Cristina Crotti – L’autorevolezza delle scelte silenziose

Cristina Crotti, Presidente del Grupoo Enercom
Cristina Crotti, Presidente del Gruppo Enercom

 

Ci sono leadership che si impongono con il rumore. E poi ce ne sono altre che si riconoscono dal silenzio che sanno tenere.

Cristina Crotti appartiene a questa seconda categoria. La sua è un’autorevolezza che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce, né di occupare la scena. Una leadership costruita nel tempo, fatta di senso del dovere, coerenza e ascolto. Più che di dichiarazioni, di scelte. Più che di potere, di responsabilità. Non è una postura cercata. È un modo di essere.

Alla guida del Gruppo Enercom, una realtà familiare che in oltre settant’anni è diventata una delle principali aziende private italiane del settore Energy & Utilities, Cristina Crotti ha accompagnato una trasformazione profonda: industriale, organizzativa, culturale. Ma a colpire, prima ancora dei numeri, è il modo in cui racconta questo percorso. Senza enfasi. Senza autocelebrazione. Con la naturalezza di chi ha sempre sentito di dover fare ciò che andava fatto.

Quando le si chiede quale sia il “filo rosso” che tiene insieme la storia del Gruppo dalle origini a oggi, la risposta non arriva sotto forma di strategia, ma di valori. Etica del lavoro, curiosità, rispetto delle persone, capacità di guardarsi attorno e imparare dagli altri. Tutto ciò che non compare nei bilanci, ma che spesso fa la differenza tra un’azienda che cresce e una che resiste.

«Le competenze cambiano, si evolvono nel tempo. I valori no. Quelli, se sono davvero interiorizzati, restano». È questo patrimonio intangibile, spiega, ad aver garantito continuità in un settore attraversato da trasformazioni radicali, liberalizzazioni, crisi energetiche e nuove sfide legate alla sostenibilità.

Enercom nasce a Crema, ancora oggi mantiene la propria sede nella palazzina che ospitava la storica officina del gas per l’illuminazione pubblica, e cresce seguendo l’evoluzione energetica del Paese. Ma il passaggio decisivo, per Cristina Crotti, non è solo industriale. È personale.

Arriva quando, insieme alla madre e alla sorella, decide di rilevare le quote degli altri soci, diventando così gli unici proprietari delle aziende del Gruppo. Una scelta che comporta uno sforzo importante e che porta poi a affidare a Cristina la gestione dell’impresa. Non tanto per il potere che comporta, quanto per il peso della responsabilità. Non verso sé stessa, ma verso chi le aveva affidato una parte della propria storia. Da quel momento, racconta, il modo di guardare all’impresa cambia: ogni decisione non riguarda più solo il presente, ma il futuro.

Ripensandoci oggi, Cristina Crotti riconosce che molte delle sue scelte non sono mai state il risultato di una strategia esplicitamente pianificata. «Ho fatto quello che dovevo fare», dice. Solo col tempo, rileggendo il percorso, si accorge che quel forte senso del dovere conteneva già una visione, una direzione, una coerenza profonda. Una strategia che si è chiarita strada facendo, più per sedimentazione che per disegno.

Un secondo passaggio chiave coincide con la liberalizzazione del mercato energetico. Separare la struttura dalla vendita, immaginare un’azienda di servizi orientata al cliente, costruire competenze che prima non esistevano. «Era un cambio di paradigma totale», ricorda. E forse, ammette, è stato un vantaggio per lei essere giovane in quel momento: meno legata ai modelli del passato, più disponibile a immaginare un futuro diverso.

Il terzo snodo riguarda la managerializzazione. La costruzione di una governance capace di reggere la complessità crescente del Gruppo. Anche qui, una scelta controintuitiva: circondarsi di persone con cui confrontarsi davvero, capaci di portare punti di vista differenti, anche quando la proprietà è totale. «Non ho mai voluto l’autoreferenzialità». Il confronto, anche quando è faticoso, è sempre stato per lei uno strumento di chiarezza e responsabilità.

Una consapevolezza maturata nel tempo: il confronto non elimina la solitudine. Anzi. Chi decide, a un certo punto, è solo. Perché l’amicizia, nel lavoro, ha dei confini. Perché la responsabilità impone scelte che possono non essere comprese. È una verità che Cristina Crotti riconosce senza drammatizzarla e che trasmette anche ai livelli manageriali: crescere significa accettare questa solitudine, senza subirla.

Quando si parla di risultati, la prospettiva cambia. I numeri contano, certo. Ma non sono quelli che raccontano davvero la direzione futura. A parlare sono piuttosto il senso di appartenenza, la qualità delle relazioni, la capacità di integrare persone e culture diverse. Lo ha visto chiaramente nelle acquisizioni fuori dalla Lombardia, dove modelli organizzativi differenti hanno inizialmente generato resistenze. E poi, nel tempo, trasformazioni profonde. «Le persone vogliono sentirsi parte. Non essere inglobate, ma riconosciute».

La stessa logica vale per il territorio. Per Cristina Crotti, fare impresa in modo responsabile non significa aderire a definizioni da manuale, ma restituire. Stimolare le comunità, sostenere le nuove generazioni, offrire opportunità anche lontano dalle grandi città. Senza clamore. Senza bisogno di raccontarlo. «Alcune cose non le comunichiamo nemmeno. L’importante è che il territorio ne benefici».

C’è poi la dimensione più personale, che emerge con pudore, ma grande sincerità. Essere presidente, essere madre, essere moglie. Non senza rinunce. Non senza sacrifici. Ma con una scelta chiara: non togliere nulla agli affetti, costruendo insieme nuovi equilibri. Grazie anche – lo sottolinea – a un marito capace di condividere davvero il peso delle responsabilità. «Siamo cresciuti insieme, come famiglia».

Il ruolo l’ha cambiata. Da ragazza era timida, più portata all’ascolto che alla parola. Oggi sa di aver dovuto lavorare su sé stessa, superare ostacoli interiori, esporsi, prendere posizione. Uno sforzo che riconosce come parte integrante del percorso, e che non rinnega.

Quando lo sguardo si sposta sul futuro, il desiderio è semplice e radicale insieme: che restino i valori. Che l’umanità continui a essere la radice da cui cresce l’albero. Per i figli, per le nuove generazioni, per chi verrà dopo. Perché se quei valori hanno portato fin qui, possono continuare a guidare anche ciò che verrà.

In un tempo in cui spesso vince chi grida più forte, Cristina Crotti dimostra che esiste un’altra forma di forza. Quella che non ha bisogno di rumore per farsi riconoscere.

#ToBeContinued
Andrea Bettini