Angelo Bondi – La tavola come luogo umano e politico

Angelo Bondi, Food Scout & Founder/CEO di FOOD360 SA
Angelo Bondi, Food Scout & Founder/CEO di FOOD360 SA

 

Tutte le grandi decisioni, alla fine, passano da una tavola. Non quella dei comunicati ufficiali o delle strategie dichiarate, ma quella dove si mangia insieme. Dove il cibo rallenta il tempo, costringe alla presenza, rende visibile chi hai di fronte. È lì che cadono le maschere. Ed è lì che, spesso, nasce la fiducia.

Angelo Bondi lo ha capito molto presto. Prima dei ruoli, delle consulenze internazionali, delle fiere e dei mercati. La tavola, per lui, è sempre stata un luogo umano e profondamente politico: lo spazio in cui le differenze non si negano, ma si tengono insieme. È da lì che prende forma il suo sguardo sul cibo, sull’impresa e sulle relazioni.

Angelo nasce in una famiglia dove il viaggio non è un’eccezione, ma una condizione naturale. Il padre, Ebro, fondatore di un’azienda, lavora nel mondo delle materie prime e lo porta con sé, fin da bambino, lungo strade che attraversano l’Italia e poi il mondo. Non per distrarlo dalla scuola, ma per insegnargliene una diversa. “La scuola vera è questa”, gli diceva. Ed è un’educazione che Angelo assorbe senza saperlo: imparare osservando, ascoltando, stando dentro le situazioni. Essere parte delle storie, non semplicemente spettatore.

A diciotto anni si ritrova in Africa, in Ghana, in una piantagione di caucciù. Un’esperienza che non è solo professionale, ma esistenziale. Lì scopre cosa significa vivere in contesti dove le relazioni contano più delle regole scritte. Dove popoli che fuori dal cancello sarebbero nemici, una volta seduti a tavola condividono il cibo e abbassano le armi. È una lezione che non lo abbandonerà più: il cibo come ambasciatore, come tregua possibile, come linguaggio universale.

Il suo percorso professionale però inizia lontano dal food. Dopo il diploma, entra nel mondo della farmaceutica e della diagnostica, un ambiente rigoroso, iper-controllato, apparentemente perfetto. Ma sono anche gli anni in cui quel mondo mostra le sue crepe. Tangentopoli, la fine di un’illusione collettiva, il crollo di un sistema che sembrava intoccabile. Per Angelo non è solo una crisi di settore: è una questione di stomaco, prima ancora che di carriera. Cambiare diventa una necessità etica.

Il passaggio al mondo agroalimentare avviene quasi naturalmente, anche grazie al territorio in cui vive, la Romagna, terra di produzione, trasformazione, lavoro concreto. È il 1994 quando entra definitivamente nel food. Da lì in avanti, oltre trent’anni di esperienza tra aziende, mercati, filiere, export. Ma sarebbe riduttivo raccontarli come una semplice successione di incarichi. Perché ciò che accompagna Angelo, in modo costante, è un’idea precisa: il cibo non è mai solo prodotto. È memoria, fiducia, identità.

Questa consapevolezza affonda le radici molto più indietro, nella sua infanzia. In una casa abitata da nonne, zie, parenti, dove si cucinava dalla mattina alla sera. Dove si imparava a chiudere i cappelletti, a fare gli gnocchi, a partecipare alla grande ritualità collettiva dell’uccisione del maiale. Non una festa folcloristica, ma una vera fabbrica del futuro: ciò che serviva subito e ciò che andava conservato. Anche lì, una forma di educazione. Anche lì, una misura della responsabilità che cresceva con il coltello che, anno dopo anno, diventava più grande.

C’è poi una frattura più intima, che segna profondamente il suo percorso: la nascita del figlio e la lunga degenza ospedaliera nei primi mesi di vita. Un’esperienza che rallenta tutto, che costringe a stare fermi, che ridisegna le priorità. È uno spartiacque. Da uomo riservato e timido, Angelo si apre. Entra nelle fiere, nei contesti pubblici, nelle relazioni professionali con uno sguardo diverso. Non per ambizione, ma per restituzione. Nasce anche da lì il bisogno di raccontare, di condividere, di dare un senso a ciò che si è vissuto.

Negli anni più recenti questo sguardo prende una forma ancora più chiara. Con la fondazione di Food360 SA, nel 2015, Angelo costruisce un punto di osservazione sul mondo del food internazionale. Non un semplice ruolo consulenziale, ma un lavoro di mediazione tra imprese, mercati, culture.

Dal 2022 è Food Scout per una delle più importanti catene della distribuzione svizzera, con sede a Basilea: un osservatorio privilegiato da cui guardare l’Italia da fuori, coglierne le eccellenze, ma anche le fragilità. Una su tutte: l’incapacità cronica di fare sistema.

Angelo lo dice senza polemica, ma con lucidità. In altri Paesi, i grandi trainano i piccoli. Le eccellenze convivono. In Italia, troppo spesso, ci si consuma in rivalità di prossimità, nel parlare male del vicino invece di rafforzare il proprio valore. Eppure il mercato c’è, ed è ampio. Il cibo italiano potrebbe raccontarsi come un viaggio di territori, di differenze, di identità che non si annullano, ma si esaltano.

Oggi Angelo lavora solo con persone che gli “somigliano”. Non per affinità ideologica, ma per sintonia umana. È una libertà conquistata nel tempo, dopo anni di necessità, di compromessi, di gerarchie. È il lusso più grande che si concede: scegliere le relazioni prima dei ruoli.

Il futuro, per lui, non è una corsa in avanti. È trasmissione. Racconto. Desiderio di restituire ai ragazzi – ai suoi figli, agli studenti, a chi inizia ora – qualche elemento provato, vissuto. Non ricette, ma strumenti. La consapevolezza che la vita non è così complessa come spesso la raccontiamo. Che la semplicità, oggi, è l’atto più rivoluzionario. Che siamo ancora, nonostante tutto, artefici del nostro destino.

Se c’è una figura che sintetizza questo sguardo è quella del nonno Adrialgo. Pittore, decoratore di ceramiche, uomo mite e flessibile. Uno che sapeva piegarsi senza spezzarsi. Da lui Angelo ha imparato che i problemi non vanno evitati, ma attraversati. Come una canna al vento.

Ed è così che tutto torna lì. Alla tavola. Al gesto semplice di sedersi insieme. Perché tra il cibo e la vita, Angelo Bondi non ha mai smesso di cercare la stessa cosa: un modo giusto di stare al mondo.

#ToBeContinued
Andrea Bettini