Alan Colombo – L’ascolto come forma di magia

Alan Colombo, Consulente Strategico in Branding, Marketing & Comunicazione e Founder di The Marketing Cauldron
Alan Colombo, Founder di The Marketing Cauldron

 

D’inverno il mare di Rimini non fa rumore. Non cerca attenzione, non seduce. Resta lì, immobile, come se avesse smesso di parlare per concedersi finalmente al tempo. È un mare più introspettivo, quasi magico. A tratti malinconico, ma mai spento. Un mare che non chiede nulla, se non presenza.

Federico Fellini lo aveva intuito prima di molti altri: Rimini non è solo una città, è una soglia. Un luogo dove il reale e l’immaginario convivono senza mai sovrapporsi del tutto. Dove i sogni non fanno rumore, ma restano in attesa. Come certi personaggi che sembrano stare ai margini, e invece tengono insieme il senso delle cose.

Alan Colombo ha scelto di vivere qui da quasi dieci anni. Non per fuggire da qualcosa, ma per avvicinarsi a ciò che conta davvero. Dopo una vita professionale trascorsa a Milano, nel cuore pulsante della moda, della comunicazione e delle pubbliche relazioni, Rimini è diventata il suo punto di equilibrio. Un luogo capace di restituirgli energia senza chiederla in cambio. In fondo, quel mare gli assomiglia. È presente senza imporsi. Esiste senza bisogno di essere visto.

Alan ha quarantadue anni, ma conserva uno sguardo che non ha mai smesso di essere bambino. Non per ingenuità, ma per scelta. Perché è solo restando curiosi che si può continuare a trasformare: le persone, le idee, i percorsi. È questo il filo rosso che attraversa la sua vita: l’attenzione come atto creativo, l’empatia come forma di intelligenza, la trasformazione come gesto gentile.

Dopo gli anni milanesi della formazione e delle prime esperienze, il lavoro diventa presto una cosa seria. Laureato alla IULM in Interpretariato, Traduzione e Scienze della Comunicazione, Alan entra nel mondo delle pubbliche relazioni quando la moda è ancora un sistema profondamente relazionale, fatto di persone prima che di algoritmi.

Dopo le prime esperienze negli uffici stampa di Ermanno Scervino e Alessandro Dell’Acqua, Gucci diventa il luogo in cui cresce professionalmente e umanamente. Per quasi dieci anni lavora nel reparto Worldwide PR & Communication, occupandosi di relazioni globali, press day internazionali, campagne e sfilate su ventiquattro Paesi. Un ruolo complesso, che richiede precisione, visione e una costante capacità di restare in equilibrio.

Sono anni intensi, totalizzanti. Anni in cui il lavoro assorbe tempo, energie, pensieri. Ma anche anni che Alan ricorda con gratitudine. Perché dietro i grandi brand, le luci e le collezioni, ci sono persone. Professionisti che lavorano duramente, condividono ritmi serrati e finiscono per diventare una sorta di famiglia. È lì che impara una lezione che non lo abbandonerà più: si lavora con le persone, non per le persone.

Dopo Gucci, il suo percorso prosegue in ruoli manageriali internazionali che ampliano ulteriormente lo sguardo. Lavora come Worldwide Marketing & PR Manager per Aquazzura, coordinando attività corporate, digital e di prodotto per mercati globali, collaborando con retailer internazionali.

Approda poi nel settore beauty e coiffure come Marketing & Communication Manager per brand professionali partner del gruppo L’Oréal, confrontandosi con dinamiche B2B e B2C. Successivamente entra nel mondo del luxury retail, in Julian Fashion, dove comunicazione, eventi e relazione con designer, istituzioni accademiche e community diventano parte di un unico racconto, tra Milano, Parigi e Miami.

Nel mondo della moda, dove l’apparenza spesso precede il contenuto, Alan sceglie di restare ancorato a una bussola interiore molto precisa. Rispetto, ascolto, attenzione alle parole. Non è semplice. Serve uno sforzo quotidiano per non farsi trascinare dal rumore, per non confondere il ruolo con l’identità. Ma è proprio in quella resistenza silenziosa che Alan costruisce il suo modo di stare nel lavoro.

Col tempo, però, cresce anche un’esigenza diversa. Non di lasciare, ma di riallineare. Di non vivere più su due binari separati – quello professionale e quello personale – ma di farli coincidere. Diventare consulente indipendente è una scelta che nasce da qui. Dal desiderio di essere padrone del proprio tempo, del proprio metodo, del proprio modo di stare al mondo.

