Paolo Taticchi – Tradurre il futuro in scelte possibili

Paolo Taticchi, Strategy Professor ⏐Keynote Speaker ⏐Author ⏐Executive Advisor ⏐Entrepreneur
Paolo Taticchi, Strategy Professor ⏐Keynote Speaker ⏐Author ⏐Executive Advisor ⏐Entrepreneur

 

Paolo Taticchi lavora esattamente nel punto in cui le decisioni diventano irreversibili. Quel punto sottile in cui una strategia smette di essere un’idea brillante e inizia a generare impatto reale su organizzazioni, persone e territori.

Non ama definirsi. Preferisce descrivere ciò che accade quando entra in relazione con un sistema complesso: un’azienda, un’istituzione, una comunità manageriale. Il suo lavoro, in fondo, è questo: aiutare chi decide a capire che tipo di futuro sta scegliendo.

Paolo è professore di strategia e sostenibilità d’impresa in due università che figurano stabilmente tra le prime dieci al mondo. Insegna a Imperial College London e alla University College London, lavorando ogni giorno con manager e decisori chiamati a fare scelte che contano davvero. Ma ridurlo al ruolo accademico sarebbe limitante. Perché la sua vera aula non è fatta solo di banchi e slide: è fatta di tavoli decisionali, di boardroom, di percorsi di formazione executive dove le domande non sono mai teoriche. Sono domande che pesano.

Lo si capisce subito ascoltandolo. Non parla mai per slogan. Non semplifica. Non indulge nella retorica del “tutto è possibile”. Al contrario, Paolo è uno che mette al centro i trade-off, le scelte difficili, le rinunce inevitabili. Sa bene che ogni decisione strategica esclude qualcosa. E proprio per questo sente la responsabilità di aiutare le organizzazioni a scegliere con consapevolezza, non per inerzia.

Accanto alla vita accademica, Paolo ha sempre coltivato una forte dimensione imprenditoriale. Nel tempo ha co-fondato quattro società di consulenza, portando nel mondo dell’impresa lo stesso approccio che applica allo studio e all’insegnamento: rigore, visione e capacità di tradurre la complessità in azioni concrete. Anche qui, però, non c’è mai celebrazione. L’imprenditoria, per lui, è un altro modo di stare dentro i problemi reali, di misurarsi con le conseguenze delle scelte, di assumersi responsabilità.

Negli anni ha attraversato mondi diversi – accademia, impresa, formazione, consulenza – ma non li ha mai vissuti come compartimenti stagni. Il suo valore sta nella traduzione. Tradurre la ricerca in azione. La visione in execution. Le grandi parole in comportamenti misurabili. È qui che Paolo fa davvero la differenza: nel rendere praticabile ciò che spesso resta astratto.

Quando parla di sostenibilità, ad esempio, non lo fa mai come di un obiettivo morale. Per lui la sostenibilità è una strategia complessa, che obbliga a rivedere modelli di business, sistemi di incentivazione, metriche di performance. È un terreno scomodo, perché costringe a fare scelte che non accontentano tutti. Ed è proprio per questo che lo affascina. Perché sa che le scorciatoie, nel lungo periodo, presentano sempre il conto.

La sua prospettiva è profondamente internazionale e mai superficiale. I luoghi che ha vissuto – dall’Europa all’Asia, passando per gli Stati Uniti – non diventano mai trofei narrativi. Diventano strumenti di comprensione. Lo stesso vale per l’attività di public speaking che lo porta a intervenire in tutto il mondo: non palchi per esibirsi, ma spazi di confronto in cui parlare a migliaia di manager significa assumersi la responsabilità di influenzare il loro modo di pensare e di agire.

Eppure, dentro una vita fatta di voli, fusi orari e agende serrate, Paolo conserva una qualità rara: la lentezza del pensiero. È uno che si prende il tempo di interrogarsi, di dubitare, di non accontentarsi delle risposte facili. Non ha mai smesso di sentirsi “nel mezzo” del suo percorso, e forse è proprio questo che lo tiene vivo intellettualmente.

C’è un passaggio, durante il dialogo con lui, in cui tutto questo si fa improvvisamente più intimo. È quando parla dei figli. Qui il ritmo cambia. La voce si abbassa. Compare una vulnerabilità autentica. Non c’è compiacimento, né giustificazione. C’è solo la consapevolezza del prezzo che certe scelte comportano. L’assenza. Il tempo sottratto. E insieme il desiderio fortissimo che, nonostante tutto, restino spazio per i sogni, per l’equilibrio, per una felicità possibile.

È in questo punto che si coglie la misura vera di Paolo Taticchi. Non tanto nei ruoli che ricopre, quanto nella responsabilità che sente. Responsabilità verso le persone che forma. Verso le parole che usa. Verso l’impatto che il suo lavoro genera. Sa che ciò che dice può influenzare decisioni importanti, e per questo pesa ogni concetto, ogni affermazione. Non si concede leggerezze. Non perché tema l’errore, ma perché conosce le conseguenze.

Paolo lavora accanto a chi decide. Non sopra, non sotto. Accanto. È una posizione scomoda, che richiede ascolto, autorevolezza e una certa dose di umiltà. Ma è anche il luogo da cui si vede meglio la complessità. Ed è lì che lui ha scelto di stare.

Forse è per questo che non parla mai di arrivo. Perché sa che il suo lavoro non si misura in traguardi raggiunti, ma in processi avviati, in persone che iniziano a guardare le proprie scelte da una prospettiva diversa. In domande che restano aperte, anche quando le risposte sembrano già scritte.

In fondo, Paolo Taticchi è questo: un traduttore di futuro, che ha scelto di abitare la complessità senza addomesticarla. Un uomo che vive nel cambiamento, ma con un senso profondo del limite e della responsabilità. Uno che ha capito che il vero impatto non sta nel farsi ricordare, ma nel lasciare qualcosa che continui a camminare.

Il futuro, per Paolo Taticchi, non è qualcosa da prevedere. È qualcosa da scegliere.

#ToBeContinued
Andrea Bettini