Diritto & Tecnologia: storia di due avvocati (e amici) visionari

Sebastiano Angelo Scarpa e Giovanni Brancalion Spadon, gli avvocati fondatori dello studio legale Porto4

Ci sono amicizie che nascono tra i banchi di scuola, altre che prendono forma nei campi da gioco.
Quella tra Giovanni Brancalion Spadon e Sebastiano Angelo Scarpa è nata sulla spiaggia dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia. Due ragazzi di sedici anni con una passione in comune: il surf.
Il surf non è solo uno sport, ma una metafora di vita. Aspettare l’onda giusta, o provare a cavalcare l’imperfezione, saper leggere i cambiamenti del mare, affrontare le cadute e tornare a cavalcioni della tavola. È un insegnamento che Giovanni e Sebastiano hanno portato nelle loro vite, anche quando le onde non erano quelle del mare di Venezia, o poi dell’oceano Pacifico, quando entrambi sono andati a studiare Legge in California, ma quelle di un mercato del lavoro che spesso impone schemi prestabiliti.

Dopo percorsi di studio e formazione diversi – con esperienze nel mondo anglosassone, tra Inghilterra e – appunto – Stati Uniti – i due amici si ritrovano, e scommettono sulla possibilità di collaborare e preservare al contempo anche la loro amicizia, accomunati da un’idea: portare un nuovo modello di consulenza legale in Italia. Un modello più vicino all’impresa, meno vincolato alla rigidità giudiziale e più focalizzato sulla prevenzione e la cultura come booster per la crescita delle aziende.

Nasce così Porto4, uno studio legale che fin da subito sfida le convenzioni. Mentre tutti puntano ai centri storici, loro scelgono di aprire la loro prima sede nel cuore del Porto di Venezia, una decisione audace, ma che li pone immediatamente accanto a molti imprenditori che si servono delle loro competenze, nel loro stesso contesto, a parlare la loro lingua.

Ma c’è un altro elemento che ha segnato il percorso di Giovanni e Sebastiano: la tecnologia. Giovanni, in particolare, ha sempre avuto una passione viscerale per il digitale e l’innovazione. “Se potessi tornare indietro, probabilmente sarei diventato un ingegnere informatico anziché un avvocato”, racconta. Questa inclinazione lo ha portato, subito dopo la laurea, a specializzarsi in Diritto delle Nuove Tecnologie, quando ancora il concetto di diritto digitale era agli albori.
Un episodio in particolare segna il suo percorso: all’inizio degli anni Duemila, mentre in tribunale a Venezia discute un caso, presenta come prova una semplice email. Una cosa normale oggi, ma rivoluzionaria all’epoca. Il giudice gli chiede di stampare la mail, vanificando di fatto la natura digitale della prova. “Fu un momento rivelatore”, spiega Giovanni. “Capii che c’era un divario culturale enorme tra il Diritto e la Tecnologia, un divario che andava colmato”.

Ogni viaggio ha delle tappe. E così, dopo anni trascorsi nel cuore pulsante dell’industria, Giovanni Brancalion Spadon e Sebastiano Angelo Scarpa sentivano che era arrivato il momento di un cambiamento. Il loro studio, nato con l’idea di essere accanto alle aziende, aveva ormai sviluppato un’identità ben precisa, a cui molti altri guardavano già come a un modello, e si sviluppava ora in una nuova direzione, altrettanto chiara: costruire un ponte tra il mondo giuridico e quello tecnologico.
Nasce così l’esigenza di uno spazio che sia più di un semplice ufficio: un luogo che rappresenti questa coerente e significativa evoluzione.

Sembra un segno del destino che in quel momento si apra l’opportunità di comprare e restaurare Villa Moscheni Volpi, una splendida Villa Veneta del 1740 nel territorio di Mira, Città Metropolitana di Venezia: Porto4 si trasferisce e dà vita a Porto4HUB, un ecosistema multidisciplinare in cui avvocati, esperti di tecnologia, hacker etici e consulenti finanziari lavorano insieme per supportare le imprese nell’era digitale.