Nasce così The Marketing Cauldron, hub strategico con sedi tra Rimini e Milano. Un nome che racconta molto più di quanto sembri. Il calderone, nella tradizione simbolica e alchemica, è il luogo della trasformazione: dove gli ingredienti si mescolano e cambiano stato. È ciò che Alan prova a fare con i brand e con le persone che incontra: ascolta, osserva, interpreta. Poi, con gesti piccoli, ma precisi, aiuta a far emergere una visione più chiara, una voce più autentica.

Il suo lavoro attraversa ancora la moda, ma si apre sempre di più al mondo del food di alto livello, agli eventi e alla formazione. Affianca figure di riferimento dell’alta pasticceria italiana come Roberto Rinaldini e Sebastiano Caridi, contribuendo alla costruzione di progetti di comunicazione riconosciuti anche a livello nazionale. Per Alan il problema non è quasi mai l’assenza di contenuto, ma la difficoltà di farlo arrivare con nitidezza. Prima di proporre una strategia, preferisce fermarsi. Capire. Mettersi un passo indietro.

È un approccio che porta con sé una componente emotiva forte. Nel food, forse più che nella moda, il legame con la memoria, con il desiderio, con l’esperienza è immediato. Un sapore resta. Un’emozione si deposita. Alan lo sa e lavora su quelle corde sottili, senza forzare. Senza alzare la voce.

Accanto al lavoro consulenziale, c’è l’insegnamento. Alan affianca la sua attività a docenze e presentazioni di case history presso IED Milano e l’Università di Bologna – ZoneModa, portando in aula esperienze reali, progetti vissuti, errori compresi. Non tanto per trasmettere un metodo rigido, quanto per offrire uno sguardo: mostrare che dietro ogni strategia c’è sempre una persona. E che senza empatia, nessuna comunicazione può dirsi davvero efficace.

L’empatia, per Alan, non è una parola di moda. È una pratica quotidiana. Un esercizio costante di attenzione. Lo stesso che lo porta, lontano dai riflettori, a dedicare tempo ed energie a gesti semplici: un regalo, una visita, un’attenzione verso chi spesso non ha voce. Non per raccontarlo, ma perché fa parte di un unico modo di stare al mondo. Lavoro e vita, ancora una volta, che coincidono.

Alan non ama definirsi. Preferisce che siano gli altri a farlo. Si descrive come una sorta di “strega buona”, un facilitatore: qualcuno che aiuta a tradurre desideri in linguaggi comprensibili. Forse è per questo che non ha mai cercato visibilità personale. È conosciuto, stimato, ma resta volontariamente ai margini. Come quei personaggi felliniani che sembrano secondari e invece tengono insieme l’intera scena.

Se dovesse accompagnare qualcuno a Rimini, Alan non sceglierebbe un luogo iconico. Niente cartoline, niente scenografie. Preferirebbe una piadineria semplice, magari con il mare davanti. Pochi ingredienti, nessuna sovrastruttura. Perché, in fondo, è così che immagina anche il suo lavoro e la sua vita: togliere il superfluo per lasciare spazio a ciò che conta.

In inverno, quel mare è una presenza discreta. Non reclama attenzione. Sta lì, come una promessa silenziosa. È lo stesso orizzonte che Alan attraversa ogni giorno, anche quando non lo guarda: fatto di ascolto, di empatia, di trasformazioni leggere ma profonde. Un mare che non ha bisogno di rumore per essere potente.

Nel suo calderone non finiscono solo strategie, format, piani di comunicazione. Finiscono le storie delle persone. Le loro paure, le loro ambizioni, i loro desideri non detti. Alan le osserva, le mescola, le rispetta. Poi, con la pazienza di chi sa aspettare, lascia che trovino una nuova forma. Senza forzature. Senza ego.

Forse è per questo che preferisce restare un passo indietro. Perché è da lì che si vedono meglio le cose. È da lì che si può davvero aiutare qualcuno a emergere, senza sovrapporsi, senza invadere. Come una presenza che c’è, anche quando non si fa notare.

Alla fine, Alan Colombo non cerca palcoscenici. Cerca connessioni. Non accumula visibilità, ma relazioni. Non insegue il clamore, ma il senso. In un mondo che alza continuamente la voce, questa scelta assomiglia a un atto quasi rivoluzionario.

Il mare d’inverno continua a restare lì. In silenzio. Ad aspettare chi ha ancora voglia di ascoltare.

#ToBeContinued
Andrea Bettini