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B2B o B2C? No, parliamo di persone

Persone_(ph. by Alfredo Montresor)“C’è differenza per un progetto di Corporate Storytelling se è un’azienda che opera nell’ambito B2B oppure in quello B2C?”

 

È una di quelle domande a cui vorresti rispondere con il suono di una sveglia. Non è inopportuna. È un perfetto assist invece per far capire che i paradigmi della narrazione applicata all’impresa sono diversi, molto diversi da quelli finora adottati dalle imprese.

 

Il Corporate Storytelling parla di persone, a persone.

 

Se e solo se si capisce questo passaggio si può procedere con l’adozione di questa metodologia. Una metodologia che ha proprio nel puntare il riflettore sul capitale umano la sua forza. Perché nel racconto aziendale ho necessità di avere dei protagonisti, persone reali in grado di trasferire l’identità di un’impresa. Occorre andare oltre al prodotto o al servizio che l’azienda offre. Bisogna andare a tirar fuori l’anima di un’organizzazione aziendale e questo è possibile solo attraverso le persone che ne fanno parte.

 

E dall’altra parte chi c’è che legge, guarda o ascolta il mio racconto? Altre persone. A poco interessa che siano consumatori finali o clienti intermedi di un processo produttivo. Attraverso lo storytelling ho necessità di assicurarmi di arrivare a toccare i sentimenti che ci sono nel lettore, il quale deve identificarsi, appassionarsi e sentirsi lui stesso parte del racconto. Un’impresa che adotta la tecnica dello storytelling deve arrivare al cuore delle persone, altrimenti può continuare a comunicare con le medesime modalità come ha sempre fatto. È una questione di obiettivi.

 

Intraprendere un percorso non è semplice. Significa “mettersi a nudo” per l’impresa. La storia che vai a raccontare deve essere coerente con ciò che sei. È un momento anche per fermarsi e riflettere se effettivamente ciò che si è rispecchia effettivamente i motivi per i quali si è deciso di intraprendere questa impresa e se i valori fondanti non sono stati smarriti o nella peggiore dell’ipotesi traditi. Ma se c’è questa volontà, i risultati non possono che essere grandiosi. Persone che guardano negli occhi altre persone, non c’è possibilità di rimanere indifferenti. E poi cosa succede? Accade che se il tuo racconto è reale scatta un legame che va oltre ad ogni tecnica di fidelizzazione.

 

Per questo non è corretto parlare di B2B o B2C nel Corporate Storytelling. Come non sono giustificate le preoccupazioni di chi ha un’azienda che produce servizi invece di prodotti. Il problema non sussiste. Non si tratta dell’intangibilità di ciò che offri. Piuttosto si tratta di dare tangibilità a ciò che sei.

 

Infine c’è un altro aspetto collegato. Riguarda l’utilità di iniziare il racconto della propria impresa all’interno, prima di condividerlo all’esterno. Tematica ricorrente, ma questa è un’altra storia della quale magari parleremo una prossima volta.

 

(Photo Credits: Alfredo Montresor)