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La voce narrante di un museo aziendale

La voce narrante di un museo aziendale - Jacopo Poli

Il racconto di un’azienda viene scritto giorno dopo giorno. Cogliere i diversi momenti che ne hanno permesso la sua evoluzione è come fissare su un diario gli appunti di una storia unica e significativa. È una modalità per vedere il percorso già compiuto e per tracciare quello da compiere. Condividere questo racconto con l’esterno è la maniera più naturale per trasmettere ciò che si è, mettendo da parte per un momento artifizi pubblicitari e amplificando il valore umano che c’è dietro ogni singola impresa.

 

Per fare ciò la possibilità di allestire un museo aziendale aperto al pubblico può rivelarsi una soluzione consona per trasmettere questo tipo di messaggio. Ci sono solo delle precauzioni da prendere. La prima è quella di dissociarsi da una pura forma di amarcord. La seconda, forse ancora più importante, è quella di rendere il museo vivo. Sembra un ossimoro questo, invece si dimostra il vero valore aggiunto di una strategia basata sulla partecipazione immersiva del visitatore. “Fare vivere un’esperienza” è questo il concetto che deve esserci alla base di una progettazione di un museo aziendale. Il visitatore deve essere accompagnato in un viaggio che gli possa suscitare emozioni e sollecitazioni attorno al brand protagonista di questa storia. Forse meglio ancora dire che il brand dovrebbe essere il titolo di questa esposizione, dal momento che i veri protagonisti dovranno essere le persone che hanno costruito l’effettiva anima del prodotto o del servizio. Dove la trama narrativa è data dal lavoro, dai pensieri e dalle azioni di ogni singolo soggetto.

 

Definito il copione non rimane che mettere in scena la grande opera ed è qui che ci vengono in aiuto due strumenti: la tecnologia da un lato e quella che mi piace definire “voce narrante” dall’altro. Proprio su quest’ultima oggi voglio soffermarmi, dal momento che sono recente testimone di un suo funzionale utilizzo.

La voce narrante di un museo aziendale - Poli Museum

“Quel giorno ero in compagnia di un caro amico fotografo. Alfredo Montresor all’anagrafe, Fred per un dialogo più reale. Ci eravamo dati appuntamento a Schiavon, un piccolo comune in provincia di Vicenza. Pochi chilometri da Bassano del Grappa. Altrettanto pochi per le pendici del Grappa. All’altezza di Piazza Risorgimento avviene l’incontro. Scendiamo dalle auto e ci prendiamo un caffè. Nel mentre, un trattore passa per la statale creando una coda d’auto dietro a sé e le grida di vitalità dei bambini nel giardino della scuola irrompono per l’intero paese. Ci allunghiamo di un miglio o poco più e sulla destra appare la distilleria Poli. La tappa è d’obbligo, anche perché non c’è solo la sede produttiva, ma pure il museo. Entriamo.

 

L’atmosfera è quella di una locanda, di un luogo d’incontro, dove storie e persone si sono avvicendate. Vetrine con distillati vari in esposizione. Colonnine per scoprire attraverso l’olfatto i diversi aromi. Bancone bar. È proprio dietro a questo bancone che ci accoglie un sorriso. È il sorriso di una delle persone che lavora lì con tutta la sua passione ed entusiasmo. Il passo successivo è l’inizio della visita. In quel momento lui è impegnato. Ci chiama un’altra persona per accompagnarci. Sarà un suo collega ci diciamo. È Jacopo Poli invece, l’attuale titolare della distilleria. Dalla sua stretta di mano alle sue prime parole, sia io sia Fred abbiamo la sensazione di aver trovato la vera voce narrante di quel magico luogo.

 

La sensazione si trasforma in certezza non appena inizia il percorso di questa visita. Le parole di Jacopo vibrano. Vibrano all’interno delle stanze di quel museo fino a planare sui nostri sensori emotivi. Io ascolto, osservo e vivo. Fred ascolta, osserva e cerca di immortalare quelle vibrazioni con la sua reflex. C’è un motivo perché le parole di Jacopo riescono a produrre questi effetti su di noi. Si chiama empatia. Jacopo non parla per sé. Jacopo non parla per celebrare una storia. Jacopo ha solo voglia di condividere una bella storia con noi. Lo fa raccontandoci come nasce un distillato. Lo fa accompagnandoci dalle origini di questo prodotto fino alla sua evoluzione. Elemento medicale prima. Bevanda poi. Quello che Jacopo ci mostra, ci racconta, ci fa vivere, non è un canovaccio imparato a memoria, ma l’espressione grammaticale di una gioia che ha nel prodotto la sua tangibilità e nella storie delle diverse persone la sua profondità.

La voce narrante di un museo aziendale - Museo della Grappa Poli 

Dall’albero genealogico della famiglia Poli, alla biblioteca, passando dalla grappoteca, l’esposizione di più di duemila bottiglie di Grappa prodotte tra gli anni ’30 e la fine degli anni ’80 provenienti da più di 400 distillerie, molte delle quali scomparse oggi. Passiamo da una stanza all’altra vedendo antichi mezzi di distillazione dell’acquavite fino ad arrivare all’attuale metodo di distillazione sempre e comunque artigianale. Abbiamo la fortuna di passare di qui proprio nel periodo della vendemmia, unico momento dell’anno dove avviene la distillazione. Giungiamo alle cantine, all’assaggio finale di un percorso che ci ha portati a capire come avviene un processo di distillazione, ma soprattutto a vivere una storia. Jacopo Poli è stata la straordinaria voce narrante di questo intenso racconto. È questo quello che fa di una visita ad un museo aziendale il vivere un’esperienza.

La voce narrante di un museo aziendale - Jacopo Poli 

Fred rimette nella sua custodia la sua macchina fotografica. Io cerco di rimettere un po’ di ordine nei miei appunti sparsi in pensieri. Forse non ce ne è bisogno. In questa visita c’era giustamente una componente cronologica, ma c’era ancor di più una componente emozionale. Bravo Jacopo. Complimenti a te a tutto il tuo staff“.

(Un ringraziamento particolare va anche a Lorna Geremia che ha messo in contatto un narratore come il sottoscritto con una voce narrante com’è Jacopo Poli)

Photo Credits: Alfredo “Fred” Montresor