La scelta di acquistarla ha un significato profondo. “Per noi” – afferma Giovanni – “era la casa perfetta, dava a un progetto digitale uno spazio concreto e di grande valore, un luogo che trasuda storia, la traduzione esatta dell’esigenza di andare nel futuro tecnologico senza perdere per strada i valori più importanti della nostra cultura e della nostra umanità.”
“Oggi, molte realtà digitali sono fatte di professionisti sparsi in tutta Italia, ma senza una vera coesione. Noi volevamo mettere un mattone sotto il nostro sito web, creare una base tangibile, un luogo dove le persone si incontrano realmente”, spiega Sebastiano.

Quando un’azienda subisce un attacco informatico, il loro team è in grado di gestire la crisi sotto ogni profilo: non si limita a risolvere il problema dal punto di vista tecnico, ma gestisce la comunicazione con autorità e stakeholder, protegge la reputazione dell’azienda e aiuta a trasformare una crisi in una prova di resilienza e in un’occasione di rinascita su basi solide, sicure, più consapevoli.

Come spiega Sebastiano Angelo Scarpa, “mettere a riparo dal danno provocato dalla fuga di dati, dalle sanzioni, dai rischi per la reputazione è un lavoro delicato e complesso che richiede molteplici competenze, esperienza e lucidità. Bisogna ribaltare il paradigma: un attacco informatico non deve essere vissuto come un segreto da nascondere, ma come una sfida da affrontare e superare con trasparenza e determinazione. Per farlo serve una strategia a tutto tondo: giuridica, tecnologica, finanziaria e comunicativa. E soprattutto, serve un team che sappia coordinare tutto questo”.
In questo senso, il ruolo di Porto4 non è solo quello di “riparare il danno”, ma di aiutare le aziende a trasformare la crisi in una reale, concreta opportunità. “Se gestito bene, un attacco informatico si trasforma da un evento drammatico a prova di resilienza e affidabilità di un’azienda”, continua Giovanni.

Oggi, a distanza di 14 anni dalla fondazione del progetto, il loro approccio è un esempio di “bilinguismo professionale”: parlano la lingua del Diritto, ma anche quella dell’Informatica di frontiera. Questo ha permesso loro di essere pionieri su temi come la cybersecurity, la gestione completa degli attacchi informatici, la blockchain, gli NFT e l’intelligenza artificiale.
E la casa di Porto4, Villa Moscheni Volpi – The Digital Venus è già un punto di riferimento per la transizione digitale etica, per la prevenzione e la sicurezza informatica.

“Il nostro obiettivo è seminare consapevolezza nel mondo imprenditoriale e in quello digitale. Le aziende che operano nel digitale devono rendersi conto che il digitale va vissuto in modo etico,” sottolinea Giovanni. “L’intelligenza artificiale, la cybersecurity, la gestione dei dati: tutto ha conseguenze che possono sfuggire di mano se non vengono affrontate con responsabilità. Ma qui non si lavora soltanto per le aziende, ma anche per la società. Porto4 organizza incontri con le scuole, portando hacker etici, psicologi, esperti di Intelligenza Emotiva e avvocati a parlare ai ragazzi dei rischi e delle opportunità del digitale. “I nativi digitali sanno usare la tecnologia, ma non sanno cosa c’è dietro. Noi, invece, veniamo da una generazione che si chiede sempre come funzionano le cose. Questo scarto di consapevolezza è un problema enorme, e vogliamo aiutare a colmarlo. Per questa ragione Villa Moscheni Volpi ospita un dipartimento dedicato alla Corporate Digital Responsibility.”

Ma il viaggio di Porto4 non è ancora arrivato a destinazione. “Siamo sempre all’inizio,” dice Sebastiano.
E se gli si chiede quale sia il messaggio più importante che vogliono trasmettere, la risposta arriva immediata: la forza di un’amicizia vera a servizio di una visione chiara, sensibile e sempre aperta alle tante trasformazioni della nostra società.

Oggi, più di dieci anni dopo, la scommessa di due amici è stata vinta e, sebbene il tempo per il surf sia diventato raro, quella stessa voglia di sfidare le onde continua a guidarli, con la stessa passione e la stessa fiducia di sempre.

#ToBeContinued

Andrea Bettini