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Lezioni di storytelling

in aula

Di fronte ad una classe di studenti ho due obiettivi. Il primo trasferire loro un po’ di entusiasmo. Il secondo far capire che cos’è lo storytelling. Sembrano due cose non collegate tra loro, invece sono le due facce di una stessa medaglia che può raggiungere il cuore.

È così che mentre “slides” si susseguono e parole le accompagnano, si diffonde nell’aula la consapevolezza che lo storytelling non è quel termine abusato che in molti utilizzano come intercalare. Però per arrivare a capire questo c’è un cammino da compiere. È un cammino che parte dalla comprensione dell’evoluzione che ha avuto la comunicazione, ma ancor prima dal cambiamento epocale del ruolo del consumatore, diventato protagonista di un’esperienza di consumo che prontamente vuole condividere.

In questo scenario sono i contenuti che emergono. Ma questi contenuti assumono sempre più la connotazione di storie. Di racconti collettivi di differenti autori. La voce narrante dell’azienda si intreccia con quella dei suoi consumatori, i quali non sono più solo oggetto della comunicazione, ma soggetti protagonisti.

Più si avvicina il tempo della prima pausa più i ragazzi seduti davanti al banco alzano lo sguardo per modificarne l’angolazione rispetto ad un termine noto, ma non completamente conosciuto. In questo storytelling applicato alla comunicazione si fanno strada nuovi orizzonti interpretativi. Uno su tutti è come la scrittura per il web non debba rinunciare alla qualità dei contenuti e nello stesso tempo possa beneficiare degli effetti positivi dell’adozione della metodologia narrativa per entrare in empatia con il lettore.
Un’ulteriore presa di coscienza viene nel momento in cui ci si sofferma sul mezzo che più di ogni altro sta modificando il nostro approccio rispetto ai contenuti, alla loro creazione e nello stesso tempo consultazione. Da quando ha smesso di chiamarsi cellulare, ma smartphone tutto è cambiato. L’informazione, il modo di vivere, le esperienze, la modalità di raccontare le storie. Immediatezza, sintesi e condivisione. Qui non si tratta di beatificare o demonizzare, ma di capire.  È un obbligo per chi si occupa del design dei racconti. È un forte invito per chi “si limita” ad intrattenersi con l’innovazione della tecnologia.

Il tempo continua a scorrere, ma l’attenzione è sempre alta, anche quando le prime esercitazioni traghettano dalla teoria alla pratica. È un momento focale. Non per giudicare, ma per applicare. Non è un corso per nuovi romanzieri, ma un modulo di un percorso più ampio dove Web e Marketing si trovano indissolubilmente insieme.

Le lezioni sono fatte anche da testimonianze. Devono essere fatte anche da testimonianze. È così che coinvolgo professionisti diversi per dare tangibilità di applicazione dello storytelling al di fuori di un’aula.

Come l’esperienza di Anna Prandoni, che giornalista prima, direttore di testata poi e digital lover da sempre, cattura la curiosità dei ragazzi in sala. Curiosità che continua quando Valerio Tagliacarne in collegamento da Pavia parla per diretta esperienza del valore nell’utilizzo dello storytelling attraverso i Social Network. Un valore che è diventato volano di una sua idea di business. Poi arriva il momento d’introdurre altri linguaggi di narrazione è così la fotografia prende il sopravvento sulle parole. È il linguaggio per immagini sapientemente utilizzato da Marco “Yorick” Tortato. In aula scende il silenzio, mentre le emozioni si susseguono nel mostrare la forza di differenti scatti. Dopodiché è Sergio Ragone live from Potenza ad introdurre il concetto di contronnarazione. Ne sa qualcosa lui fautore di format come RestartSud, mentre ora è alle prese con un progetto di urban storytelling come #euapiedi. Siamo quasi in dirittura d’arrivo, manca solo un ultimo intervento. È quello di Alessandro Zaltron, non potrebbe essere diversamente. “Le parole sono importanti” recita il titolo del suo ultimo libro e bastano pochi sui esempi per far capire ai ragazzi presenti che il linguaggio in azienda deve rispettare le regole della grammatica e non deve perdere di vista altre piccole ma fondamentali accortezze.

Siamo alla conclusione. È il momento dei saluti. La lezione è terminata. Spero di essere riuscito a trasferire a questi ragazzi qualche utile concetto per il loro prossimo avvicinamento al mondo del lavoro. Forse sì. Magari solo alcuni andranno a confrontarsi con le parole, ma certamente tutti avranno delle nuove storie da vivere e perciò da raccontare.

 

(Nella foto la classe del corso di Web Marketing istituito dal CNA Formazione di Treviso, durante i moduli dedicati alla scrittura sul web e lo storytelling, al termine del collegamento via Skype con Sergio Ragone)