Giovanni Farese – Dare superpoteri ai piccoli

Giovanni Farese, CEO & Co-Founder di Webidoo
Giovanni Farese, CEO & Co-Founder di Webidoo

 

Bonea conta poco più di milletrecento abitanti. Un paese del beneventano che è quasi una famiglia, dove le storie passano di mano in mano e il tempo sembra misurarsi in stagioni più che in scadenze.

È da qui che parte Giovanni Farese. Da una casa in cui il futuro aveva un nome preciso – il posto fisso – e una direzione rassicurante: seguire le orme dei genitori, entrambi dipendenti pubblici. Una promessa di stabilità che, per chi cresce in certi contesti, è molto più di un’opzione, è una forma di protezione.

Eppure, accanto a quella promessa, ce n’era un’altra. Più silenziosa, ma decisiva. Si chiamava Rosina. Era sua nonna, contadina. Ogni giorno coltivava la terra, portava i prodotti al mercato, decideva i prezzi, osservava i concorrenti, capiva cosa funzionava e cosa no. Senza chiamarlo così, faceva impresa. Senza saperlo, insegnava marketing, strategia, resilienza. A Giovanni, bambino, spiegava che prima si semina e poi si raccoglie. E che nulla è garantito, se non la responsabilità di ciò che fai.

Quella doppia educazione – sicurezza da una parte, rischio dall’altra – resta a lungo una tensione irrisolta. Giovanni studia Giurisprudenza, convinto che quella sia la strada giusta. Intanto lavora. Vende al telefono, nei call center, impara a incassare i no, a cercare il sì. Scopre che la vendita non è solo tecnica, ma resistenza. Anni dopo, quando parlerà di fundraising e di pitch agli investitori, riconoscerà in quelle cento telefonate quotidiane lo stesso esercizio: bussare, spiegare, crederci anche quando nessuno sembra farlo.

Dopo la laurea arriva il mondo corporate. Ruoli di responsabilità, progetti complessi, grandi clienti. Prima come Sales Director, poi come Director of Operations, Giovanni lavora con aziende strutturate, quotate, abituate a ragionare in scala. Eni, Enel, TIM, Vodafone.

È un passaggio fondamentale: impara i processi, la disciplina, la gestione di organizzazioni articolate. Ma soprattutto osserva un paradosso. Mentre i grandi gruppi dispongono di risorse, competenze e tecnologia, le piccole e medie imprese – che pure costituiscono l’ossatura dell’economia – restano spesso sole. Senza strumenti, senza guida, senza una reale possibilità di competere.

È lì che riaffiora l’immagine di Rosina. Non più solo sua nonna, ma il simbolo di un mondo fatto di contadini, di piccoli imprenditori che ogni giorno si giocano tutto, senza le armi dei giganti. Davide contro Golia, ancora una volta. Giovanni capisce che la tecnologia, invece di ampliare il divario, potrebbe ridurlo. Ma solo a una condizione: smettere di essere un privilegio per pochi e diventare un alleato per molti.

Nel 2017, insieme a Daniel Rota ed Egidio Murru, quell’intuizione prende forma. Nasce Webidoo. Non come semplice startup tecnologica, ma come progetto culturale prima ancora che imprenditoriale. L’idea è chiara fin dall’inizio: costruire soluzioni digitali capaci di dare “superpoteri” alle piccole imprese. Rendere semplice ciò che è complesso. Accessibile ciò che normalmente non lo è.

All’inizio, però, non è stato tutto lineare. Quando Giovanni si confronta con ecosistemi più maturi – Stati Uniti, Emirati Arabi – avverte quasi un senso di minorità. L’inglese non perfetto, l’essere partito da un paese piccolo, l’idea di non appartenere a contesti dove l’imprenditoria si insegna fin dall’asilo. Per un momento quella distanza pesa. Poi accade qualcosa.

Si accorge che proprio quel percorso, proprio quell’origine, diventano un valore. Per molti interlocutori internazionali, la storia conta più del pedigree. Costruire qualcosa partendo da meno risorse rende la visione più credibile, non meno.

Webidoo cresce rapidamente, ma senza tradire la sua origine, fondata su un approccio profondamente human-centered. È globale dalla nascita, remote first quando ancora non era una moda. Il talento conta più della geografia. Le persone lavorano da Milano, Chicago, Dubai, Cape Town, Bangkok. Un’organizzazione diffusa, pensata per attrarre competenze senza confini. Non per inseguire la velocità fine a sé stessa, ma per costruire solidità.

Un’idea di impresa che, in filigrana, richiama altre stagioni dell’innovazione italiana, quando tecnologia e visione riuscivano a dialogare con l’umano, lasciando un segno che andava oltre il prodotto.

Proprio i prodotti raccontano bene questa filosofia. Jooice è una piattaforma di marketing automation pensata per chi non ha tempo né competenze digitali avanzate. Deve funzionare in pochi minuti: non è uno slogan, ma il criterio con cui Jooice viene progettato, pensando a chi lavora più con le mani che con il mouse. Deve essere integrata, intuitiva, quasi invisibile.

Poi arriva Groow, la scommessa più ambiziosa. Una piattaforma di orchestrazione di agenti AI che consente anche alle piccole aziende di automatizzare attività complesse, ripetitive, burocratiche. Non per sostituire il lavoro, ma per liberare tempo ed energie. È il caso, reale, di un’agenzia funebre che, grazie a Groow, ha ridotto errori e stress in momenti delicati, liberando tempo e attenzione per ciò che conta davvero: le persone. E quando la tecnologia non basta, entra in gioco la componente umana: una persona reale che affianca il cliente, lo accompagna, lo rassicura. Perché l’innovazione, se non è umana, non dura.

Oggi Giovanni divide il suo tempo tra Europa e Stati Uniti. Si confronta con mercati più maturi, con capitali più abbondanti, con una competizione feroce. Eppure non perde il legame con l’Italia. Anzi. Ne rivendica la forza narrativa. Sa che partire da un paese con meno opportunità rende la storia più potente, non più debole. Che il percorso conta quanto il risultato.

Per questo crede molto nel valore del racconto. Nel ruolo dei media, delle testimonianze, anche degli errori condivisi. Perché cambiare una cultura – quella del rischio, dell’impresa, del fallimento – passa prima di tutto dall’informazione. Dal dare spazio a storie che mostrino non solo l’arrivo, ma il cammino. Non solo il successo, ma la determinazione.

Quando pensa al successo, Giovanni non lo misura solo in numeri. Ricorda le parole di sua nonna: guadagnare abbastanza per stare attorno a un tavolo con le persone che ami può essere sufficiente. Tutto il resto è emozione. È la soddisfazione di aver creato qualcosa che prima non c’era. Di aver dimostrato che anche dal più piccolo dei paesi può nascere un progetto capace di parlare al mondo.

Forse è questo il senso profondo del suo viaggio. Usare la tecnologia per riequilibrare. Dare voce e strumenti a chi rischia di restare indietro. Trasformare l’innovazione in un atto di giustizia quotidiana. Proprio come faceva Rosina, ogni mattina, andando al mercato.

#ToBeContinued
Andrea Bettini