentimentalismo. È come se un filo invisibile la riportasse esattamente dove doveva essere.
La sua non è la storia di una manager che arriva in cima. È la storia di una ragazza che non ha mai smesso di salire. Famiglia normalissima. Padre operaio, madre casalinga. Dopo il diploma si lavora. È naturale. È così che si fa.
Dentro di lei, però, c’è una tensione silenziosa. Una curiosità che non si spegne. Entra in Lidl quando l’azienda è appena arrivata in Italia. È tra le prime matricole. Di giorno lavora. Di sera studia. Si iscrive a Giurisprudenza a Bologna. Si laurea in corso. Poi un master. Sempre mentre lavora.
Racconta quella fatica senza enfasi. Quasi fosse normale. Ma costruire una laurea mentre si costruisce una carriera richiede una disciplina che non si improvvisa.
“C’è tanto lavoro dietro. Veramente tanto”. È la fotografia del suo carattere. Determinata. Focalizzata. Esigente prima di tutto con sé stessa.
Roberta arriva a ricoprire il ruolo di Direttrice delle Risorse Umane di questa realtà multinazionale della grande distribuzione. Responsabilità sempre più ampie. Decisioni complesse. Un percorso meritocratico, costruito passo dopo passo.
Dopo diciotto anni nella stessa azienda, quando sarebbe stato più semplice restare, sente che il suo percorso non è concluso. Non è inquietudine. È trasformazione. Restare sarebbe stato più comodo. Ma non più coerente. Roberta non ha mai inseguito la comodità. Ha sempre inseguito il passo successivo.
Dopo una breve parentesi in Mediaworld, ecco l’approdo nel già citato GIV – Gruppo Italiano Vini. Non è un semplice cambio di settore, ma l’ingresso consapevole in un mondo che, in fondo, non le è mai stato estraneo.
L’inizio è nelle Risorse Umane come naturale continuazione di ciò che fino a quel momento ha fatto. Dopo poco meno di due anni e mezzo ne diventa Direttore Generale. Dal dicembre 2014 a oggi, guida una delle principali realtà vinicole italiane: oltre 1.600 ettari di vigneto, 15 cantine storiche, una presenza in 96 Paesi, con presidi significativi negli Stati Uniti e in Francia.
Numeri importanti. Mercati complessi. Equilibri delicati tra identità territoriale e dimensione industriale. Eppure il suo lessico non è finanziario. È umano. Continua a parlare di persone.“Io ricevo energia dalle persone. Come spero di darne a loro. Perché le aziende sono fatte di energia”. Tutto questo accade perché ha visto le organizzazioni dall’interno. Ha attraversato momenti in cui decidere significa assumersi un peso.
“Non puoi voler piacere a tutti. Qualcuno deve decidere”. Lo dice con la lucidità di chi ha capito che la leadership non è consenso. E che per una donna la ricerca di approvazione può essere ancora più sottile, quasi culturale. Ma guidare significa proteggere. Creare stabilità. Pensare al lungo periodo.
Quando parla degli Stati Uniti e del posizionamento del vino italiano, è pragmatica. La qualità è indispensabile, ma non basta. Servono relazioni. Continuità. Credibilità. Il sistema Italia deve fare squadra quando parla di eccellenza; poi, sul mercato, ogni cantina deve raccontare la propria identità.
Quando il discorso si sposta sui giovani, distingue due piani. Il primo è quello dei consumatori. “Nemmeno io bevevo vino a vent’anni”. Non è una battuta. È una constatazione. I Millennials e la Gen Z stanno cambiando il modo di bere: entrano nel vino più tardi, attraversano altri mondi, cercano esperienze diverse, più immediate. I gusti evolvono, i tempi si allungano, il linguaggio deve adattarsi. Il vino non può più essere raccontato solo con tecnicismi o solennità. Deve essere accessibile, comprensibile, autentico.
Il secondo piano è quello dei professionisti di domani. Perché il futuro del vino non dipende soltanto da chi lo beve, ma da chi lo guiderà. Robertà Corrà è membro del Comitato Scientifico del Wine Management Executive Program della LUISS Business School e, come Presidente del Consorzio Italia del Vino, sostiene percorsi formativi dedicati ai giovani del settore.
Per lei la formazione non è un accessorio. È responsabilità. È il modo in cui un settore passa il testimone senza perdere identità.
Il recente riconoscimento ricevuto a New York come “Person of the Year” avrebbe potuto rappresentare una consacrazione. Per lei è stato soprattutto un momento di gratitudine. I messaggi ricevuti. I complimenti sinceri. L’affetto inatteso di persone che stima. Il giorno dopo era di nuovo in ufficio, a lavorare, come sempre.
Qui si riconosce un tratto costante della sua storia. Non si è mai fermata al traguardo precedente. Studio mentre lavorava. Carriera mentre studiava. Responsabilità mentre cresceva una famiglia. Un’azienda nuova dopo diciotto anni. Un settore nuovo. Mercati internazionali. Un riconoscimento globale. Ogni volta un passo ulteriore.
Ogni traguardo è diventato una soglia. E oggi, quando il futuro potrebbe essere l’argomento più semplice, sceglie il tema più complesso. Non la prossima meta. Ma la capacità di fermarsi.
“Riuscire ad apprezzare quello che ho raggiunto. Senza voler sempre buttare l’infinito oltre”. Non è una frase manageriale. È una frase umana. È la consapevolezza di chi è sempre stata esigente con sé stessa. Di chi non si è mai concessa davvero la sensazione di essere arrivata.
Forse il suo prossimo passo non sarà un nuovo mercato. Non sarà un altro riconoscimento. Sarà imparare a restare. A non trasformare ogni conquista in una rincorsa. A non spostare immediatamente l’orizzonte più in là.
“Brindare al momento”, dice. E forse è questa la sua evoluzione più profonda: una donna che ha sempre guidato gli altri e che ora sta imparando a concedere qualcosa anche a sé stessa.
#ToBeContinued
Andrea Bettini